Romolo Paradiso: Gesualdo Bufalino: “Vivere fuori del proprio tempo è la sola santità che ci rimane”.
Io, che sono un accanito lettore di libri, so bene che il sognare è una funzione importante per gli individui, perché offre la possibilità di immaginare un altro momento, migliore di quello che si vive. Un’opportunità di credere e di operare per una prospettiva che ci affascina. Per questo sono del parere che la fantascienza sia il sogno di un futuro in cui il progresso tecnologico rappresenti, per l’uomo, un’esperienza di senso e di valore. Concetto che ho ritrovato nel bel libro di Andrea Coco: “Operazione Arca di Noè”. Concetto che è un po’ il fulcro di quel filone fantascientifico denominato “Fantascienza sociale”, che ha nello scrittore statunitense Ray Bradbury uno dei principali esponenti. Al centro della fantascienza sociale c’è sempre l’uomo, con i suoi problemi, con le sue aspettative, con le sue perplessità e con i suoi sogni. In particolare mi sembra che Andrea Coco, nel suo libro, fissi una preoccupazione e un desiderio contrastanti e ricorrenti spesso in noi. La prima: la Paura del futuro. E la conseguente voglia di riabbracciare un passato conosciuto e per questo più rassicurante. La seconda: la voglia di guardare al futuro con speranza. E’ così Andrea?
Andrea Coco: Certamente. Era il giugno del 1997 ed una delicata convalescenza post operatoria mi aveva costretto a restare a casa. La forzata inattività mi aveva dato il tempo per riflettere su alcune idee che da tempo attraversano da parte a parte la società civile e mi lasciavano alquanto perplesso. Da una parte il mito di un passato idilliaco “rurale” legato alla paura del futuro, di un progresso tecnologico visto come un Moloch che ingoia l’umanità. Insomma il rischio di veder nascere una società “mummificata” che, rifiutando il progresso e la tecnologia, preferisca rifugiarsi in un passato ideale, al costo di riscriverlo. Un fenomeno, ahimè, in atto in diversi paesi del pianeta. Allo stesso tempo mi preoccupava l’estremo opposto: un progresso tecnologico senza limiti, al servizio di se stesso e non dell’uomo. Per quanto mi riguarda non vedo alcuna incompatibilità di principio tra passato e futuro, tra progresso e identità culturale e non posso non essere preoccupato da una simile dicotomia in atto, che sta assumendo da entrambe le parti dei toni marcatamente integralisti.
E’ stata mia moglie a suggerirmi di scrivere un libro, anche per riempire il tempo a disposizione, invito che ho prontamente raccolto, fermandomi solo un anno dopo con un libro pronto, ma senza un editore disposto a pubblicarlo. Il libro è rimasto fermo nel cassetto fino al 2003, quando la Delos Books ha accettato di pubblicarlo. E’ iniziato un lavoro di revisione stilistica dell’opera, che non ha minimamente intaccato il contenuto del libro - nel frattempo era avvenuto l’11 settembre - a testimonianza della validità dell’opera. Il libro ovviamente ha risentito di questa forzata inattività “creativa”, tanto che è suddiviso in due parti distinte proprio da una operazione chirurgica, che serve a delimitare due attimi radicalmente diversi della vita del personaggio principale dell’opera, Aner Sims. Colgo, inoltre, l’occasione per illustrare un altro aspetto stilistico dell’opera: l’utilizzo dell’Io narrante. Il lettore “vede”, infatti, la storia con gli occhi del personaggio principale, in una posizione privilegiata, al centro della scena, e, allo stesso tempo, ha così modo di stabilire un canale empatico con Aner Sims, provando le sue stesse emozioni.
Romolo Paradiso: Insomma, quello che mi sembra traspaia con nitidezza nel libro di Andrea Coco, è questo desiderio di speranza in un futuro da costruire a misura d’uomo, in cui l’uomo però sia in grado di portare con sé, custodendoli, alcuni valori etici di base, e in più, la capacità di pensare, di indagare, di creare, di avere attenzione all’altro, il piacere di comunicare, la convivialità, il rispetto della natura e il gusto del cibo. A proposito della convivialità e del gusto del cibo, mi sembra, Andrea, che nel libro i personaggi amino spesso intervallare l’azione e il pensiero con momenti di incontro attorno ad una tavola imbandita di buon e ben scelto cibo. Qual è il senso di questo?
