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Scuola d'Arte di Glasgow

Uno dei progetti architettonici più innovativi ed influenti del Novecento.

Glasgow School of ArtLa Scuola d’Arte di Glasgow, realizzata fra il 1897 ed il 1899 su progetto di Charles Rennie Mackintosh (1868-1928), è uno dei maggiori esempi di architettura moderna scozzese, oltre che l’opera maggiore dell’architetto e designer che la realizzò; una significativa reazione d’oltre manica all’Art Nouveau continenatale che influenzò anche il nascente movimento secessionista austriaco, aprendo, così, il capitolo di uno stile tutto diverso dalle linee flessuose e curve della variante francese e belga - uno stile fatto, piuttosto, di forme verticali, leggere e sottili.

Facciamo il punto, prima di tutto, sul momento storico. L’anno stesso (il 1896) in cui C. R. Mackintosh vinse il concorso per la realizzazione della nuova “Scuola d’Arte” a Glasgow, l’artista era giunto ad un punto critico della propria carriera; egli aveva realizzato, infatti, assieme a Margaret e Frances Macdonald, ed Herbert MacNair (il cosiddetto Gruppo dei “Quattro”) la sua prima mostra di elementi e complementi d’arredo presso la “London Art & Crafts Exhibition Society”, registrando, tuttavia, un parziale insuccesso. L’Art Nouveau del resto, ricordiamo, fu destinata nell’isola britannica ad avere uno scarso seguito, nonostante proprio qui e solo alcuni anni prima con Morris e Mackmurdo avesse paradossalmente visto i suoi natali. Per riscattarsi dal fallimento, Mackintosh dovette momentaneamente trasferirsi nel continente, dove incontrò il consenso ed il plauso dei secessionisti viennesi (che gli dedicarono una mostra nel 1900 presso il loro palazzo delle esposizioni in Karlspaltz), ed esercitando su di loro un’indubbia influenza. Nella foto sottostante è riportato un significativo esempio di questo periodo: un disegno del 1901, presentato per il concorso di una “Haus eines Kunstfreundes”, che conquistò i colleghi austriaci e tedeschi; superfici lisce ed ininterrotte, forme snelle che crescono dritte ed eleganti - l’opposto del decorativismo e dell’irregolarità, conosciute nell’esperienza architettonica belga e francese.
Lo stile di Mackintosh, come mostrano, già, gli esempi dei mobili che disegnava all’interno del “Gruppo dei Quattro”, esibiva una differenza essenziale da quelli che erano i caratteri dominanti dello stile d’oltremare. Forme semplici, basate sulla linea retta e che crescevano a guisa di uno stelo o di una scala a pioli, nessun eccesso decorativistico ed un uso parsimonioso delle linee tondeggianti.

Targa della Scuola di Glasgow in perfetto stile MackintoshSoffermandoci, allora, sulla facciata della “Scuola” di Glasgow (affianco, l’insegna d’entrata in perfetto catattere “Mackintosh”): notiamo una superifice quasi del tutto liscia e spoglia, non fosse per l’unica concessione del vano d’ingresso, ma giocata su un ardito equlibrio fra simmetria e assimettria, con la divisione in otto assi della pianta (numero che abolirebbe, di suo, una centralità), ed un portale, inserito nel quarto asse da sinistra e spostato per occupare l’esatta metà dell’edificio - un bilico eccezzionale.
Dalla massa “centrale” si affacciava il gabinetto del direttore, sotto, ed il suo studio, al piano superiore; questa parte risale alla prima fase dei lavori, in cui è evidente la tendenza ad assecondare la moda del revival gotico degli anni, con un timpano e due torrette. La massa delle ali (in corrispondenza delle aule da disegno), invece, è alleggerita da grandi finestre in ferro e vetro, ed -intorno- da un sottile ornato in metallo delle cancellate e della balconata; caratteristici globi a forma di fiore, infine, spuntano davanti alle vetrate, sorretti da un sottile stelo. Il ferro appare, dunque, evidentemente utilizzato per creare forme leggere e gaie, che controbilancino le masse di granito grigio, più pesanti e massicce.
Fra i materiali da segnalare l’utilizzo, oltre a quelli classici (come i mattoni e la pietra), anche del cemento, che proprio in quegli anni anni stava avendo una crescente diffusione e rivelando le sue prime possibilità - come nelle forme audaci usate da Mackintosh per le colonne e le volte dell’atrio d’ingresso della Scuola, ricoperte, poi, sulla superficie liscia con inserti di mattone o metallo.

All’interno dell’edificio lo schema formale usato negli esterni rimase invariato.
La Biblioteca (una delle stanze principali, realizzata in una seconda fase di lavori, nel 1907) fu organizza attorno ad un atrio centrale, dove gli spazi vennero modulati secondo una doppia altezza suddivisa da un ballatoio, sorretto da montanti che si ergevano, a loro volta, dal pavimento fino al soffitto. Le pareti furono, invece, ricoperte di legno scuro, secondo il meticoloso progetto dell’architetto. Mackintosh perseguiva l’idea di un’Opera d’Arte Totale, di un’opera -vale a dire- in cui l’autore segue tutti gli aspetti senza concedere ad altri l’intervento; una scelta, questa, causa anche di difficile intermediazione fra i comittenti e l’artista che, nell’ultimo decennio di vita, avrà quasi più nessuna commissione.
Le aule da disegno si distinsero, invece, per l’innovativa separazione tramite tramezzi spostabili, secondo l’idea di uno spazio interno neutro e trasformabile (soluzione adottata anche da J. F. Olbrich per le sale del succitato “Palazzo della Secessione” in Karlsplatz di Vienna, nel 1898).
Da segnalare l’utilizzo che Mackintosh fece di quelli che furono, all’epoca, sistemi tecnologici all’avanguardia: un’illuminazione elettrica, condizinatori ambientali per riscaldare e ventilare. Anche in questi piccoli particolari, dunque, egli non si lasciò sfuggire la modernità che avanzava.

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