Questo sito contribuisce alla audience di

"In biblio@com"

Il programma degli incontri

21 febbraio 2003

Carmen Covito

La rossa e il nero

Presenta Alessandra De Vizzi (traduttrice dall’inglese e dall’americano)

“Sono stato un leone e uccidevo il leopardo, tutto quello che volevo me lo prendevo; ma da quando ti ho dato un posto nel mio cuore, che strana cosa! Basta una volpe zoppa per buttarmi fuori dalla foresta”

(Abu Said ibn Abi’l-khai 967-1049)
Non appena arriva in Siria, Cettina Schwarz si tinge i capelli di rosso con l’henn per sbaglio, un vero trauma per lei che  sempre stata una biondina spenta, una napoletana svizzera per ascendenze e per senso dell’ordine. Succuba di un marito milanese dal quale ha divorziato, adesso ha per la prima volta l’occasione di inventarsi un lavoro emozionante:  riuscita a infiltrarsi come fotografa nella prestigiosa spedizione archeologica dell’universitˆ di Parma a Tell Mabruk.

Tra feroci ironie e brillanti invenzioni che imprimono alla trama le svolte pi impreviste, questo romanzo di scrittura leggera e godibile intreccia in modo sorprendente la scientificitˆ dei metodi archeologici e le mitologie del sogno avventuroso, la commedia e l’indagine, il bisogno moderno di trovare radici nel passato e la beffarda consapevolezza che ogni rispecchiamento non pu˜ essere ormai che un’allucinazione o un equivoco.
28 febbario

Laura Pasquino

Secoli bui: che c’è da ridere?

Homo est animal rationale, mortale, risibile, boni malique capax

(Isidoro da Siviglia in De Rhetorica et Dialectica. Libro II)
Risus abundat in ore stultorum
“Il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi”

Questa è la concezione che del riso e della comicità in generale avevano gli uomini del medioevo.

E’ il venerabile Jorge, indimenticabile personaggio de “Il nome della rosa” di Umberto Eco, ad indicare i motivi essenziali per cui, ai suoi tempi, ridere fosse estremamente disdicevole. In primo luogo dai testi sacri non risulta che Cristo abbia mai riso, quindi una società fondata sui valori cristiani, come il Medioevo, non poteva indulgere a questo tipo di manifestazione emotiva.

Inoltre il riso, sempre secondo l’anziano monaco, ha la prerogativa di deformare i tratti del viso umano, rendendolo simile a quello delle scimmie. Infine la comicitˆ ha la diabolica capacitˆ di far vacillare le certezze : essa, infatti, rende oggetto di scherno l’autorità, sia quella politica, ma, soprattutto, quella religiosa. In sintesi, secondo questo significativo portavoce della mentalitˆ medievale, il riso è uno dei mezzi privilegiati per allontanarsi da Dio ed imboccare la strada della dannazione.

Tuttavia nella società medievale, notoriamente oscurantista e maschilista, fu proprio una donna, e per giunta una badessa, ad aprire le porte alla comicitˆ, dimostrando quali fossero le enormi potenzialità culturali ed educative dell’ironia. Questa donna “illuminata”, di nome Rosvita, ispirandosi alle opere dei classici, spesso denigrate e considerate immorali dalla Chiesa del tempo, seppe riproporre i valori cristiani in un’ottica del tutto innovativa. A lei spetta il merito di aver compreso che lo stolto non è colui che ride, bensì chi rimane serio per imposizione altrui.

Laura Pasquino, vigevanese, è laureata in lettere classiche con una tesi sul mito dell’Egitto in Erodono e in filosofia con una tesi sulla vita e le opere del filosofo scettico Adolfo Levi. Insegna lettere e tiene corsi di filosofia medioevale.

