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Mi ritorna in mente...

Scrittrici o personaggi: l'8 marzo è solo un pretesto per ricordarle tutte

Ogni anno, proprio nel periodo in cui ci illudiamo che l’inverno sia ormai alle nostre spalle, si ripresenta puntuale la cosiddetta “Festa della Donna”.

Credo di aver manifestato la mia opinione a riguardo gli anni scorsi e se un pensiero deve andare alle donne, in occasione di questo 8 marzo, voglio che non sia ad un libro o ad una donna in particolare, anche se i pretesti non mancano.

Penso a tutte le autrici.

A chi scrive per necessità e a chi scrive per piacere; a chi ha raggiunto il successo e a chi, invece, rimarrà sconosciuta ai più. A chi ha una storia vera da raccontare, ma anche a chi non riesce ad arginare la propria fantasia se non dandole una forma ed un contenuto con l’inchiostro di una penna o di una stampante.

Alle scrittrici che sono considerate espressione del genio letterario, ama anche a chi, purtroppo, è stata presto dimenticata.
Penso alle fotografie che ho sbirciato sul retro delle copertine, volti a cui non assocerò mai una voce e un’espressione, e ai numerosissimi nomi che non riuscirò a ricordare.

A chi, ignorandolo, è ormai un’amica di vecchia data, perché le sue sono pagine lette e rilette, ma anche a chi - perché no? - mi ha deluso o annoiato.

E poi penso ai personaggi femminili.

Quale libro non ne ha uno?

E quale lettore non ne ha uno preferito?

Ci hanno fatto piangere, ridere, commuovere e innamorare. Con loro abbiamo lottato, amato, ucciso…. In poche parole, abbiamo vissuto.

Protagonista o figura secondaria, presenza reale o solo evocata, una donna arricchisce ogni trama – mi sarebbe difficile trovare un numero significativo di titoli dove manca del tutto…

A volte, direbbe qualcuno, sono donne più vere, più vive e più interessanti delle persone che conosciamo e che ci stanno vicino ogni giorno!

Ho detto che non era mia intenzione parlare di una donna o di un libro in particolare.

Non ci riesco.

Fra le tante, ci sarebbe una donna, di cui ho scritto proprio un anno fa, in occasione dell’uscita della sua biografia che, tragicamente, ha quasi coinciso con il realizzarsi della triste profezia contenuta nel titolo.

Si tratta di Ingrid Betancourt e del suo Forse domani mi uccideranno.

Non voglio proporvi la sua lettura: troppe cose sono cambiate da un anno a questa parte, ma solo prendere atto di quanto sia corta la nostra memoria.

Un anno è passato dal suo rapimento, in Colombia, ad opera dei guerriglieri delle Farc e solo i recenti appelli della sorella e della figlia hanno riportato il caso sulle pagine dei nostri quotidiani.

Ma tornerà, ed avrà certo ancora molto da raccontarci.

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