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Brividi estivi: le "ghost story"

Da Giro di vite a L'angolo allegro di Henry James

Non esiterei a descrivere mio fratello come un bibliofilo, intendendo così una persona che ama i libri e ama leggerli.
Lui non è uno qualsiasi, però.

E’ di quelli così concentrati e chiusi in se stessi, che se gli chiedi: “Che cosa stai leggendo?” (legge sempre qualcosa), ti risponde: “Un libro”.

Allora, o si rimane senza parole (qualcuna ad hoc, in verità, ci sarebbe…) o si continua imperterriti nell’interrogatorio, giusto per venire a sapere il titolo.

Quando però gli ho proposto la visione del film con Nicole Kidman,
The others, se n’è uscito con un commento inaspettato: “Dicono sia stato ispirato da Giro di vite di Henry James, come facevi a non saperlo?!”

Non posso mica sapere tutto!

Doverosa, comunque la lettura di questo racconto, una ghost story.

La ricerca in biblioteca dà però come esito un volume che non lo contiene, un’edizione piuttosto datata, i cui caratteri rendono necessario uno sforzo visivo non indifferente.

Ci sono, in alternativa a ciò che cercavo, altri due racconti di fantasmi, in uno dei quali, James ha saputo creare un’atmosfera davvero particolare.

Si tratta de L’angolo allegro e racconta di un ricco americano che trascorre gran parte della vita in Europa, per tornare in età già matura negli Stati Uniti, dove possiede alcune abitazioni.

Ad una, in particolare, è molto legato, essendo quella della sua infanzia, e prende l’abitudine di far visita, la sera, non visto, a quella dimora ed alla strana presenza che sente aleggiare nelle stanze insieme ai ricordi.

Ma chi si aggira fra quelle mura disabitate?

Il protagonista è deciso a scoprirlo e, dopo vari tentativi andati a vuoto, una notte, durante la quale si trattiene più a lungo, riesce a sentire quella presenza più vicina che mai.

In un crescendo di suspense, ha luogo un inseguimento, in cui è difficile distinguere cacciato e cacciatore, e che culminerà con la scoperta dell’identità di quell’entità: è un altro “lui stesso”.

Sfigurata e mutilata, l’orrenda creatura – così almeno gli appare – è colui che sarebbe stato se non fosse vissuto all’estero, se non avesse viaggiato, se fosse rimasto come altri in America. Irriconoscibile come un estraneo, sarebbe stato il risultato di una vita mai vissuta.

Gli evidenti tratti autobiografici non impediscono a questo racconto di fornire a chiunque spunti di riflessione: credo che ad ognuno di noi capiti di pensare alle conseguenze, sulla propria esistenza, di scelte fatte o non fatte, di strade intraprese o lasciate, conseguenza di rimorsi o di rimpianti…

Sono i dubbi che devono aver assalito anche James e che si sono materializzati, nonostante il successo letterario, in una presenza spettrale.

Dimenticavo, quando ho detto a mio fratello che non avevo trovato Giro di vite mi sono sentita rispondere: “Io ce l’ho, perché non mi hai detto che lo volevi leggere?!”

Ma di questo vi parlerò un’altra volta…

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