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Jeffery Deaver, "La luna fredda"

Jeffery Deaver, ex avvocato, vive tra la California e la Virginia. Ha conosciuto il successo internazionale con Il collezionista di ossa, la prima indagine di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs. È autore di numerosi altri thriller – La sedia vuota, La scimmia di pietra, Lo scheletro che balla, La dodicesima carta… -, tutti caratterizzati da colpi di scena improvvisi e da una trama perfettamente congeniata, di una raccolta di racconti, Spirali, e del thriller storico Il giardino delle belve

Mai come nell’ultimo romanzo di Jeffery Deaver, La luna fredda, l’esclusiva coppia di detective, Lincoln Rhyme

e Amelia Sachs, si sono trovati a lottare contro il tempo: si firma infatti “L’Orologiaio” lo spietato assassino che ha già

colpito due volte e che lascia sulla scena del crimine, come biglietto da vista, un prezioso orologio antico.

Da sempre abituata a non considerare un caso chiuso fino a che ogni tassello non abbia trovato la giusta collocazione, la

squadra investigativa di Rhyme, formata dall’immancabile Sellito, il tecnologico Cooper, Bo Haumann e quel Ron Pulaski che

avevamo già conosciuto ne La dodicesima carta, deve cercare di sventare gli altri omicidi che, presumibilmente,

l’Orologiaio ha programmato con estrema precisione.

E se da una parte verrà a mancare l’apporto esclusivo di Amelia, impegnata a risolvere un intricato caso di corruzione, la

sua prima indagine autonoma che la porterà ad affrontare anche i fantasmi del passato, il detective costretto alla sedia a

rotelle nella quasi totale immobilità potrà contare sull’aiuto dell’agente speciale Kathryn Dance, esperta nella lettura del

linguaggio non verbale negli interrogatori. Nonostante l’iniziale scetticismo manifestato da entrambi verso i metodi

dell’altro, riusciranno, insieme, a dare un nome e un volto all’assassino. Un personaggio che il lettore ha avuto modo di

conoscere fin dalle prime pagine, come se Deaver volesse giocare con lui a carte scoperte e sfidarlo in una caccia agli

indizi e al vero colpevole.

Ma gli affezionati fan di Deaver, che ogni estate non possono rinunciare all’appuntamento con il brivido, hanno ormai

imparato che con questo autore nulla è come sembra, fino all’ultima pagina.

Se della trama non è consentito anticipare nient’altro, mi preme sottolineare, come è già stato fatto altrove, che

all’interno di questo thriller - un meccanismo perfettamente confezionato per tenere alta la suspense -, si sono aggiunti

elementi di modernità che lo rendono più che mai inserito nel nostro contesto storico. Sullo sfondo, infatti, vive e deve

confrontarsi con paure e insicurezze, l’America del dopo 11 settembre, l’America che deve decidere il proprio ruolo nella

guerra con l’Iraq: “Era inutile negarlo. Si poteva parlare della capacità di recupero, del coraggio e dell’intraprendenza dei

newyorkesi, ed era vero. Ma ogni volta che un aereo in discesa su LaGuardia sembrava un po’ più basso del solito, la gente si

fermava a guardare. Girava al largo se per strada notava un sacchetto della spesa abbandonato. E non si stupiva di vedere in

giro soldati o poliziotti in uniformi scure che imbracciavano nere mitragliatrici militari”.

Come se per tutti, nazioni e singoli cittadini, arriva un momento che segna un prima e un dopo con cui fare i

conti. C’è stato un “prima” e un “dopo” per Rhyme, nell’incidente, come per il caso che ha appena risolto senza, però

catturare il colpevole.

Nonostante tutto, riflette il criminalista, “La gente va avanti. Per una ragione o per l’altra, va avanti, e il Prima diventa

Dopo”.

E nel suo “dopo” ci sarà ancora, c’è da scommetterci, l’Orologiaio.

Jeffery Deaver

La luna fredda

Sonzogno, 2006

Traduzione di Andrea Carlo Cappi

Pagine 466, euro 19,00

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