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Loie Fuller, una carriera da dilettante d'eccellenza fra danza e cinema (Pt. 1)

Originale danzatrice e abile coreografa, Loie Fuller attraversò agli inizi del Novecento i palchi dei teatri d'Europa e Stati Uniti, ma fu anche sovente d'ispirazione per gli artisti Art Nouveau che la ritrassero e ai quali fu, successivamente, accostata dalla critica. Le chiavi del suo successo furono estemporanee creazioni dipinte con la danza nello spazio della scenza teatrale: infinita gamma di fiori e farfalle vorticanti nell'aria, create attraverso il movimento repentino del corpo, avvolto in leggeri veli di seta.

Loie Fuller

Marie Louise (Loie, secondo il nome d’arte) Fuller nacque negli Stati Uniti nel 1862, a Fullersburg, nell’Illinois; fino ai trent’anni il suo nome rimase pressocchè legato, nel mondo dello spettacolo, a piccoli esibizioni in qualità di attrice e, poi, di direttrice di una piccola compagnia di vaudeville, esibendosi, di tanto, anche in performance di ballo, delle cui conoscenze tecniche non fu però mai realmente dotata, se non a livelli assai modesti. Fu proprio la danza, tuttavia, a renderla nota al grande pubblico e fino a noi.

Sfruttando, infatti, le proprie conoscenze di illuminotecnica maturate nel corso degli anni e avvalendosi, nondimeno, di quel gusto dell’improvvisazione e dell’estemporaneità dello spettacolo che condivideva con i piccoli artisti di palcoscenico, nel 1890 la piccola Loie iniziò ad esibirsi in danze caratterizzate da ampi veli di seta che avvolgevano il suo corpo e che erano, a loro volta, colorati da riflettori puntati sulla scena: uno spettacolo che andò via via perfezionandosi in forme più complessse, fino al suggestivo spettacolo “Le Feu” (”Il Fuoco”), dove apparve al pubblico avvolta nell’oscurità, dipinta con colori fluorescenti ed illuminata dal basso attraverso lastre di vetro trasperenti.
Il segreto della Fuller consistette, più che nell’abilità di ballerina vera e propria, nel far muovere bacchette invisibili sotto gli ampi drappeggi che l’avvolgevano e nel mutare continuo della luce proiettata sulle forme impresse al suo corpo dal movimento dei veli, ottenendo, così, una ricchissima serie di forme e colori cangianti.

Sull’onda del successo per la sua originale danza, Fuller si emancipò dalla dimensione dei piccoli spettacoli locali, realizzando tournè sia nel Nuovo che nel Vecchio Continente; in Francia fu inizialmente scritturata dalla Folies-Bergére ma, successivamente, aprì anche una propria compagnia e gruppo di ballo, alternando il proprio posto sul palco alla direzione stessa degli spettacoli.

Ricchissima fu l’iconografia a lei dedicata. La sua presenza si divise fra opere grafiche e scultoree: dalle locandine del Folies-Bergére, come quella creata da Jules Cheret, ai dipinti e disegni degli artisti Art Nouveau / Jugendstill, come H. de Toulouse-Lautrec e K. Moser, e le lampade di R. F. Larche. Una serie assai ampia, dunque, paragonabile a quella di altre stelle dello spettacolo del Primo Novecento come Sarah Bernhardt, Eleonora Duse o Isadora Duncan, ma segno anche di una vicinanza d’intenti con gli artisti di tali movimenti artistici.

Cheret Jules - Loie Fuller alle Follie BergeresH de Toulouse Lautrec -Loie FullerH de Toulouse Laturec - Loie Fuller alle Folies BergeresKoloman Moser - Loie FullerR F Larche - Loie Fuller - Lampada in bronzo dorato

Assai discussa fu anche la sua vita privata; faceva notizia la compagnia delle ballerine-amanti del suo corpo di ballo, che la circondavano come una regina. Il suo lesbismo non fu, del resto, mai nascosto.

Approdata alla danza relativamente tardi, la carriera di Loie Fuller durò quasi un ventennio, comparendo, negli ultimi anni di vita, sempre più di rado sui palchi. Morì, a seguito di una grave polmonite, nel 1928. (vai all’articolo successivo)