In Lancillotto o il cavaliere della carretta, la tesi e il soggetto, suggeriti da Maria di Champagne, esprimono il conflitto provocato nel cavaliere dalla necessità di scegliere fra l’onore e l’amore per una dama, Ginevra, mentre Perceval o il racconto del Graal, può considerarsi un testo ‘mistico’ dove l’avventura è subordinata al dovere religioso: la storia di Percival il gallese si intreccia a quella di un altro cavaliere, Galvano, nella ricerca del Santo Graal.
Come precisa Franco Cardini nell’introduzione, “questo libro ruota intorno a quattro grandi protagonisti: un secolo della nostra storia europea e mediterranea, un genere letterario,un concetto rivoluzionario e un poeta”.
Il secolo è il XII, che segnò la nascita dell’Europa delle cattedrali e delle università, il ritorno alla filosofia di Aristotele nell’Occidente latino, un nuovo impulso nei rapporti fra cristianità e islam e nel commercio. Un secolo che ha elaborato il concetto innovatore di amore-passione, un sentimento che travolge i sensi e il corpo, ma che coinvolge profondamente anche lo spirito.
Il genere letterario è il romanzo. Questo termine designava naturalmente alcuni testi più antichi ma, in questo nuovo contesto, viene ad assumere quel significato definitivo destinato a passare ai secoli successivi.
Il concetto rivoluzionario è, insieme all’amore moderno, quello di ‘aventure’, intesa come una situazione singolare, straordinaria, imprevista, che ‘avviene’, appunto, e che deve essere superata con coraggio e sagacia: è così che il cavaliere si trova ad essere il protagonista dei romanzi d’amore e d’avventura.
Il poeta è Chrétien de Troyes, un autore di cui conosciamo veramente poco. Quasi certa è la sua identificazione con un chierico, vista la sua conoscenza del latino e la familiarità con Ovidio e Virgilio. Forse intraprese in gioventù un viaggio in Inghilterra, ma non ci sono dubbi sul fatto che fu accolto, insieme ad altri poeti, alla corte di una delle grandi dame della cristianità di quell’epoca: Eleonora d’Aquitania. La sua vera protettrice fu comunque una delle figlie di Eleonora, Maria di Champagne, sostenitrice di un vero e proprio centro culturale.
Parte della sua opera giovanile è andata perduta, ma i romanzi, scritti in versi, che sono giunti fino a noi testimoniano la sua tendenza a sostenere le tesi dell’amor cortese. Il primo a trattare un argomento propriamente arturiano è Erec et Enide, dove Chétien elabora il difficile tema dell’amore coniugale.
A Lancelot ou le Chevalier de la Carrette, dedicato alla sua protettrice, seguono Yvain, ou le Chevalier au Lion e la composizione di Peceval, ou le Conte du Graal, basato, ma forse si tratta di una finzione letteraria, sulla trama di un libro ispiratore ricevuto da Filippo d’Alsazia, Conte di Fiandra, dedicatario dell’opera.
E se per i lettori moderni il termine Graal è ormai un nome proprio, ai tempi di Chrétien non lo era affatto, così che quella proposta dai suoi versi non è la storia del Graal, quanto di un graal.
Graaus, gradalis, gardale, grasal
sono solo alcuni dei termini usati comunemente, in aree geografiche diverse, per designare un piatto o una scodella. Di certo appare un po’ tardiva e poco affidabile la proposta che vorrebbe far derivare l’espressione Saint Graal da quel Sang Réal, con riferimento al sangue di Cristo (ripresa, ad esempio ne Il codice da Vinci).
Il primo accenno in Perceval al Graal si trova allorché il protagonista, giunto al castello del Re Pescatore, assiste ad una strana processione: un ragazzo porta una lancia sanguinante, mentre due ragazze portano, una, un Graal d’oro purissimo, l’altra, un piatto d’argento. Seguendo le regole cavalleresche, Perceval non chiede nulla su quello spettacolo, mancando così una grande occasione: se avesse fatto una domanda, il Re, malato, sarebbe potuto guarire. Comincia così la ricerca, durata cinque anni del Graal, fino al momento in cui, dopo diverse avventure, il protagonista viene a conoscenza del fatto che grazie all’ostia che esso contiene, il re ferito si mantiene in vita.
Pochi versi, dunque, sono sufficienti a rendere quel graal il Graal oggetto di innumerevoli racconti, in varianti sempre più fantasiose. A partire dalle quattro “Continuazioni” di autore anonimo che, subito dopo la morte di Chrétien, hanno tentato di sviluppare l’opera rimasta purtroppo incompiuta.
Espressione dei tratti fondamentali della cultura di quel tempo, Chrétien de Troyes ci ha consegnato un’opera che non solo raggiunge un livello letterario notevole, ma che, per ricchezza e varietà di temi, ha interessato un pubblico sempre più vasto, fino a raggiungere il lettore moderno.
Chrétien de Troyes
I cavalieri della tavola rotonda
San Paolo, 2006
Pagine 280, euro 19,50
Traduzione dal francese, note, glossario e bibliografia di Bruno Amato

Lidia








