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La "Letteratura erotica"

Terza parte

23 . “Daniele & Daniele”

inviato da Milena il 22-05-01 alle 11:31

Cari Daniele e Daniele,

Devo scusarmi per non aver capito foste due persone distinte. Tra l’altro ho parlato di voi anche con Lidia, perché ero stupita da tanti interventi da parte di una persona sola!! Sia chiaro che i vostri interventi sono comunque altrettanto apprezzati.

Certo che potevate rendermi più facile la vita aggiungendo, almeno nel chiarimento, qualcosa in più (un cognome, un nick) per distinguervi!!

Non offendetevi se metto un numero e parto da Daniele 1, cioè il 1° che ha scritto.

Mi trovi d’accordo sulla definizione degli scrittori erotici, più materiali e superficiali di tante autrici.

E le donne ‘maschiali’? Ci sono, nulla da ridire. L’unico dubbio è: sono davvero se stesse? O, come accade spesso alle donne in carriera, tentano l’emulazione maschile per riuscire a farsi sentire?

Sulla domanda ‘le donne leggono erotismo di nascosto per timore dei pregiudizi’, vorrei tanto dirti che non è più così, che oggi ognuno fa ciò che meglio crede, pur rispettando gli altri, ma è ancora pura utopia! Io stessa ho visto volti piuttosto straniti quando ho detto di aver scritto un romanzo erotico. Le frasi più ripetute (soprattutto da uomini) sono state ‘Non l’avrei mai detto’ oppure ‘Ma tuo marito cosa ne pensa?’.

Siamo ancora lontani, temo, anni luce!!

Voglio ringraziare Daniele 2, il matematico malcelatamente platonista (c’è una nota di rimpianto?), per le spiegazioni che ci ha dato, soprattutto quando ha sottolineato ‘l’intangibile diritto’ alla libertà e dello scrittore di scrivere ciò che meglio crede e del lettore di leggere e commentare come meglio crede!

La tua formazione basata sulle scienze esatte richiede davvero una capacità creativa ben più complessa: il fatto di avere dei limiti predefiniti entro i quali muoversi, non ti permette di viaggiare a briglia sciolte, che rende invece vita più facile all’artista. Perché non ci spieghi un po’ meglio come riesci a creare con dei paletti fissi? Credo che potresti aiutare molti di noi ad avvicinarci attivamente ad un mondo che forse, solo per una formazione non artistica, ci siamo preclusi.

Grazie a tutti e due per aver scritto.

Milena
24 . “Milena”

inviato da Daniele (Wiz) il 22-05-01 alle 12:33

No, direi di no… anzi, semmai una punta di malcelato orgoglio per aver colto e sintetizzato fin da giovanissimo una linea essenziale, in un aspetto filosofico che è ben lungi dall’essere moda tra i miei pari. Ed ho scoperto, negli anni, di avere illustrissimi “compagni di pensiero”, a cominciare dal grandissimo Roger Penrose e dal sublime John D. Barrow, che molto meglio delle mie indegne spiegazioni hanno sottolineato come l’unico, vero universo sia entrocontenuto, figurativamente, nella nostra scatola cranica…

Una risposta, per quanto vaga, a questo quesito ci porterebbe facilmente a riempire dei tomi. C’è già chi ha inteso farlo, analizzando la psicologia della scoperta matematica in senso storico e cognitivista, e la storia del pensiero matematico nella prospettiva dell’evoluzione conoscitiva. In questo ultimo settore è attivissimo Morris Kline, ad esempio, ed un importantissimo contributo, sotto forma di controesempio, è stato dato da Thomas S. Kuhn: la matematica è, di fatto, l’unica scienza nella quale “non si butta via niente”, ma si aggiungono nuovi anelli di espansione che inglobano perfettamente il sapere precedente, per quanto casuali e distanti possano apparire le nuove scoperte. Metafora mirabile, singolare ed importantissima per la scienza della regolarità e della simmetria, anche se, in pieno accordo con René Thom, devo rimarcare che “il troppo ordine è la pace dei cimiteri”. La Matematica è anche scienza del caos, e questo non va mai dimenticato, ma capace di trovare le nascoste relazioni, riconducendole all’ordine primigenio (primigenio per la nostra capacità di comprensione, beninteso) anche con metodi apparentemente antilogici.

