Loie Fuller (1862-1928) fu fra le più celebri danzatrici del Primo Novecento; dei suoi spettacoli rimane, oggi, testimonianza attraverso un filmato girato dai fratelli Lumiere ed identificato nei titoli di testa con il numero “765″; la pellicola, a dispetto dell’idea che il cinema degli esordi sia stato esclusivamente in bianco e nero, fu colorato dai Lumiere nella fase successiva alla ripresa e, pur non potendo essere perciò oggettivamente fedele allo spettacolo originale, è in grado di restituirci, tuttavia, in maniera ottimale l’idea di quello che potesse essere stato: Loie Fuller scompare avvolta nei veli e ricompare nuovamente trasformandosi, di volta in volta, in un fiore o in una farlfalla dai colori diversi.
Un altro filmato giunto fino a noi fu realizzato per il Kinetoscopio di Thomas Edison - un sistema di proiezione per singolo spettatore, che per quasi un ventennio fu la principale alternativa al cinema dei Lumiere (inteso, a sua volta, come forma di spettacolo collettivo). Anche la stessa Fuller sembra qui, a differenza che nel primo esempio, rivolgersi in maniera più diretta allo spettatore che si inchina sul Kinetoscopio, piuttosto che ad una platea.
Nel 1920, ricordiamo infine, Loie Fuller realizzò un film proprio in qualità di regista e scenografa: “Le Lys de la vie”, che aveva tra gli interpreti anche lo storico attore e regista d’avanguardia René Clair. L’opera fu, come i suoi spettacoli teatrali, costruita su una serie di effetti speciali (già in uso da registi d’avanguardia quali Clair, appunto), come l’uso dei negativi della pellicola intercalati ai positivi. (torna all’articolo precedente)

Emanuele Lazzarin








