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L'incanto degli abiti Fortuny nella "Ricerca" di Proust

"Posso venire così, se non scendiamo dall'auto". Esitò un secondo fra due mantelli di Fortuny per nascondere la vestaglia, come due amici diversi da condurre con sé, ne prese uno azzurro cupo, bellissimo, infilò una spilla in un cappellino. In un minuto fu pronta, prima ancora ch'io avessi preso il mio soprabito, e andammo a Versailles (M. Prosut, "La Prigioniera").

Marcel Proust

Marcel Proust (1871-1922), autore della fondamentale opera letteraria contemporanea “Alla Ricerca del Tempo Perduto”, visse nella propria vita un grande amore, alla quale la critica letteraria, oggi, attribuisce un fondamentale ruolo per l’ispirazione e la descrizione della figura femminile amata dal suo protagonista e narratore letterario.
Fra Albertine, ragazza conosciuta dal Narratore nella città balneare di Balbec, e Alfred Agostinelli, autista e segretario dello scrittore, esistevano effettivamente molte somiglianze: dalle gite in automobile che solevano trascorrere insieme, alla fine tragica, per un incidente (rispettivamente, a cavallo ed in aereo), che li portò via (sarebbe stato, invero, incredibile, se un’esperienza come quella amorosa narrata nel romanzo, descritta con dovizia, precisione e saggezza, non avesse avuto un vissuto alle spalle: constatato questo, si tratta solo di cercare uno -o più, secondo il tipico schema degli amori proustiani- nomi fra le conoscenze dello scrittore).

Vogliamo ricordare in questo articolo, tuttavia, Proust soprattutto come un esteta, che considerava l’arte come “la vera vita”. Attorno alla figura della persona amata dal Narratore, lo scrittore fuse amore ed arte in un unico tema - quello, vale a dire, dei vestiti di Mariano Fortuny, che ammantavano i corpi delle donne dell’epoca di una eleganza inusitata e di una essenza artistica pari a quella di un’opera vivente.
Le vestaglie dello stilista e scenografo spagnolo furono chiamate in diverse fasi del romanzo a scandire le tappe della tormentata vicenda sentimentale, fungendone (per usare un’espressione di Proust stesso) da “leitmotiv”: in “All’ombra delle fanciulle in fiore“, Marcel conosce Alberine nell’atelier del pittore Elstir, il quale -durante una conversazione- annuncia il futuro arrivo a Parigi degli abiti dello stilista veneziano; reincotrati a Parigi, dove sboccia il loro amore, ne La priogioniera, Marcel dona all’amata alcune costose vestaglie e le fa indossare nella sua prigione dorata, dove passano momenti di contemplazione estetica, fra l’ascolto di musica e letture di autori diversi - unici momenti di sospensione dalla funesta gelosia di cui egli soffre. La stessa figura della ragazza, avvolta nelle stoffe dello stilista, ecco che incarna ed unisce in sé il desiderio erotico con l’estasi estetica, ma anche fa avvertire un tocco di nostalgia per Venezia, che da lungo tempo il Narratore intende visitare e gli abiti del famoso stilista richiamano.
Fra i doni ad Albertine, spicca un mantello (realmente esistente) per la cui realizzazione Fortuny attinse dalla memoria storica della pittura veneziana, come riconosce Marcel quando, anni dopo la separazione da Albertine (precisamente, nel romanzo La fuggitiva), lo ritrova in una visita alla città lagunare sulle spalle di uno degli uomini appartenenti alla “Compagnia della Calza” che compaiono nel dipinto “Il Patriarca di Grado esorcizza un indemoniato” di Vittore Carpaccio (1494-95, Gallerie dell’Accademia).

Carpaccio - Miracolo dell'indemoniato

“[…] riconoscibile dai ricami di oro e perle che disegnano sulle maniche o sul colletto l’emblema dell’allegra confraternita alla quale erano affiliati, ravvisai il mantello che Albertine aveva indossato per venire in carrozza scoperta con me a Versailles […]. Ora quel geniale figlio di Venezia [Fortuny] l’aveva copiato proprio da quel quadro di Carpaccio, l’aveva staccato dalle spalle del giovane […] per gettarlo sulle spalle di tante parigine che certo ignoravano, come me del resto fino ad adesso […]. Avevo riconosciuto tutto, e quel mantello dimenticato, avendomi reso, per guardarlo, gli occhi e il cuore di colui che sarebbe andato quella sera a Versailles con Albertine, mi pervase per un istante di una vaga sensazione, ben presto dissipata, di desiderio e malinconia (M. Proust, La fuggitiva, trad. it. di Maria Teresa Nessi Somaini fuggitiva, Ed.Rizzoli, p. 391).

Marcel ProustMracel Prosut e AgostinelliMarcel Proust sul Canal Grande nel 1900Carpaccio - Miracolo dell'indemoniatoParticolare Giovane col Mantello - CarpaccioFortuny - Mantello