Mi sento, tuttavia, di sottolineare qui un solo aspetto importantissimo, destinato a sfatare uno dei troppi malintesi che circolano in proposito al metodo scientifico in generale: senza l’intuzione pura, senza la scintilla creativa, il pensiero laterale, il ribaltamento prospettico, non c’è vero progresso scientifico. Lo stesso metodo scientifico, in sè, non è che un assieme di regole, un mansionario per ragionieri ricondotto all’ortodossia, per consentire a chiunque abbia capacità nella media di applicare sistematicamente quello che il genio di Leonardo, di Euler, di Newton avevano empiricamente (ed inconsapevolmente) catturato e/o scritto nel DNA.

In questo preciso senso, la creatività inconscia viene addestrata, coercita positivamente attraverso una lunga abitudine, un allenamento quotidiano paragonabile alla preparazione di un atleta, fino a quando la propensione al ragionamento logico, astratto, simbolico (che deve, in ogni caso, essere già presente come dote spontanea, almeno in minima parte: e qui acquistano importanza le tesi dei cognitivisti sull’influenza dell’ambiente e dei metodi pedagogici) non diviene seconda natura, metabolizzata attraverso l’utilizzo, estendendo facoltà mentali evidentemente presenti nella sfera funzionale del nostro potentissimo cervello.

In altri termini, i “paletti” non sono più tali, bensì punti di partenza, sicure linee guida, limiti (mobili, ma sicuramente presenti) entro i quali muoversi, ed ecco quindi il ribaltamento prospettico, l’altra faccia della medaglia, l’ausilio incrollabile delle certezze - relative, ma stabilmente certe entro i limiti delle premesse date.

In un processo creativo di questo genere, nel quale il nuovo costituisce solo apparentemente un superamento del “vecchio”, e molta parte della ricerca volge a “scoprire” inattesi collegamenti tra il “nuovo” ed il “vecchio”, acquista dunque importanza fondamentale la familiarità con gli strumenti ed i concetti, che inevitabilmente divengono parte del modo strutturale di concepire il pensiero, e creano una “deformazione professionale” dalla quale diviene spesso impossibile uscire nel quotidiano: da qui le tante barzellette e battute sui matematici “distratti”. Giusto per usare la ricorsione, strumento principe del pensiero logico e discreto, si può dire che la Matematica entra a far parte del matematico, in una trasformazione personale continua, man mano che il matematico stesso entra nella materia. Voglio rubare una significativa citazione, attribuita a Renato Caccioppoli in quello splendido florilegio che è “Morte di un matematico napoletano”: la Matematica è una splendida Dea, la Regina della scienze, come comunemente si dice. Ma non basta esserne innamorati: occorre riuscire a farsi amare da Lei. Questo, più di tutto, fa la differenza tra un matematico creativo ed un mediocre contabile, e consentitemi di non applicare l’assioma di scelta riguardo a me stesso…
26 . “Per Daniele “Wiz”

inviato da MIlena il 29-05-01 alle 12:18
Caro Daniele ‘Wiz’,

La tua risposta più che mai esauriente, mi ha fatto capire una volta di più quanto io sia lontana dal mondo matematico. Devo ammettere però che leggendo le tue parole mi sono sentita attratta verso questa scienza. Ed è un evento, poiché normalmente non ho un buon rapporto con i numeri!

