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Visto per Shanghai

Quando la Cina si tinge di giallo...

Nonostante negli ultimi tempi il lettore abbia sempre più spesso l’opportunità di accostarsi a gialli ambientati in Cina, ogni nuovo romanzo di questo genere permette di aggiungere alla curiosità con cui normalmente si seguono delitti e indagini il fascino di una terra e di un popolo che ancora presentano, oltre a tradizioni completamente diverse dalle occidentali, molte zone d’ombra.
Questo almeno è il caso di Visto per Shanghai, in libreria per la Marsilio Editori, dello scrittore Qiu Xiaolong, un insegnante di letteratura cinese stabilitosi da anni a Chicago.
Si tratta del secondo romanzo con protagonista l’ispettore Chen Cao che, dopo aver risolto “il caso della misteriosa morte della compagna Guan”, si trova ora alle prese con l’altrettanto misteriosa scomparsa di Wen Liping, la moglie di un testimone chiave nel processo che potrebbe dare un duro colpo alle Triadi che controllano il traffico di clandestini fra Cina e Stati Uniti.
Le indagini sono rallentate non solo dalle direttive a volte poco ortodosse espresse dai superiori, ma soprattutto dalla necessità – o difficoltà - di condividere le delicate indagini con una collega americana appassionata di tutto ciò che è cinese, Catherine Rohn dell’U.S. Marshals Service che, giunta in questo paese per scortare Wen, diventa bersaglio di una serie di incidenti solo apparentemente innocui.
Cibo, divertimenti, letteratura, tradizioni, storia passata e recente… Chen si rivela presto la guida ideale per chi, come Catherine, della Cina vuole vivere gli aspetti più quotidiani e meno stereotipati. In diverse occasioni, però, la distanza fra le due culture appare incolmabile.
Due di questi elementi, in particolare, percorrono tutto il romanzo, citati quasi in ogni pagina: il piacere per la buona cucina e l’amore per la poesia. E mentre Catherine – e con lei il lettore – ha modo di conoscere, fra l’altro, tradizioni culinarie che possono apparire a dir poco curiose, l’ispettore capo riesce a mettere insieme i pezzi di un’esistenza – quella di Wen - segnata dal dolore e dalle rinunce proprio grazie alla sua passione letteraria.
Dell’investigatore “made in U.S.A”, infatti, Chen Cao non possiede nulla: non è un detective moderno di stampo occidentale, né le indagini si basano su indizi raccolti con i metodi scientifici a noi ben noti. Sono piuttosto le intuizioni di questo ispettore capo dal cuore di poeta il cui futuro sembra ormai ben delineato all’interno delle gerarchie del Partito a portare un poco di chiarezza nell’intricata situazione che è andata via via delineandosi.

“A volte i versi venivano in mente a Chen nelle situazioni più difficili, non aveva idea di come faceva a sentirsi così lirico mentre veniva preso d’assedio dai banditi. All’improvviso qualcosa gli attraversò la mente come un fulmine”: si tratta dei versi di una poesia del passato di Wen che lo metteranno sulle tracce di chi ha potuto aiutarla a fuggire e a nascondersi dalle autorità e dalle Triadi che per motivi diversi si sono messi sulle sue tracce.
Un altro caso è chiuso, ma rimangono molti dubbi sulla vera entità delle attività illegali e sul coinvolgimento delle alte sfere del Partito.
La verità, in questo paese di contrasti, sembra ammonire Xiaolong, non è mai risolutiva: al lettore non restano che le supposizioni e le ipotesi, oltre alla sensazione di aver esplorato luoghi dove il male che ha radici profonde fin nelle tradizioni più antiche riesce ad adattarsi senza difficoltà al peggio di una modernità, in Cina come altrove, ormai dilagante.

Qiu Xiaolong
Visto per Shanghai
Collana Farfalle
Marsilio Editori – 2004
Pagine 357, 16,50 euro

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