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Incontro con Amélie Nothomb

A Milano per la presentazione del suo nuovo libro, Cosmetica del nemico l'autrice belga ha risposto alle domande dei numerosi ammiratori presenti. E c'ero anch'io!

La libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano, alle 18,30 di un martedì di fine

febbraio, non sembra molto affollata.

Nei pressi dell’entrata, ben in vista, ammucchiati con altri volumi, fanno bella mostra di

sé parecchie copie di Cosmetica del nemico di Amélie Nothomb: il libro

e l’autrice per cui sono qui questa sera.
Il primo dilemma a presentarsi è “comprarne o non comprarne una

copia”?
Io ho già letto questo breve romanzo; ho potuto persino inviare alcune

domande all’autrice, su cui mi sono ampiamente documentata, e ricevere risposte

scritte di suo pugno, visto che non usa computer, inidirzzate proprio a me!
Chi mi

conosce, però, sa che non so resistere ad un libro con dedica, perciò…sono subito

alla cassa per poi dirigermi immediatamente nella zona dove, mi hanno indicato, si

terrà la presentazione.

Amélie è proprio come appare nelle foto, dove appare spesso in pose

strambe che ben si addicono al suo carattere (dice che se proprio deve subire il

fotografo, che almeno sia divertente!); viso gentile, lunghi capelli scuri, come gli occhi,

molto espressivi; completo nero, scarponcini stringati e calze nere a righe grigie

orizzontali che non contribuiscono molto a slanciare la figura; se porta il trucco, non si

nota affatto.

C’è già qualcuno in fila per la dedica, mi avvicino anch’io e, quando mi chiede il nome,

in un francese che stupisce anche me, le spiego: - “Lidia. Ha risposto ad alcune mie

domande la settimana scorsa. E’ un piacere conoscerla personalmente”.

“Ahhh, anche per me!”, mi risponde, e passa al libro successivo.

In possesso del mio trofeo, mi accomodo al posto che con una certa fortuna

sono riuscita a procurarmi; numerose persone si stanno accalcando dietro di me:

l’incontro sta per cominciare.

Il responsabile della libreria presenta la responsabile delle Edizioni Voland che, dopo aver ricordato il primo incontro

con l’autrice, ancora sconosciuta in Italia, ribadisce il legame di onestà e di affetto che

lega la Nothomb alla Voland.

Legame che, ci conferma, le ha fatto rifiutare offerte di case editrici più

“importanti”.

La parola passa poi alla scrittirce e giornalista Sandra Petrignani che, avendo letto il

libro, ne accenna la trama, per poi passare ad un’analisi del testo e ad una ricerca di

analogie con i romanzi precedenti: dal titolo, alla forma di dialogo che prevale in tutta la

narrazione.

In realtà la cosa crea un certo movimento nelle ultime file: qualcuno vorrebbe evitare di

ascoltare anticipazioni inopportune!

Infine la parola passa al pubblico.

Sono estimatori attenti e innamorati della Nothomb, quelli presenti. Parecchi hanno

letto tutto di lei e azzardano domande degne di critici letterari; altri colgono l’occasione

per chiedere curiosità di vario genere.

A tutti, Amélie risponde con l’autoironia che la distingue, provocando spesso ilarità e

applausi spontanei.

L’editrice, che fa anche da traduttrice, comincia a manifestare una certa stanchezza -

forse sta pensando che alle 20.00 le aspetta un altro incontro, in un’altra libreria di

Milano…

Ad una domanda sul rapporto dell’autrice col cibo, la parola passa così per l’ultima

volta alla Petrignani, che riprende accennando nuovi particolari della trama.

A questo punto, qualcuno dietro di me, si rammarica di non aver portato dei…

pomodori.

Mi chiedo che cosa succederebbe se mi alzassi e gridassi a tutti che alla fine il

protagonista…;-)

E’ proprio finita: dopo i saluti, ecco di nuovo la fila di chi si accalca per chiedere una

dedica, io ce l’ho già.

Un’amica che ho “trascinato” con me mi ha chiesto perché non avessi fatto nessuna

domanda: “Perché avevo già tutte le risposte!” è stata la mia spiegazione.

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