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Il Giappone è delle parti di Milano

Nel capoluogo lombardo, all'interno del centralissimo Palazzo Reale di Piazza Duomo, sono di scena due mostre dedicate all'arte giapponese, immancabile termine di confronto anche per gli artisti occidentali fra la fine del'Ottocento e gli Inizi del Novecento. Uno sguardo verso l'altra parte del mondo, dunque, ed uno, in fondo, al terreno cui attinsero le radici della nostra Arte Contemporanea.

Giappone - Potere e splendoreGiappone - Potere e splendore 1568-1868” e “Shunga. Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo” sono due delle mostre organizzate al Palazzo Reale di Milano (le altre, presenti in questi mesi, sono dedicate al pittore americano Edward Hopper e alla produzione artistica della Cina Contemporanea). Tema in comune fra loro è l’arte Giapponese, presentata secondo due diverse prospettive.

La prima mostra (aperta al pubblico fino al 27 marzo) è una raccolta di testimonianze artistiche dell’età che andò dal periodo cosiddetto di “Momoyama” (1568-1615) fino a quello di “Edo” (1615-1868), che corrispose alla nascita del Giappone moderno, diviso fra il mondo della tradizione feudale e quello della nuova borghesia imprenditoriale; un momento di transizione, nel quale si intrecciarono le espressioni artistiche commissionate dalla aristocrazia dei castelli e quelle del nascente ceto, nuovo nucleo di potere economico e culturale. Paraventi, rotoli verticali e orizzontali dipinti su carta e seta, preziose lacche, ceramiche, armature, tessuti e maschere compongono la raccolta in esposizione, per un totale di duecento pezzi provenienti dai più prestigiosi musei giapponesi, quali il Tokyo National Museum, il Kyoto National Museum, l’Osaka Municipal Museum of Art, alcuni dei quali mai esposti in Italia.

La seconda mostra (per la quale c’è tempo solo fino al 31 gennaio) stringe il cerchio attorno ad un genere molto più particolare: quello delle stampe a tema erotico del periodo Edo (Edo è l’antico nome di Tokyo). Opere a lungo relegate a genere proibito e nascosto, ma nel quale si espressero anche artisti fra i più importanti del tempo, quali Hokusai, Utamaro, Harunobu; collezionate anche in Occidente, le stampe (come l’arte e gli oggetti d’Oriente in generale) ebbero un ruolo importante nello sviluppo di quella rivoluzione visiva che, dalle sperimentazioni “orientaliste” di Van Gogh, Toulouse-Lautrec e Klimt, portò all’Art Nouveau.