Questo sito contribuisce alla audience di

Sbruffer di Massimo Viola

Un mondo alle corde per la fuga di un calciatore… e che fuga!

Anche chi, come me, non è un grande appassionato di calcio – soprattutto di quello parlato – deve ammettere che gli interessi, economici e non, legati a questo sport sono affatto trascurabili.

Gli sarà altresì facile immaginare che cosa succederebbe, mettiamo in una grande città del nord, se improvvisamente l’idolo dei tifosi, uno dei calciatori più coccolati dai media e dalle società, sparisse improvvisamente dalla circolazione, senza lasciare traccia, senza che nessuno, neppure la famiglia o la fidanzata, sappia dove rintracciarlo: alla perplessità si sostituirebbe l’incredulità; polemiche senza fine animerebbero gli show – scusate, questo succede già! –, e poi confusione, rabbia, forse isterismi…

Ruota intorno a questa idea - qualcuno potrebbe anche non considerarla ‘fantascienza’ – il breve romanzo di Massimo Viola, uscito da poco per la Manni Editore, dal titolo Sbruffer.

Potrebbe sembrare il verso un bambino poco educato, o un nome dall’assonanza fin troppo evidente.

Invece si tratta proprio del calciatore di cui si perdono incredibilmente le tracce dopo un grave incidente automobilistico avvenuto con la sua vettura, guidata però da un amico.

Non credo serva anticipare altro della trama, se non che il finale sorprenderà certamente anche voi, così come ha sorpreso me.
Preme invece sottolineare alcune peculiarità di questo romanzo.

Innanzitutto, sono convinta che non sia mai capitato fra le mani un libro con undicimilacentoundici capitoli!

No, non si tratta dell’enciclopedia più aggiornata e approfondita che sia mai esistita, ma dell’uso, nella numerazione dei capitoli, del sistema binario, quello, per intenderci che si serve di due sole cifre per scrivere tutti i numeri.

Chiedete il perché di questa scelta e Viola vi risponderà che l’ha fatto un po’ per gioco e un po’ sul serio, per stimolare chi legge ad andare oltre l’apparenza.

La numerazione binaria dei capitoli in apparenza non ha alcun senso, ma in realtà, quando si è scoperto il meccanismo, ha la stessa fondatezza di quella usuale a cui siamo abituati.

Questo particolare potrebbe però sembrare di poco conto a chi bada alla sostanza della lettura/scrittura.

E allora fermiamoci un attimo sullo stile di questo autore, che anche il lettore meno attento non tarderà a definire quantomeno “particolare”.

Sbruffer è protagonista per la sua assenza e le conseguenze di questa assenza, ma la narrazione procede attraverso le osservazioni e le azioni di colui che, a ben vedere, è il vero personaggio principale.

Di lui, però, non sappiamo nulla di preciso, perché nulla racconta di sé, nessun particolare suo aspetto fisico, né della sua vita privata o della sua professione – dovrebbe comunque essere un giornalista…

Prendiamo anche i dialoghi, che non vengono introdotti dalla normale punteggiatura – due punti, aperte le virgolette -, ma ‘passano’ attraverso questo personaggio, e si mescolano in un flusso continuo di pensieri, parole e immagini.

Il risultato è un descrizione molto realistica dei fatti, che non si lascia sfuggire le diverse sfumature dell’assurda situazione che si è venuta a creare e una lettura avvincente.

Avevo lasciato Massimo Viola (almeno dal punto di vista ufficiale) qualche anno fa, dopo una lunga chiacchierata sul suo, allora nuovo sito, www.liberosesso.it, sulle difficoltà dello scrivere e dell’essere pubblicati…

- Lidia - Che cosa è successo da allora?

Massimo Viola - Se non sbaglio (ma non sbaglio!) il mio sito e’ nato, più o meno, con la nascita della
mia seconda figlia, nel gennaio 2000.

Cosa e’ successo da allora?

Non molto più di questo: ho fatto un’altra figlia e ho scritto Sbruffer.

- Lidia - Uno scrittore, amico comune, sostiene che l’uscita di un libro per un uomo deve
assomigliare al parto delle donne: quale “parto” è stato più difficile?

Massimo Viola - Be’, per me senz’altro Sbruffer, ma forse mia moglie non e’ della stessa idea!

- Lidia - Hai avuto difficoltà nella sua pubblicazione?

Massimo Viola - Per la pubblicazione ho deciso di mandare copie quasi unicamente a piccoli editori seri, cioè considerati tali dalla critica: mi sono affidato, tra l’altro, ad un ottimo articolo di Sergio Pent su Fernandel.

Credo siano gli unici a cui si può rivolgere un esordiente.
Certo, qualche eccezione c’è (ti ricordi di Maurensig?

Da agente di commercio, ha esordito con Adelphi e ha avuto successo).

Il rischio è quello di capitare nelle mani di editori “imbroglioni”, che si fanno pagare profumatamente solo per stampare i libro, e poi non fanno nient’altro.

Per uno scrittore alle prime armi e’ importante trovare un editore anche piccolo, ma che possa cominciare a farlo conoscere, possibilmente fino ad ottenere una recensione sulla stampa nazionale.

Entrare in un buon catalogo e’ già un discreto successo.

E’ ovvio che non ci si può attendere di vendere migliaia di copie al primo libro. Ma anche qui ci sono le
eccezioni: vedi Avoledo e il suo Elenco telefonico.

- Lidia - Da aspirante autore “che ce l’ha fatta”, quali consigli ti sentiresti di dare?

Massimo Viola - L’unico consiglio che mi sento in grado di dare, e che sono io il primo a
seguire, è questo: essere se stessi (nessuna imitazione opportunistica:
sembra, ad esempio che adesso non si possa scrivere altro che gialli) e
non mollare mai.

Pensare alla Tamaro: chi avrebbe mai detto che quel libretto esangue avrebbe avuto tanta fortuna?

Io scrivo quello che mi sembra giusto scrivere: a volte mi vengono i dubbi, penso che potrei cercare di scrivere cose più pubblicabili, ma mi convinco sempre che solo seguire la propria ispirazione paghi.

E cosi’ continuo a scrivere le mie cose, poi si vedrà…

Io ho una vita molto normale: famiglia e lavoro, su cui si proiettano le inquietudini di un quarantenne “urbano” con pochi punti fermi e i bambini da crescere.

Ecco, parlo di questo, in tanti modi diversi.

- Lidia - Ha cambiato la tua vita, anche a livello di percezione personale l’aver pubblicato questo libro?

Massimo Viola - Direi proprio di no.

Prima avevo l’ansia di pubblicare e ogni sabato andavo in posta a spedire il manoscritto.

Adesso ho l’ansia della recensione, e ogni sabato vado in posta a spedire il libro!

Insomma, non è che la mia vita letteraria sia diventata più semplice: ho paura che il libro passi del tutto inosservato.

Ma certo, personalmente mi sento gratificato, perché almeno alla fine ho visto prendere forma al mio lavoro.

La sfida con me stesso, sul piano personale, è continuare il mio lavoro, arrivare a qualcosa di migliore, di piu’ completo rispetto a quanto ho già fatto.

Qualcosa che poi, inutile farsi illusioni, avrò le stesse difficoltà (o forse piu’) a vedere pubblicato.

Ultimi interventi

Vedi tutti