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René Jules Lalique – Biografia (Pt. II)

Un designer unico e dallo stile inconfondibile che, con i suoi gioielli e gli oggetti in vetro, ha segnato l'epoca Art Nouveau e Déco.

Renè Lalique con Augustine Alice Ledru(Prosegue dalla Parte I)… Il vetro stesso si spostò, dagli ultimi anni del Novecento, al centro dell’attenzione di Lalique, che, nel 1893, partecipò ad un concorso organizzato dall’Union Centrale des Arts Decoratifs, ottenendo un secondo premio per i suoi vetri Chardon e una medaglia con menzione speciale per le brocche denominate “Satyr”. L’anno seguente espose, per la prima volta, anche al “Salon de la Société des Artistes Français”, divenendone membro fino al 1911, e nel 1897 all’Exposition Universelle di Bruxelles, dove si aggiudicò il primato e ricevette il riconoscimento della Croce di Cavaliere nell’Ordine della Legion d’Onore. Alla storica Esposizione Universale di Parigi del 1900, lo stand di Lalique fu fra i più visitati, mentre aveva già iniziato a creare gioielli per conto di celebri committenti: artisti di fama, come Sarah Bernhardt (abile, sicuramente, nel riconoscere e usare a suo favore il talento, come mostrano anche gli esempi di Alphons Mucha ed Eugéne Samuel Grasset) e mecenati, come Calouste Gulbenkian; anche Siegfried Bing, padre della storica Maison dell’Art Nouveau di Parigi, fece realizzare da Lalique articoli per la sua galleria.

L’attività espositiva di Lalique non si fermò: nel 1902 (anno dell’apertura di un nuovo atelier-abitazione) partecipò al Salone Internazionale delle Arti Decorative di Torino, e l’anno successivo al Salon d’Automne (dove continuerà ad esporre regolarmente fino al 1935); nel 1904 partecipò, invece, alla Fiera Mondiale di Saint Louis.

Il 1908 fu l’anno di una nuova serie di oggetti: tre anni prima Lalique, infatti, aveva aperto un negozio al dettaglio in Place Vendôme, accanto alla boutique di François Coty, con il quale iniziò una collaborazione nella quale Lalique creava flaconi di profumo di grande bellezza, che Coty poteva, in seguito, vendere a prezzi abbordabili; questi oggetti segnarono una piccola rivoluzione nell’ambito dei profumi. Per Coty, Lalique contribuì anche alla progettazione del nuovo negozio al numero 712 della 5th Avenue, disegnandone le finestre che, ancora oggi, sono visibili.
Lalique ideò, dopo Coty, ancora numerosi e differenti tipi flaconi per profumi: anche per D’Orsay, Guerlain, Houbigant, Worth, Rogeret et Gallet, Forvil, e non smise di evolvere le proprie tecniche vetrarie, mutuandole dal settore vinicolo e farmaceutico; nel 1911, partecipò nuovamente all’Esposizione delle Arti Decorative di Torino e, per la prima volta, al Salon della Société Nationale des Beaux-Arts, interamente consacrata al vetro.

Da questo punto in avanti, il vetro divenne la sua unica occupazione, abbandonando definitivamente i gioielli. Il suo stile, anche in questo caso, fu unico e personale, ma anche imitatissimo e copiato, svolgendo una notevole influenza per altri artisti ed imprese quali Sabino, Etling, D’Avesn, Genet & Michon, Phoenix Art Glass Company, James A. Jobling.

Nel 1918, dai laboratori di Coms-la-Ville iniziarono ad uscire vetri destinati ad ospedali e industrie farmaceutiche e, nel 1921, un altro laboratorio a Wingen-sur-Moder (che impiegò fino a 600 dipendenti) fu aperto anche per i prodotti in cristallo. Partecipò, ancora, a lavori di decorazione degli interni dei transatlantici francesi (Paris, De Grasse, Ile-de-Framce e Normandie), e del celebre convoglio ferroviario Orient Express. Nel 1925, invece, Lalique inaugurò la stagione dell’Art Déco, realizzando la decorazione d’interni ed il padiglione in vetro Sèvres all’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes di Parigi.
Lo stesso anno, la terza moglie Marie Anère (Augustine-Alice Ledru era morta nel 1909), diede a Lalique un altro figlio, Jean Raymond, e, due anni dopo, Renée Jeanne Georgette.

Sempre nel 1925 Lalique prestò la propria mano al settore automobilistico, disegnando i tappi del radiatore per la Citroën, piccole sculture di vetro, cui fecero seguito Bentley, Bugatti, Hispano-Suiza, Rolls Royce e Voisin; fra i committenti di questi oggetti vi fu anche Adolf Hitler per la propria autovettura. Nel 1926 fu la volta delle vetrate per la Chiesa di San Nicasio, a Reims, delle decorazioni di un nuovo negozio Worth a Cannes e della galleria del Lido sugli Champs- Élysées; iniziò, nello stesso anno, la produzione di vasi, coppe e statuette in vetro satinato. Nel 1932, realizzò le fontane del Rond-Point sugli Champs- Élysées, le porte principali del salone del Palazzo del Principe Asaka Yasuhiko a Tokyo, la decorazione della Chiesa St.Matthieu a St.Helier (Isola di Jersey, Gran Bretagna). Un nuovo negozio, in rue Royale a Parigi (la stessa della boutique del rivale Georges Fouquet), fu aperto nel 1935.

Come per molti suoi colleghi, la Seconda Guerra Mondiale causò una notevole sofferenza all’impresa di Lalique, malgrado il successo commerciale ed artistico ottenuto: la fabbrica di Wingen-sur-Moder dovette chiudere e fu occupata, dal 1939, per sei anni. Dopo la sua morte, avvenuta il 5 maggio del 1945, la produzione passò in mano al figlio Marc.
La pronipote Marie-Claude prosegue, ancora oggi, la tradizione.