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Gioielli Art Nouveau : René Lalique (Parte III: Fiori)

A voi un breve percorso fra le opere e le tappe principali della carriera dell'orafo e vetraio francese, degno di menzione fra i grandi dell'Arte Contemporanea.

Diadema in osso e avorio
Era il 1903 quando René Jules Lalique (1860 - 1945) realizzò questo Diadema a forma di Orchidea in avorio e corno, con un piccolo topazio al centro; il soggetto è stato trattato con realismo ed eleganza, e mostra una perfetta padronanza di tecnica da parte dell’esecutore. In trasparenza l’espressione della femminilità sensuale, simboleggiata nel fiore (”Museo Calouste Gulbenkian” di Lisbona, dove è conservato insieme ad altre opere).
È da ricordare che, nel 1896, Lalique aveva esibito all’Esposizione Universale di Parigi un Bracciale di corno e, nel 1900, una Spilla a tema di farfalle dal soprprendente effetto tridimensionale, ottenuto smaltando con sfumature diverse l’osso - opere che, pur realizzate con materiali modesti, gli erano valsi molti consensi. Lalique preferiva enfatizzare, anziché la ricchezza del portatore del monile, le qualità scultoree e pittoriche dell’oggetto; egli continuò, perciò, ad usare materiali semipreziosi con soddisfazione e grandi risultati.

All’interesse per la natura, si aggiunse in Lalique l’amore per l’arte e per le piante orientali.
All’epoca l’orticoltura giapponese fu di gran voga in tutta Europa, e anche Lalique trascorse molte ore a studiare piante nel giardino botanico di Parigi, lavorando, poi, senza tregua per completare intricati disegni di piante sconosciute, come ortensie e crisantemi. Il suo obiettivo, scrisse, fu “creare qualcosa che nessuno ha mai visto prima”; la sua originalità lo spinse, talvolta, a mischiare l’influenza dell’arte giapponese con il gusto rinascimentale.
Gli sforzi dell’orafo son evidenti nella Spilla per cappello, in oro, smalto, opale e diamanti rosa, con Vespe sopra una Scabiosa Stellata del 1899-1900 c.a (ora, al “Det Danske Kunstindustrimuseet” di Copenhagen). Con straordinario realismo, Lalique realizzò cinque piccole vespe, dalle ali costellate di diamanti, sopra un opale nella comune cromia bianca e di “fuoco” ad immitazione del fiore stellato. Guardandolo, non possiamo biasimare la mania della Bernhardt per i suoi gioielli… (torna all’articolo precedente) (prosegui)