“Lettera ad un insegnante” di Vittorino Andreoli

Ce ne parla Enzo, con tutta la sua esperienza di insegnante

In questi giorni ho letto “Lettera ad un insegnante” di Vittorino Andreoli, un libro che mi è piaciuto molto dal punto di vista dell’analisi di certe situazioni scolastiche.

Mi è stato utile per mettere a fuoco alcuni aspetti dell’insegnamento che adesso vedo in modo più chiaro. La lettura mi ha permesso di ordinare e meglio distinguere alcuni aspetti che prima avvertivo in modo più intuitivo, ma al tempo stesso sono “inorridito” da altre considerazioni e su certi rimedi che l’autore propone per la scuola del futuro.

Rischiando di essere un po’ scontato mi sento di dire che la psichiatria è una cosa, l’insegnamento un’altra: non si può teorizzare su aspetti applicativi di qualcosa su cui non si ha esperienza.

In particolare, faccio riferimento all’idea di sopprimere voti e bocciature fino all’università.

Interessante poi notare che in questi giorni ho letto a riguardo il parere diametralmente opposto (che ovviamente mi trova d’accordo) di Crepet nel suo libro sui giovani che non crescono più.

L’unica conclusione certa è che la psicologia-psichiatria non sembra essere una scienza esatta!

Andreoli insiste per tutto il libro sul problema dei suicidi giovanili, ma l’errore di fondo sta nel fatto che non è nella scuola che deve cercarne la causa, ma nel malessere molto profondo nel nostro mondo.

Commenti dei lettori

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  • Annamaria

    11 Mar 2009 - 11:31 - #1
    0 punti
    Up Down

    A mio avviso, bisogna saper cogliere quel che di buono c’è da cogliere in una lettura, qualsiasi essa sia, e nel delicato libro dell’umile Vittorino Andreoli c’è MOLTISSIMO materiale su cui riflettere per riuscire a dare di più ai ragazzi che sono innanzitutto assetati d’amore e di autostima: è altrettanto importante ”come” si comunica, non solo ”cosa” …

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