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Libri e cinema

Quando "leggere" non è sempre necessario …

Immaginate il mio stupore, tempo fa, quando un’amica, alla quale avevo confidato di aver intervistato Susanna Tamaro, mi ha chiesto, non senza un certo imbarazzo: “Chi è Susanna Tamaro?”

Com’è possibile non conoscere l’autrice di Va’ dove ti porta il cuore e del suo recente Rispondimi; la scrittrice più amata, più odiata, più invidiata e più citata per accuse di plagio d’Italia?!

Ci sono autori e libri di culto di cui si parla spesso - Susanna Tamaro, per rimanere in ambito nazionale, è una di questi.

Che se ne parli bene o male non importa, ciò che conta è che ogni nuova uscita costituisca un caso (anche il fatto di non pubblicare nulla per un certo periodo, produce nel mondo editoriale una certa ansia da “timore di scarsa ispirazione” o da “dubbio di perdita della vena creativa”…).

A volte, poi, se ne parla anche senza aver letto nulla, pur di non fare brutta figura durante una conversazione particolarmente “intellettuale”.

In questo caso può aiutare il mezzo che - spesso - ha contribuito a creare o sostenere la fama dell’autore o del libro in questione: il cinema.

Tanto per citare nuovamente la Tamaro, non solo il suo Va’ dove ti porta il cuore ha conosciuto una versione cinematografica, ma ora è la stessa scrittrice, diplomatasi nel 1978 in regia presso il Centro sperimentale di cinematografia a Roma, a condurre le riprese de L’inferno non esiste, il secondo racconto tratto dalla trilogia Rispondimi.

Gli esempi sarebbero infiniti: Harry Potter e il primo episodio de Il Signore degli Anelli, sono solo gli ultimi due casi fra i più eclatanti, ma trasformare un romanzo di successo in una pellicola di successo, è ormai una prassi consolidata, che ha origini relativamente lontane.

Quanti, ad esempio, hanno letto, Il Gattopardo?

Il film di Luchino Visconti ha trasformato il lento successo di questo romanzo e del suo autore - la cui personalità romanzesca costituiva già di per sé un caso letterario - in un vero e proprio fenomeno di massa.

Oppure, chi poi non associa immediatamente a Karen Blixen La mia Africa e, con l’omonimo film, i volti di Robert Redford e di Meryl Streep?

Anche Umberto Eco, con Il nome della Rosa, rientra in questo schema: il corposo romanzo è stato spesso oggetto di conversazione, forse, anche grazie alla riuscita trasposizione cinematografica

Pare persino che il produttore tedesco Thomas Schüly, che era già stato produttore esecutivo de Il nome della rosa, abbia comprato i diritti per girare un film tratto dall’ultimo romanzo di Eco, Baudolino.

Le riprese dovrebbero iniziare nel 2003, in Italia e Spagna (il ruolo dell’imperatore Barbarossa sarà forse affidato a Sean Connery).

Qualche lettore particolarmente attento e appassionato potrà dire che “il libro è un’altra cosa”, per citare Pick Wick; un esperto cinefilo, affermerà invece che il film può costituire una base per interessanti considerazioni, frutto della comparazione fra il risultato di due forme artistiche diverse applicate allo stesso oggetto…

Sono pienamente d’accordo!
Intanto, però, Il pendolo di Foucault - fa bella vista nella mia libreria (non ricordo a che pagina devo aver più volte smesso di leggerlo).

Così per parlarne aspetto che qualcuno si decida a farne un film!

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