L’attrazione è dovuta al fatto che hai citato nomi e testi di cui io non conoscevo nemmeno l’esistenza: non ho difficoltà ad ammettere la mia ignoranza, perché sono convinta che solo riconoscendola la si può sconfiggere. Quindi credo che il prossimo acquisto sarà ‘Morte di un matematico napoletano’: forse non amerò mai la Matematica e quasi sicuramente la Matematica non amerà me (ho persino dovuto correggere mettendo la M maiuscola: sono proprio un disastro!), ma almeno capirò qualcosa di più di questo intrigante mondo.

In effetti ho sempre considerato la Matematica come ordine, caratteristica mancante nel mio DNA. E la frase di Thom ‘il troppo ordine è la pace dei cimiteri’ mi trova in accordo perfetto. Tutto ciò che hai aggiunto dopo ha smosso in me una certa curiosità: l’intuizione, la scintilla creativa, il pensiero laterale… Difficile rimanere indifferenti!

E poi il paragone della mente dello scienziato all’allenamento di uno sportivo… hai reso bene l’idea. In fondo la creatività stessa è una questione di allenamento: più fai viaggiare la fantasia, più sei creativo.

Ci siamo però un po’ allontanati dall’oggetto di questo forum, anche se per me ne è valsa la pena, spero anche per gli altri lettori.

Da ciò che hai scritto s’intuisce che sei un fervido lettore ed un buon commentatore. Che ne diresti di dirci quale dei testi erotici che hai letto definiresti come il migliore erotismo narrato, lontano quindi dalla pornografia e dallo sfruttamento dell’eros per un incremento delle vendite, e perché?

Grazie ancora per la tua opinione.

Milena

PS: non so quale sia il tuo lavoro, ma la passione che metti nello scrivere di Matematica certo non fa di te un “contabile” mediocre.


29 . “Ma siamo così pochi ad occuparci di letteratura erotica?”

inviato da Daniele il 08-06-01 alle 19:17

Cara Milena!

Grazie per l’attenzione che poni nella lettura dei nostri interventi…. sinceramente io facio un po’ fatica a leggere tutto quanto, considerat i caratteri piccoli sullo schermo del mio pc!!!

Scherzi a parte, riflettevo un attimo sul fatto che quest’argomento sembra oramai interessare solo pochi “eletti”, anche se immagino siano tanti i lettori del genere….

Forse non partecipano ai forum perchè troppo impegnati a leggere libri….

Bah… in ogni caso, neppure io al momento ho altro da aggiungere…. solamente un saluto a tutti…

Buona lettura!

Daniele Zap

30 . “Perchè siamo in pochi?”

inviato da Lidia il 14-06-01 alle 22:49

Sì, può anche essere vero che siamo rimasti in pochi a seguire questa discussione, ma te lo dico io il perché: perché è molto più facile andare su siti dove la lettura è un optional!
Volevo chiedere alla guida in erotismo se poteva dare un suo contributo al nostro forum e sapete - era la prima volta che mi rivolgevo a lei (o a lui) - che cosa ho trovato?

L’avvertenza che mi segnalava il contenuto in immagini di sesso esplicito in quelle pagine!
Riuscite ad immaginare quanti accessi fa quella guida ogni giorno?

Quelli che io faccio in un mese.

Immaginate quanti messaggi ha un forum che tratta di fumetti giapponesi?

Circa 80, ma saranno aumentati!

Mi chiedo che cosa ci sia da dire, ma evidentemente, sono io che vivo nel mondo sbagliato!

Allora non stupiamoci se il nostro forum, come altri, viene disertato, non stupiamoci se per erotismo si intende tutt’altro e se di Internet si fa l’uso che periodicamente ci viene segnalato dalle cronache.

Si dice che la letteratura è morta, ma prima sono “morti” i lettori.

Lidia - Guida delusa

32 . “Siamo rimasti in pochi”

inviato da Daniele (Wiz) il 25-06-01 alle 00:12

Perbacco, che succede ? Vado qualche giorno in vacanza e mi trovo il forum in subbuglio !