21 marzo

Teatromusica melikè: Giullari e trovatori

La giulleria tra XII e XIV secolo

Tra basso Medioevo e Rinascimento agiscono delle eccentriche figure di intrattenitori: i giullari. Per un certo periodo condividono la scena con i trovatori, i “dottori in poesia”. Il rapporto tra questi professionisti dell’intrattenimento è caratterizzato da scontri ma anche da forme di collaborazione. I raffinati trovatori si esibivano per il pubblico aristocratico delle corti, i giullari, fuori per scelta dall’organizzazione sociale, nei trivi, nelle piazze, ma anche nei luoghi del sacro, divertivano il popolo “con piacevolezza d’atti e di parole”. Al centro delle esilaranti esibizioni dei giullari troviamo la satira grassa contro la chiesa e lo sberleffo dei potenti. Pericolosi diffusori della cultura pagana, ma anche di idee sovvertitrici, ebbero un difficile rapporto col potere. La chiesa li perseguitò a lungo cercando di eliminare fisicamente questi sacerdoti del profano. Non riuscendovi pretese che almeno pagassero le tasse.

Canzoni e testi, accompagnati dalle musiche dell’epoca, evocano il mondo di quei primi professionisti della scena.

Roberto Gallina: liuto medievale, saz, Liuto arabo, canto

Giorgio Merati: flauti, nacaires, canto

Marc Novara: ghironda, cornamusa, canto

Carlo Mega: recitazione, canto e regia

Dal 1985 il Teatromusica melikè, diretto da Carlo Mega, produce spettacoli incentrati su tematiche sociali e sulle grandi figure della poesia italiana (Dante, Ariosto, Leopardi, Montale, Pavese, Pasolini); oltre al circuito teatrale italiano ed estero (Europa, Canada, Stati Uniti, America Latina), svolge regolarmente una intensa attivitˆ nelle scuole superiori. La recitazione sobria e antiretorica, l’armonico equilibrio tra la voce dell’attore e la musica, la essenzialitˆ della messinscena caratterizzano la ricerca del Teatromusica melikè.

28 marzo

Marilisa Sinigaglia “L’eredità di Villa Bellago”

Quattro chiacchiere di Vescovo in biblioteca

Presenta Maria Adele Garavaglia

Letture di Laura Curino

La dinamica vicenda si snoda nei pressi di “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno”, tanto caro al Manzoni.

Una nobildonna lombarda, che vanta discendenze manzoniane, lascia in eredità alle suore dell’ordine delle Romite Scalze, una vasta proprietà di cui fanno parte, oltre al convento delle monache, anche un’antica dimora: Villa Bellago, adibita a casa di riposo. Le monache per entrare in possesso dell’eredità devono onorare le ultime volontà della loro benefattrice facendo diventare sante le beate Aniceta e Isotta, due consorelle vissute alcuni secoli prima. Come trovare i soldi per far concludere questa causa di santificazione?

Suor Dorotea, la madre badessa e don Probo, il parroco del paese, si rivolgono agli abitanti di Villa Bellago, per essere aiutati.

Cinque simpatici vecchietti, con la complicitˆ di Sofia e di Isidoro e Clotilde Trinciapolli, gemelli detective, escogiteranno un piano per racimolare i fondi necessari. “La Band del Convento” si esibirà in un concerto, si metteranno all’asta quadri ed arazzi antichi e Felice, vescovo chef, metterà in vendita la sua raccolta, fino ad allora segreta, di ricette succulente.

Ma la cricca di Giò La Mano Junior, lestofante senza scrupoli, cercherˆ di mandare all’aria ogni cosa. Riusciranno i tre ragazzi a smascherare l’intrigo e a far passare di categoria le due beate?

Marilisa Sinigaglia è nata a Novara, vive a Vigevano dove si occupa di letteratura giovanile. “L’eredità di Villa Bellago” è il suo primo romanzo.

Maria Adele Garavaglia vive e insegna a Novara. Scrittrice di libri per ragazzi, è stata presidente della giuria del concorso di narrativa per l’infanzia Gianni Cordone, edizione 2002.

Laura Curino è nata a Torino ed è tra i fondatori del Laboratorio Teatro Settimo, dove ha collaborato come autrice e/o attrice. Oltre ad altri premi, nel 1998 ha ricevuto, dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, quello come migliore attrice.

