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Stazione Centrale di Milano. Storia

C'è un motivo particolare, per l'appassionato d'arte, per partire o arrivare con il treno a Milano: visitare ed ammirare la sua Stazione, camminando lungo l'arieggiata galleria progettata da Ulisse Stacchini, fino alla vecchia biglietteria, esplorandone le ali, ed, infine, risalendo le scale fino ai binari, avvolti dall'immensa vetrata, costruita sulle travi d'acciaio di Alberto Fava.

Stazione Centrale - cartolina d'epoca

La Stazione Centrale fu voluta da Vittorio Emanuele III, per sostituire la primissima storica stazione (datata 1864), di cui oggi non rimane traccia. Il Re indisse un concorso per la sua progettazione nel 1906, l’anno della Esposizione Internazionale di Milano, dedicata ai trasporti, e dell’entrata in servizio del “Sempione”, l’ultimo dei grandi trafori alpini, che avevano esaltato il ruolo di Milano come nodo ferroviario d’importanza internazionale. A vincere fu il giovane architetto Ulisse Stacchini, sin dagli esordi influenzato dal Liberty (austriaco-secessionista) e divenuto, negli anni seguenti, uno degli architetti-simbolo della corrente artistica a Milano - città delle cui opere è oggi, infatti, disseminata in molti angoli.
Complici i mutamenti di progetto (che videro impegnati altri ingegneri ed architetti, fra cui Alberto Fava per la costruzione della struttura che copre i binari), la guerra e la mancanza di denaro, l’idea di Stacchini divenne il lavoro di una vita: le costruzioni rallentarono a più riprese con pause lunghe diversi anni, e furono portate a termine solo 25 anni dopo l’inizio, quando era il Regime Fascista, che ne volle fare un simbolo proprio - e dell’Italia, che si avviava a ridiventare Impero e di cui si doveva salutare i fasti.
L’intento ideologico ebbe certamente un notevole peso nel risultato finale. Da un punto di vista stilistico, l’opera richiamava da vicino le esperienze Liberty e Decò, da cui nacque come un misto, ma sovente, oggi, ci si riferisce ad essa anche come un originale (e quasi unico) esempio di stile “Assiro-Fascista” o “Assiro-Milanese”, per indicare il sincretismo avvenuto con componenti del passato nella rievocazione gloriosa ed ideologica dei fasti antichi.
Ancora oggi, i simboli del Regime e le retoriche rivisitazioni, come i fasci romani e gli inneggi al Senato e Popolo Romano, sono visibili e facilmente rintracciabili, sebbene ciò, a mio avviso, non disturbi l’intenzione artistica, che, passate le mode e le correnti politiche, è la sola sempre attuale.

Foto d'Epoca - Alberto Bazzoni _Segni Zodiacali e fasi del Giorno