Non si vede il nesso tra erotismo e sesso esplicito… evidentemente qualcuno la pensa diversamente. Come ho sempre sostenuto, i delitti d’opinione non possono trovare posto in una democrazia, ma l’introduzione di opinioni in campi non opinabili dovrebbe essere punita in una tecnocrazia…

E, evidentemente anche io vivo in un mondo “sbagliato”, dato che tutto ciò che trovo dai dire sui cartoons giapponesi (che alla mia veneranda età ho imparato, con ignominia, chiamarsi “anime” e “manga” per le versioni cartacee ed animate…

Santa Ignoranza, per me erano cartoni animati di pessima fattura, e basta) è che non mi piacciono per niente… quanto a certi forum, devo anche denotare la spiacevolissima presenza di persone che hanno ben poco da dire, o che producono tipicamente post che, alla tendenziosa domanda principale “Meglio il fritto misto o la bistecca con l’osso ?” sono capaci di rispondere “No, non sono d’accordo.” oppure “Secondo me sì”. Insomma, il vecchio calembour “Dove vai ? - Le son cipolle !” o l’alternativo apoftegma dell’equivoco sul mercenario sassone alla corte di Federigo Barbarossa (questo con finale tragico) della cultura medioevale, magistralmente ripreso poi da generazioni di comici come base di tanti dialoghi con la “spalla”, dai fratelli Marx, a Macario, a Totò, a Gianni e Pinotto, non ultima la variante degli indimenticabili Benigni e Troisi nella scena del dazio di “Non ci resta che piangere”. Che applicata al caso in esame, in effetti, non fa affatto ridere.

Non ci si può non stupire nell’apprendere che oltre il 60% degli italiani legge MENO di un libro all’anno.

Lo stupore, però, non è sufficiente da solo: occorre anche reagire. Ovviamente, cum grano salis: le posizioni estreme, di snobismo elitario come di utopico egualitarismo universale, sono egualmente erronee e pragmaticamente inutili. In medio stat virtus, e credo che non vi sia bisogno di aver letto tutta l’immensa bibliografia di Eysenk (cosa che consiglio comunque) per convincersi che certi argomenti richiedono una predisposizione, un interesse, una combinazione di fattori, il che li rende “rari”, o quantomeno poco inclini a produrre risultati numerici di grande impatto sulla “massa”. Conosco qualcuno che, in un frangente del genere, citerebbe volentieri perfino l’abusata massima di René Guénon: “Il parere della massa non può essere che l’espressione dell’incompentenza”, e certo il grande Guénon è decisamente super partes quanto a “snobismo”.

Si tratta di un dato di fatto di cui prendere atto con serenità: non è certo una presa d’atto di “impotenza” nel fare giungere a “tutti” messaggi importanti e profondi, quanto un dovuto atto di pragmaticità e senso del reale (il che, detto da un matematico sfacciatamente platonista, acquista un senso affatto particolare). Senza per questo rinunciare al compito, tutt’altro che velleitario, di creare dei poli di aggregazione per gli interessati, pochi o tanti che siano. Internet offre questa splendida possibilità, ancora più importante se si considera che persone con interessi non “di massa” spesso sono svantaggiate dalla propria dislocazione geografica nell’incontrare altre persone con interessi simili, barriera che risulta definitivamente abbattuta proprio da questo medium spesso sottovalutato o utilizzato come contenitore di inutilità e superficialità a basso costo.

E’ ben ovvio che alcuni argomenti (e la mia esperienza personale nel settore scientifico dovrebbe risultare paradigmatica in questo senso), a causa del background e della sensibilità richiesti, siano in grado di coinvolgere un numero di persone tipicamente basso, con “l’aggravante” che spesso chi ha interessi specifici rifugge i portali generalisti e si rifugia in “circoli” più controllabili, il che rende ancora più arduo il compito di “fare comunità”.

