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Louis Comfort Tiffany. Biografia: il vetro opalescente

Maestro delle arti decorative durante l'epoca d'oro americana, artista poliedrico e visionario, fra i più originali ed influenti designer del periodo, abile nel combinare il valore artistico con l'utilità funzionale, anche nella produzione industriale; i suoi oggetti sono, oggi, collezionati ed apprezzati in tutto il mondo, ed insieme compongono il nome più illustre dell'arte (e del lusso) americani.

Louis Comfort Tiffany 1908Le prime esperienze artistiche di Louis Comfort Tiffany (1848-1933) furono la pittura e le decorazioni d’arredo per interni. All’inizio degli anni Ottanta, tuttavia, l’interesse per l’arte vetraria, in realtà sempre coltivata dai tempi dei primi studi sugli esemplari europei, crebbe a punto tale da voler dedicare esclusivamente le sue energie per le ricerche in questo ambito, risolvendo definitivamente (nel 1883) la società d’arredamento per interni che aveva costituito con gli amici. La sua prima grande prova, in cui osò sperimentare nella nuova arte, fu la commissione per la grande vetrata della “Cappella Episcopale di San Marco”, a Islip (stato di New York).
In quello stesso periodo, il 1884, la prima moglie Mary Woodbridge Goddard morì, lasciando tre figli.

I viaggi in Europa intrapresi nel decennio precedente avevano lasciato impresso in Tiffany una memoria duratura: gli esempi d’antica vetreria persiana e romana, che dopo millenni mantenevano l’iridescenza acquisita dal contatto con vari minerali, la ricchezza di toni ammirata nei vetri durante le sue visite alle cattedrali europee (dovuta alle impurità presenti nella lavorazione), furono uno stimolo a dedicarsi a riprodurre i tanto ammirati effetti.
Nel 1885, dunque, egli stabilì un’azienda propria per la produzione di manifattura vetraria, la “Tiffany Glass Company”, sviluppandovi, in particolare, la formula di un nuovo vetro opalescente ad iridescenze metalliche brevettato e depositato nel 1881, che gli consentiva di creare una serie molteplice di colori ed effetti tridimensionali, con il vantaggio che le forme venissero realizzate per mezzo del vetro stesso e non solo tramite la pittura di smalto su vetro chiaro ed uniforme (secondo il metodo della tradizione gotica, che dal medioevo si era praticamente mantenuto fino all’epoca moderna); una maniera più naturale, vale a dire, che sfruttava le proprietà intrinseche al materiale stesso che era lavorato, e che garantiva colori intensi e brillanti.
Tiffany poteva, del resto, sfruttare una varietà di lastre colorate ampissa e maggiore di chiunque altro, grazie all’intenso lavoro di ricerca dei vetrai e dei chimici assoldati allo scopo.
La produzione di vetro si concentrò in questa prima fase, soprattutto, su vasi e coppe, prediligendo forme di fiori e piante, ma anche oggetti unici e realizzati su commissione, come mosaici e finestre in vetro colorato, dagli affascinanti panorami naturali, dove, per ottenere un tutto più unitario, Louis C. adottò sistematicamente l’interlinea, che teneva uniti i vetri, come un elemento integrato al disegno e ad esso funzionale (simulando, per esempio, i gambi dei fiori); la lavorazione di Tiffany consentiva di ottenere, con striscioline di rame per bordare i tasselli, giunzioni saldate a stagno particolarmente sottili rispetto a quelli tradizionali. Il suo metodo è ad oggi rimasto e porta il suo nome.

Louis Comfort Tiffany - Papppagalli e pesci dorati - 1893 - Realizzato per l'esposizione colombianaLa maggior parte degli artisti degli anni in cui Tiffany cercò di emergere nell’arte vetraria, va aggiunto, era propensa alla superiorità del vetro trasparente e del metodo di colorazione medievale; i primi lavori di Louis C. furono, perciò, male accolti e la sua stessa impresa commerciale, nonostante una certa fama conquistata nella vita mondana, subì duri colpi - con l’ennesima disapprovazione del padre, che giudicava l’attività del figlio “affrettata”. Isolato, fu raggiunto nella sua personale impresa artistica soltanto da un’altro maestro vetraio, John La Farge (1835-1910), che stava sviluppando autonomamente nuove soluzioni per la lavorazione del vetro opalescente e che diverrà, con l’affermarsi delle loro innovazioni tecniche ed artistiche, suo principale concorrente.
Louis C. non desistette, e nel 1888 aprì uno show-room al 331-341 della 4th Evenue di New york, e l’anno seguente, durante un viaggio in Europa, si documentò visitando i laboratori di Emille Gallé a Nancy, che pur con metodi diversi aveva puntato come lui sul vetro opalescente per i suoi meravigliosi vasi e le lampade.
Fra le sperimentazioni del periodo, invece, si può ricordare la decorazione della casa di Henry O. Havemeyern (1890), collezionista d’arte islamica e tappeti, di cui riportiamo una foto che ritrae una sala e la finestra realizzata da Tiffany (ora al “Metropolitan Museum”, cui il collezionista donò, negli anni seguenti, una ricca collezione degli oggetti dell’artista), la cosiddetta “Cappella Bizzantina” (1892), con la quale partecipò all’Esposizione Colombiana di Chicago, e la decorazione del Lyceum Teather di New York (1893) - opere, che finalmente gli permisero le tanto attese notorietà e successo. (torna all’articolo precedente) (vai al successivo)

Louis Comfort Tiffany 1908Louis Comfort Tiffany - Papppagalli e pesci dorati - 1893 - Realizzato per l'esposizione colombianaAbitazione di Henry O. HavemeyerFinestra della H. O. Havemeyer house, New York - 1891-2Finestra della H. O. Havemeyer house, New York - 1891-2