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Libri di diete e di cucina

Gennaio: dopo i pranzi natalizi e i cenoni dell'ultimo dell'anno, molti approfittano del nuovo inizio per fare buoni propostiti alimentari…

Anch’io che amo la Francia e tutto ciò che è francese in modo quasi viscerale, devo ammettere che fra noi e i cugini d’oltralpe esistono non poche rivalità. Penso, ad esempio, al calcio o alla moda, ma anche alla cucina.
A questo proposito, due francesi, con i loro libri pubblicati in Italia e negli Stati Uniti, intendono svelarci i loro segreti per un’alimentazione sana e un corpo in perfetta forma.
La prima, attraverso un bestseller americano dello scorso anno dal titolo Le francesi non ingrassano – French women don’t get fat (Sperling & Kupfer, 2005, 271 pagine, 14 euro) -, è una parigina cinquantaduenne taglia 42, Mireille Giuliano (un cognome che proprio del tutto di origine francese non dev’essere…) che, fra memorie, ricette vere e proprie o di filosofia spicciola, non si dimentica di presentarsi come la presidentessa della Champagne Veuve Cliquot. Proprio a causa di questo incarico, è costretta a viaggiare spesso fra Parigi e New York e a mangiare al ristorante, ma non ingrassa…
Come fa? La strada francese tracciata da signora Giuliano è presto detta: far sì che le nostre due nature, quella che ci vorrebbe sane e snelle e quella che invece ci vorrebbe appagate in altro modo, trovino un compromesso fra volontà e gusto del piacere.
Quella che Livia Manera, in un articolo dedicato tempo fa a questo libro, considera la cosa più intelligente scritta dalla Giuliano – «Le francesi non ingrassano perché non hanno permesso a nuove mode alimentari e moderne teorie su come il corpo brucia il cibo, di sostituirsi a secoli di esperienza» – non sembra tener conto dei risultati che un altro parigino, Claude Chauchard, ricercatore di fama internazionale, specialista in endocrinologia, biologia e nutrizione, sostiene di aver ottenuto con un metodo infallibile.
Fin dalla copertina del suo libro, promette infatti: «Perdere 10 anni in 30 giorni senza chirurgia – un programma rapido ed efficace che assicura risultati concreti» (Fabbri, 159 pagine , 14,50 euro ).

Il metodo in questione si basa su lavori scientifici recenti e sulla convinzione che noi dovremmo mangiare ciò di cui il nostro corpo ha bisogno in rapporto all’attività giornaliera e, soprattutto, in funzione delle secrezioni digestive di ciascun organo implicato nella digestione, che è più o meno attivo durante la giornata. Inoltre, è studiato per combattere i responsabili del precoce decadimento: l’infiammazione, l’ossidazione, la glicazione e le allergie alimentari.
Beh, io ci ho creduto ed mi sono messa in mente di provarlo.
Era il mese di luglio, volevo perdere qualche chilo e, dopo aver fatto il test iniziale, tanto per cominciare, ho affrontato il programma veloce che mi avrebbe assicurato un aspetto migliore, rughe ridotte, buon umore e ritrovata vitalità in soli quattro giorni!
Armata di buona volontà, ho fatto gli acquisti necessari, soprattutto il pesce che, per altro, ha smesso di fare bella mostra di sé nel mio freezer da poco.
Vorrei poter dire che ho cambiato idea sulla validità del programma, ma sarebbe un’inutile bugia: proprio non ce l’ho fatta!
Sarà forse perché il salmone non veniva, come richiesto dal dottore, dall’Alaska - e credo non fosse neppure troppo selvaggio.
Sarà perché i due bicchieri di acqua con cui avrei dovuto cominciare la giornata proprio non mi andavano giù, soprattutto se per colazione mi aspettava poi il suddetto salmone o un pezzo pollo arrosto.
Sarà che mi è mancata la forza di volontà…

Insomma, ci ho rinunciato.

Ma se è buona regola trovare sempre qualcosa di buono, o di utile, in ogni libro che mi passa fra le mani, ecco ciò di cui, al di là di consigli scontati, ho fatto tesoro e che alla fine di agosto mi ha permesso di perdere quei famosi chili in più (ora li ho ritrovati, purtroppo…).

a) Posso bere tutto il tè che desidero (meglio sarebbe evitare di consumarlo accompagnato da biscottini o fette di panettone).
b) Devo limitare i carboidrati e reintrodurre nella dieta le proteine che, a parte i pranzi domenicali dai suoceri, avevo quasi del tutto eliminato.
c) Se proprio ho voglia di dolce, posso consumare del buon cioccolato, ma solo dalle 16 alle 17, l’ora in cui il picco di insulina naturale permette l’assorbimento degli zuccheri e quando mi sarebbe permesso anche un frutto (scelto fra quelli non banditi dalla lista del dottore e che avrei potuto mangiare anche dalle 11 alle 12).

Ma se queste sono due fra le più recenti proposte francesi, qual è, se esiste, la «via italiana»?

Una, ci viene indicata da Avanzi d’autore

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