Andrea Coco: Il momento del pasto deve essere inteso sia come momento di aggregazione tra persone sia come riscoperta della buona tavola, della buona alimentazione. Ma non solo: serve anche a costituire un attimo di pausa, un intervallo dopo una situazione di “azione”, per spiegare quanto è accaduto. Un libro è una sapiente miscela di momenti di azione intervallati a momenti di tranquillità. Per quanto riguarda Operazione “Arca di Noè” ci sono tre pasti “importanti”: il primo nel quarto capitolo che serve a spiegare lo scenario nel quale si muove il personaggio principale. Il secondo (diciottesimo capitolo) è un’occasione gioiosa all’interno di una movimentata gita al mare ed il terzo (quarantacinquesimo capitolo) si trova alla fine dell’opera e rappresenta una vera e propria festa all’aperto per celebrare lo scampato pericolo. C’è infine un malizioso paragone tra un personaggio femminile, Penny Penfield, ed un vino, il Moscato passito di Maccarese, “dal colore giallo dorato, dal sapore dolce, ampio e soave” ma allo stesso tempo dalla gradazione alcolica piuttosto elevata: fino a 15 gradi!
Romolo Paradiso: Certo, attorno ad una tavola imbandita si ritrova una certa serenità che la quotidianità può, a volte, lacerare. E si riscopre il gusto del dialogare, dell’ascoltare, del costruire anche pensiero. Ecco, questo aspetto della capacità di pensare, di rifiutarsi d’accettare senza critica quanto viene detto e proposto dal bombardamento dell’informazione o da chi guida una comunità, mi sembra un concetto che domina la narrazione, soprattutto quando, nel racconto si appalesa che la possibilità di un conflitto tra le due fazioni dominanti, può portare la comunità verso un nuovo autoritarismo. E’ vero Andrea?
Andrea Coco: E’ proprio così. Nel libro sono presenti altri due temi presenti alla nostra società contemporanea: la nascita di un nuovo autoritarismo e il rischio di uno scontro finale tra i massimi sistemi politici/economici. Il progressivo distacco tra il cittadino e lo Stato, sia nel senso di partecipazione alla vita pubblica sia di allontanamento geografico - una diretta conseguenza della globalizzazione politica e delle nuove tecnologie, in particolar modo della telematica - rischia di favorire la nascita di un sistema autoritario, una entità astratta, lontana per forza di cose dai sentimenti delle popolazioni amministrate. Un simile edificio politico, per reggersi e giustificare determinate scelte strategiche, è spinto ad adottare una ideologia autoritaria.
Inoltre una volta che non ci sono più nemici, i vecchi alleati non servono. All’improvviso diventano i nuovi nemici da eliminare per raggiungere la meta finale: il dominio assoluto, un’idea che accompagna l’umanità da svariati millenni e che si manifesta in modo crescente con la nascita dei grandi sistemi politici. L’unico modo per evitare che questo accada veramente consiste nel riappropriarsi del proprio futuro, consapevoli che questo non è scritto da nessuna parte, ma piuttosto che lo costruiamo noi giorno per giorno. Chi si rassegna ad un futuro peggiore non potrà non vederlo realizzato. Homo faber fortunae suae.
Romolo Paradiso: Quindi l’importanza del pensiero per mantenere uno stato di libertà e di indipendenza individuale, ma anche, e nel libro c’è ben indicata, la necessità di ritagliarsi del tempo non solo per pensare, ma per creare, costruire qualcosa di nuovo, di alternativo a quanto si vive o si vede. Un tempo creativo che si può trovare ovunque, anche sui mezzi pubblici, come ha fatto Andrea Coco per scrivere alcune pagine importanti della sua opera, un’opera, che, per questo, Andrea suole definire, “camminata”. Mi sbaglio?
Andrea Coco: Tutt’altro. Ho utilizzato i tempi morti, trascorsi sui mezzi pubblici, per tirare giù la bozza del libro. Ho scritto su ogni mezzo di trasporto possibile: autobus, tram, metropolitane, treni ed aeroplani. Ma non solo: i personaggi del libro utilizzano i mezzi pubblici per spostarsi. Nel 2297, il trasporto privato è ridotto ai minimi termini sia per non inquinare le città sia per controllare la vita dei singoli. Tutti devono utilizzare i mezzi pubblici di superficie (tram, filoguidati, metropolitane e ferrovie), tranne rare occasioni, con l’esclusione delle forze dell’ordine e degli appartenenti alle classi dominanti, che sono liberi di solcare i cieli con le loro aviomobili.
