La recente opera di restauro della Stazione ricorda quella di un altro importante simbolo di Milano: il Duomo. Quando furono tolti i veli, dietro i quali avevano lavorato gli operai per ripulire la biancheggiante facciata della chiesa, i frequentatori del centro cittadino esclamarono quanto fosse bello ed elegante, quasi l’avessero mai visto sotto il suo mantello; un’emozione di stupore che anche i passeggeri dei treni hanno potuto condividere, ora, davanti alla Stazione per la quale sono passati, per anni, distratti.
Oltre alle nuove aree di servizio, la biglietterie e le scale mobili, i complessi lavori sono stati estesi dalla semplice pulizia ad un’integrale riparazione dei segni e dei danni dell’età. E’ riemerso dal tempo, allora, un gigante di massa candida, tagliata nelle forme ideate da Ulisse Stacchini (1871-1947) su modello della Union Station di Washinghton ed, in corso d’opera, modificata per assumere toni monumentali e trionfalistici, che, lontano dalla retorica del Regime fascista su cui fu portata a termine, ancora oggi lasciano stupiti (a tal proposito, rimandiamo all’approfondimento “Stazione Centrale di Milano. Storia“).
Le dimensioni, del resto, sono enormi: quasi 1 milione di metri cubi. Ricchissimo anche l’apparato decorativo che accoglie il visitatore proveniente da Via Vittor Pisani: dai piloni angolari del pronao (il portico) con orologi a quadrante, ai medaglioni allegorici che rappresentano l’industria, il commercio, il lavoro e la scienza - opere dello scultore e pittore Giannino Castiglioni (1884-1971), illuminate dalla luce diffusa dagli ampi lucernari con capriate metalliche a sagoma policentrica. Ancora: le due fontane ai lati della facciata, con i volti di pascià e dalle cui bocche fuoriesce l’acqua nella vasca prospiciente; i cavalli con palafrenieri rappresentanti il progresso, sopra gli alti e simmetrici spalti del pronao, alla quota di 35 metri, realizzati in pietra artificiale da Armano Violi (copia del modello in gesso della sua ultima opera, prima della morte - nel 1931); le figure michelangiolesche (rievocanti le tombe medicee) e le rappresentazioni dei segni zodiacali, scolpiti da Alberto Bazzoni (1889-1993) nell’atrio della biglietteria - monumentale richiamo degli ambienti delle terme romane.
Bazzoni fu autore anche degli altorilievi della volta della galleria, in cui sono narrati diversi episodi della Repubblica Romana.
La galleria di testa, i cui dettagli decorativi sono stati disegnati dallo scultore Giovanni Chini (l’inventore della cosiddetta “pietra artificiale”), comunica, per mezzo dei varchi, direttamente con il marciapiede di testa, unito a sua volta con quelli longitudinali dei 24 binari, ed è ornato a terra da mosaici alla veneziana con riquadri in marmo e stemmi di città.
Ai lati della galleria, dai varchi d’ingresso a quelli d’uscita, il pittore Basilio Cascella (1860-1950) dipinse decorazioni allegoriche su piastrelle di maiolica, che illustrano le principali città’ d’Italia .
Infine, una curiosità: molti interni della Stazione non sono realizzati in marmo, come potrebbe sembrare a un primo sguardo, ma con scagliola, vale a dire con un materiale molto più economico perché ottenuto da una particolare varietà di gesso - la selenite, mischiata durante la preparazione con acqua e colorata per ottenere l’effetto. Toccare con mano per credere…

Emanuele Lazzarin








