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Fortuny: lo stilista che vestì le dive del primo Novecento

Biografia dello stilista italo-catalano che pose il sigillo della propria firma di moda sulla Belle époque degli inizi del secolo. Evocazione di scene teatrali e di balletti, stanze prosutiane e salotti mondani e aristocratici, con un tocco nostalgico per l'antichità ellenica.

Tessuto FortunyMariano Fortuny (nome italianizzato da Marià Fortuny i de Mandrazo) nacque a Granata nel 1871, ma crebbe con la madre e lo zio a Parigi, dove la famiglia si era trasferita quando egli aveva pochi anni; qui, frequentò l’”Accadamia delle Belle Arti” ed ottenne i primi riconoscimenti come scenografo e pittore - attività che, del resto, derivava da una lunga tradizione famigliare. Tale eredità era riconoscibile tutta nel nome: “Marià Fortuny“, come il padre (1838-1874), pittore catalano morto in giovane età, e “de Mandrazo“, come il nonno ed il bisnonno materni - Federico (1815-1894) e José (1781-1859), allievo di Jacques-Louis David - anch’essi entrambi pittori.

Nel 1889 il giovane Marià si trasferì con la famiglia a Venezia e, qui, partecipò alla vita mondana frequentata da intellettuali, artisti e semplici notabili appassionati d’arte, con i quali non mancò presto di condividere l’entusiasmo per Wagner, alle cui opere egli si avvicinò più volte, nel corso della sua carriera, per realizzarne le scenografie.
Il suo contributo al teatro si ricorda, oggi, anche per le ricerche che condusse sui modi d’illuminazione della scena, ideando e realizzando una sorta di semi-cupola smontabile di colore opaco bianco, adatta a riflettere e a diffondere la luce sul palco (la cosiddetta “Cupola Fortuny“), al posto dei tradizionali teloni che mimavano il cielo; il brevetto fu depositato nel 1901 ed ebbe la sua prima applicazione nel “Teatro della Contessa de Béarn”, in rue Saint-Dominique a Parigi. In Italia, lo stesso sistema fu adotato anche dalla “Scala di Milano” nel 1922.

Fortuny - AutoritrattoCupola FortunyFortuny - Cupola del Teatro della contessa Du Béarn

Ritratto di Madame Henriette Fortuny _1915 caDai primi anni del Novecento, Fortuny si appassionò alla produzione di stoffe ed assieme alla moglie Enriette (nel ritratto, che è anche una delle poche opere da pittore pervenuteci) si dedicò a metter a punto plissè su seta e sistemi per la stampa su tessuti, dai motivi decorativi ispirati alla tradizione catalana, veneziana, bizzantina e al modernismo di Morris; quella degli abiti, così realizzati, fu la sua linea di oggetti sicuramente più fortunata e a cui aggiunse anche una caratteristica produzione di lampade spiraliformi con le stesse materie.
Lo stilista prendeva spunto, spesso, dagli abiti orientali o antichi come quelli delle donne greche, i pepli, e li adatava secondo la sua fantasia , creando “Delphos”, mantelli, vestaglie finemente lavorate e dai motivi decorativi floreali, che furono di gran moda e che gli diedero successo in tutta Europa; un successo, che culminò con l’apertura di show rooms a Parigi, Londra, Madrid e New York.
Il riconoscimento più grande, tuttavia, lo dovette all’esser stato numerose volte citato da Marcel Proust, che s’innamorò delle sue vesti e delle sue stoffe, tanto da farle entrare nell’universo del suo romanzo, “Alla Ricerca del Tempo Perduto”, dove il nome del pittore-stilista appare (caso unico, fra altri fittizi) con la sua reale identità. Come scrisse Proust stesso in una lettera rivolta alla zia del pittore, Fortuny fu chiamato a svolgere il ruolo di un leitmotiv che “[ebbe] di volta in volta un ruolo sensuale, poetico e doloroso”, perché legato alle tormentate vicende amorose del protagonista.
Come costumista di scena inoltre, Fortuny lavorò per le leggende del teatro Sarah Bernhardt ed Eleonora Duse, e per la ballerina Isadora Duncan, che proprio del leggero peplo aveva fatto un elemento predilletto per favorire la libertà ed espressività di movimenti, che gli ingombranti abiti tradizionali non le consentivano.

Naturalizzato italiano, Fortuny visse per molti anni nella città lagunare e presenziò alle Esposizioni delle princicpali capitali d’Europa (Londra, Parigi, Milano, Barcellona…). Il successo gli permise di allargare la sua produzione con una fabbrica nella Giudecca (1919), ma conobbe anche diversi momenti di difficoltà economica nel corso delle guerre.
Appannato il proprio splendore, continuò ad abitare, tuttavia, fino alla morte (avvenuta nel 1949), nell’antico palazzo gotico che aveva acquistato a Campo San Benedetto, dove, ora, sorge un Museo che lo commemora e che tramanda il suo desiderio di innovare e sperimentare.
Intensissima fu anche la sua attività di fotografo, della quale restano negli archivi più di 11 mila scatti che documentano i suoi viaggi nel Meditteraneo e suggestivi scorci della sua amata città.

Delphos con cintura taffetas di seta con fitta plissettatura_1909 caDelphos con plisettatura_1920 caPeplo verde con plisettatura_1934Abito con plissettatura e corda_1920 caIsadora DuncanIsadora Duncan_Teatro GrecoIsadora Duncan_Gruppo di ragazze in peploAbito attributo a Fortuny_Eleonora Duse