Inoltre, l’opera descrive in modo accurato i luoghi dove si svolge l’azione, in buona parte reali. Un libro - guida turistica di una Roma del futuro (ma con un occhio al passato), che consente al lettore di dare vita ad una caccia al tesoro, vivendo con i propri occhi quanto legge. Il luogo maggiormente citato è senza dubbio il quartiere dell’EUR, dove si svolge gran parte dell’azione, ma altre strade sono presenti nell’opera. Tra le tanti: via Luigi Rizzo, via Gibilmanna, via Giorgio Pallavicini, rispettivamente la strada dove inizia il libro (è lì che si trova il Centro di Produzione n. 7) e dove si trovano due importanti case-rifugio di Aner Sims. Non mancano ovviamente le località fuori “porta”: Le Rughe, Ostia Lido e l’astroporto di Roma Fiumicino “Leonardo da Vinci”, dove ha termine la storia.
Romolo Paradiso: C’è poi un aspetto importante in “Operazione Arca di Noè”. Il sottolineare quanto la ricerca, in tutte le sue dimensioni, sia basilare per la vita dell’uomo. Una ricerca che sappia, vero Andrea, guardare anche oltre l’umano e il tangibile e sfiorare quel mistero che sta nel cuore degli uomini e delle cose.
Andrea Coco: Nel libro c’è una frase ricorrente “cercare e trovare”, presa dal Vangelo di Tommaso. E’ un invito a non fermarsi alle apparenze, ma a cercare la vera sostanza di quanto ci circonda e allo stesso tempo un invito a risalire verso l’alto fino a trovare l’origine di ogni cosa. Insomma il rifiuto ad accettare in modo acritico la realtà circostante.
Romolo Paradiso: Insomma in mezzo ai tanti intrighi e conflitti che il libro ci rappresenta, e che raffigurano una realtà comune all’uomo di sempre, appare una sorta di mappa, indicata dall’autore attraverso i comportamenti dei personaggi, che mostra quali potrebbero essere i percorsi “antidoti” ad una società che, materializzandosi troppo e divenendo oltremodo conflittuale ed egoista, rischia di distruggere tutto quanto di buono c’è negli individui e nelle cose. E’ così?
Andrea Coco: E’ proprio così. Questi temi sono presenti in modo trasversale all’interno dell’opera e come possibile antidoto viene proposto di ricorrere, a livello civile, all’associazionismo di base e a livello politico, agli stati federali. Due idee già sviluppate da Alexis de Tocqueville nel libro “La democrazia in America”; insomma nulla di nuovo ma senza dubbio una saggia e pacata risposta a problemi che, purtroppo, ciclicamente si ripresentano sulla scena della storia.
Nel libro viene, infine, ribadito il diritto alla libertà individuale. Il singolo contro il Leviatano. Verso la fine dell’opera uno dei personaggi dirà testualmente: “Ognuno di noi è libero di scegliere secondo coscienza e chi la pensa in modo diverso non è necessariamente un eretico o un infedele da convertire. È semplicemente un altro che la pensa in modo diverso dal nostro. Nessuno ha l’obbligo di doverci correggere a meno che la nostra attività non danneggi il prossimo”. Un invito al reciproco rispetto in una società che del prossimo non tiene alcun conto. Domani come oggi.
Romolo Paradiso: Infine, vorrei fare un passo indietro. Tornare al sogno ed alla meraviglia che il sogno veicola. La fantascienza, come Andrea Coco ci ha rappresentato in questa sua interessantissima opera prima, è un bel sognare. Un sognare di cui tutti oggi abbiamo necessità per ritrovarci e sentirci ancora vivi. Per non perdere quel pizzico di ingenuità che ci aiuta a vedere meglio noi stessi, gli altri e la vita. Emil Cioran diceva: “Per fortuna non tutti hanno perso l’ingenuità, così non tutti sono infelici”.
Grazie Andrea per averci regalato un bel sogno!
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Lidia