Ma questo non toglie niente alla qualità degli argomenti stessi, o alle intrinseche capacità di chi, faticosamente, cerca di promuovere un pò di Cultura in mezzo alla messe di Informazione ed informazioni che bombarda gli odierni “navigatori”, spesso ben più confusi di Magellano e Colombo. Quindi, cara Lidia, continua a fornirci queste splendide occasioni di dialogare con persone interessate, che abbiano anche la voglia (e la pazienza) di leggere le divagazioni di un matematico distratto e, soprattutto, contributi ben più importanti e “forti” come quelli della sensibilissima Milena, a cui vanno tutta la mia stima ed ammirazione.

31 . “Fine?!”
inviato da MILENA il 22-06-01 alle 13:42

Sono piuttosto amareggiata anch’io per l’intervento di pochi a questo forum, anche se a dire il vero ero più pessimista all’inizio: il leggere interventi intelligenti e ‘aperti’ mi ha piacevolmente sorpreso.

Sì, perché avendo scritto un romanzo erotico ed avendo già ‘testato’ il discorso, sapevo che su questo argomento esistono idee poco chiare. Alla notizia che avevo firmato un contratto per la pubblicazione di un mio libro, tutti reagivano in modo sorpreso-entusiasta. Alla notizia seguente che il romanzo era erotico la reazione era sorpreso-sconvolto, soprattutto negli uomini. E, francamente, non so se la reazione maschile era più esplicita perché gli uomini sono più incapaci di diplomazia o perché più straniti dal fatto che il tutto veniva da una donna.

Mi sono sentita dire anche “Pensi sempre che chi scrive certe cose, sia lontano da te, come spazio ma anche come modo di vedere le cose; poi ti ritrovi una persona ‘normalissima’”. E vi assicuro che mi sono sentita più offesa da quella parola orribile che è ‘normale’ che dal resto. Al superlativo, oltretutto!

Temo purtroppo che molti di quelli che leggono erotismo non saprebbero dire qual è la differenza fra erotismo e pornografia. E’ proprio qui che sta il nocciolo della questione.

‘Brava! - direte voi - Hai scoperto l’acqua calda’. In effetti tutti parlano di questa differenza, ma pochi si azzardano a spiegarla.

Qualche tempo fa fui colpita da un film, di cui null’altro ricordo se non la scena di un bacio sottolineata dal rumore che, in teoria, due bocche fanno quando s’incontrano con voluttà, immagino per far capire agli spettatori la passione crescente e travolgente dei protagonisti. Questo rumore per me era pornografia: fastidioso, inutile, disturbante e anche irreale.

Un’esasperazione non necessaria che rende il sesso finto, senza storia, né emozione e non ha attinenza con la realtà descritta. Ecco cos’è per la pornografia.

Forse il nostro forum è arrivato al traguardo. Se è così, voglio salutarvi e ringraziarvi tutti quanti. Mi permetto anche di consigliarvi un paio di letture. Per chi non si è ancora avventurato nella letteratura erotica, non posso non fornire un paio di titoli di Anaïs Nin, la mia scrittrice preferita: ‘Il delta di Venere’ e ‘Henry & June’ entrambi pubblicati da Bompiani. Per chi è già introdotto, consiglio una lettura alternativa ‘Jeunehomme - un amore di Mozart’ di Carlo Alberto Corsi, Malatempora.

Magari dopo le vacanze estive, ci sentiamo per uno scambio di opinioni.

Buone vacanze a tutti e soprattutto… buona lettura.

Milena

33 . “Fine ? ”

inviato da Daniele il 25-06-01 alle 00:21

Certi episodi mi lasciano sconsolatamente senza parole. Non posso che condividere profondamente il tuo disgusto per l’aggettivo “normale”, e non solo perchè credo in una forma “soft” di elitarismo meritocratico, analoga a quanto proposto da Sartori, ma soprattutto perchè la “normalità” non è che un’illusione piccolo borghese, un vero vessillo di limitatezza culturale che qualifica, ai miei occhi irrimediabilmente, chi ne fa uso come metro di giudizio amichevole.