4 aprile
Andrea Taroppi

“Il tango e quant’altro”

“Come una lucertola è il riassunto di un coccodrillo, così il tango è il riassunto della vita”. Con questa frase di Paolo Conte ti invitiamo ad una serata calda, fremente, dai toni audaci: il tango e quant’altro.

A prima vista, pare proprio che tutti sappiamo dire cosa sia il tango ma sarà vero?

Questa sera vi proponiamo di esplorare i meandri e i misteri di una danza che non Ž solo un ballo; di un ritmo che  mille ritmi, di una musica a cui va stretta qualunque definizione.

Il tango, come dice Ernesto Sabato è un ibrido; è quindi difficile determinare da chi, come e quando nasce. Interessante la tesi di José Gobello, secondo la quale il tango nacque alla fine del XIX secolo come sola coreografia, alla continua ricerca di una musica che potesse soddisfare tutti i complessi passi che la danza imponeva. Nessuno sa se l’incontro tra coreografia e musica ottimale non sia mai avvenuto. Forse il tango è proprio questo: l’eterna ricerca di una musica da parte di un ballerino.

Andrea Troppi, eclettico e istrionico musicista vigevanese che melodiosamente, è il caso di dire, scivola dalle note suadenti della chitarra classica alla mistica informatica della musica elettronica. Andrea è diplomato in chitarra presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Cuneo e, attualmente, è iscritto al terzo anno del corso triennale superiore di musica elettrinoca del Conservatorio di Como. Ha alle spalle una corposa carriera come docente e svolge anche un’intensa attivitˆ concertistica e compositiva.

11 aprile

Teatromusica melikè

Borges e il Tango

Un poeta e un popolo

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento molti europei emigrano in Sudamerica alla ricerca di un lavoro e di una vita più dignitosa. Tantissimi sono quelli che si dirigono verso l’Argentina. Buenos Aires accoglie tutti e “sull’acqua gialla d’un mare fluviale” cresce una città che assume un volto nuovo, dato dall’effervescente sincretismo delle culture dei nuovi arrivati. La comunità più numerosa è quella degli italiani. Diversi ma uguali nei bisogni e nei sogni si incontrano-scontrano con altri spaesati come loro. Alcuni ce la fanno, i più restano ai margini.

E raccontano amarezze, rabbia, allegria e passioni cantando e ballando.

Ogni quartiere ha una sua storia e soprattutto un eroe: il compadrito, uomo valente e coraggioso, il cui codice d’onore riecheggia quello cavalleresco. Nasce un poema musicale a più mani: il tango, che avvia i suoi primi passi con il canto, la chitarra e il flauto. Le poesie, i racconti e le riflessioni di Jorge L. Borges ci svelano i luoghi, i personaggi e i leggendari interpreti del tango che nei loro testi, spesso ingenui ma a volte carichi di vibrante e raffinata poesia, cantano le cose che muovono gli uomini.

Anna Cattoretti: flauto traverso

Javier Perez Forte: chitarra e arrangiamenti

Carlo Mega: voce, recitazione, regia

Scelta dei testi e delle musiche a cura di
Anna Cattoretti, Carlo Mega e Javier Perez Forte.
Questo spettacolo è stato presentato su Rai TRE il 22 dicembre 1999 all’interno della trasmissione “Prima della Prima”.

Dal 1985 il Teatromusica melikè, diretto da Carlo Mega, produce spettacoli incentrati su tematiche sociali e sulle grandi figure della poesia italiana (Dante, Ariosto, Leopardi, Montale, Pavese, Pasolini); oltre al circuito teatrale italiano ed estero (Europa, Canada, Stati Uniti, America Latina), svolge regolarmente una intensa attività nelle scuole superiori.

La recitazione sobria e antiretorica, l’armonico equilibrio tra la voce dell’attore e la musica, la essenzialità della messinscena caratterizzano la ricerca del Teatromusica melikè.

Ultimi interventi

Vedi tutti

Link correlati