E’ verissimo, hic sunt leones, purtroppo. Un altro dei noiosi malintesi propalati dalla subcultura dei media, al quale è terribilmente difficile porre rimedio.

Dieci e lodeper la definizione felicissima ed ampiamente condivisibile. Come spesso si dice oltreoceano (ma anche oltremanica), il diavolo è nei dettagli, e sono proprio questi dettagli forzosi e reiterati che mi rendono invisa, ad esempio, la Jong e le sue scorpacciate di accoppiamenti descrittti con prolissità anatomica esagerata e ridondante.
Accetto volentieri il tuo ultimo consiglio, è un libro che, in effetti, non ho ancora letto.

A presto, dunque !

36 . “Per Daniela Wiz e gli altri…”

inviato da Milena il 20-07-01 alle 17:07

Sono in partenza per le vacanze e quindi ci risentiremo verso il 20 luglio.

Ne approfitto per ringraziare Daniele Wiz per i complimenti che sono stati una sorpresa piacevolissima e davvero graditi.

C’è un’altra cosa che vorrei proporre a tutti i lettori, anche quelli che non hanno ancora partecipato con le loro opinioni. Ho visto un sito che Lidia ha presentato, “progettoxe”, dove ci sono pubblicati dei racconti definiti erotici.
Un altro sito, “scrivi.com” pubblica racconti di vario genere, fra cui anche quello erotico.
Perché non proviamo a leggerne qualcuno e commentare quello che ci è sembrato più erotico e quello più pornografico? Tra l’altro gli autori sono diversi e inediti (almeno la maggior parte di essi). Chissà che non scopriamo qualche nuovo talento!

Vi aspetto con i Vostri giudizi dopo metà luglio.

Buone vacanze.

Milena
37 . “Dizionario Erotico”

inviato da Daniele (Wiz) il 09-09-01 alle 17:50

Intervengo di nuovo sul tema dell’erotismo letterario per segnalare un lavoro che non è un romanzo, o forse sì, nè un’opera pedagogica, anzi lo è, ma soprattutto vuole essere un diario di vita vissuta sistemato come un dizionario, su cui argutamente scherza il titolo “Di[zion]ario erotico” di Massimo Fini (Ed. Marsilio).

Senza una tesi preconcetta da dimostrare tra le righe, sebbene il sottotitolo editoriale prometta “Manuale contro la donna, a favore della femminilità”. Lapalissianamente, un libro che risente di una prospettiva maschile, di bisogni, fantasie ed aspettative virili, non essendo stato scritto da Tiresia. Ma non biecamente sciovinista. In realtà, questo libro non è più misogino di quanto possano esserlo quelli di Nancy Friday o Hera Lind… l’esperienza di un uomo che parla dei suoi rapporti con le donne, in modo nè sguaiato nè perbenista, ha comunque il suo valore universale e personale. Vi sono cose su cui non si può non essere d’accordo, per dirla con una formula cara a Cammilleri, ed altre assolutamente opinabili: ma tant’è, alla fine della lettura si scopre che l’opinabile è confinato al di là del vissuto, del tangibile, del buon gusto più basilare.

E non si può, di nuovo, non essere d’accordo con le poche ma intense righe della postfazione di Risè, che cita addirittura l’Emerito Professor Paolo Pancheri per stigmatizzare, se mai ve ne fosse bisogno, gli eccessi suicidi di certe politiche profondamente antifemminili ed ipocrite, impegnate a costruire inutili “parità” semantiche e velleitarie. Tutte meschinità che, davvero, non sfiorano i contenuti di quest’opera meritevole, scritta da un uomo che pragmaticamente adora la femminilità e la pone al di sopra di ogni cosa.

Un po’ Moravia, un po’ Fellini, e per niente Busi.

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