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"Il libro dei morti"

Di tutti i romanzi di Douglas Preston e Lincoln Child il primo – che è anche il primo a mettere in scena l'agente speciale Pendergast - è Relic, seguito da Reliquary e da La stanza degli orrori, il terzo libro con Pendergast ma completamente indipendente rispetto agli altri, così come il successivo, Natura morta. Dossier Brimstone è il seguente ed il primo volume di quella che formalmente gli autori hanno denominato “la trilogia di Pendergast”, di cui La danza della morte è il volume intermedio e Il libro dei morti l'ultimo, culminante romanzo

Questo, in breve, lo schema dei romanzi scritti dalla collaudatissima coppia di autori e la questione non deve apparire di marginale importanza. Sì, perché, come ci viene spiegato nelle pagine finali de Il libro dei morti, una delle domande più frequenti riguarda proprio l’ordine – se esiste un ordine -, secondo il quale vanno letti i loro romanzi. La risposta rassicura tutti, soprattutto coloro che per distrazione, per dimenticanza o per negligenza hanno perso qualche “puntata”: “Di rado è necessario leggere i libri in un ordine particolare: abbiamo fatto del nostro meglio per fare di ciascuno una storia che potesse essere apprezzata senza bisogno di leggere le altre, con qualche eccezione”. L’eccezione, che riguarda anche Il libro dei morti, è dovuta al fatto che raramente i personaggi fanno parte di un mondo autonomo. Anzi, nell’universo che, volume dopo volume, Preston e Child sono andati costruendo, i protagonisti di un libro possono comparire in un altro, oppure gli avvenimenti descritti in un romanzo possono avere ripercussioni sulla trama del successivo.

Nel caso dell’ultimo romanzo della trilogia, che per ritmo e colpi di scena non è meno a nessuno dei precedenti, l’azione prende avvio là dove era rimasta, ovvero dopo un furto di preziosissimi diamanti avvenuto nel Museo di Storia Naturale di New York, teatro degli eventi ne La danza della morte: uno strano pacchetto viene recapitato proprio al Museo e il contenuto, una specie di polvere, altro non è che ciò che rimane dei diamanti rubati da Diogenes Pendergast, il fratello malvagio di Aloysius, l’agente dell’FBI accusato ingiustamente di una serie di omicidi commessi invece da Diogenes e per questo rinchiuso in un carcere di massima sicurezza.
Per salvare la credibilità del Museo, ma soprattutto grazie ai fondi di un misterioso finanziatore condizionati però alla realizzazione di un progetto ben preciso, i responsabili decidono di organizzare un evento straordinario.

“L’Egitto fa sempre colpo sul grande pubblico”.

La frase pronunciata dall’avvocato del museo ben si adatta anche a Preston & Child ed i loro lettori. Ecco allora prospettarsi la riapertura della Tomba di Senef, perfetta ricostruzione di un tempio egizio da tempo dimenticato dopo la chiusura, avvenuta negli anni Trenta. La tomba di Senef, reggente di Tutmosis IV, costruita in blocchi di pietra calcarea, venne smantellata e trafugata dai francesi durante l’invasione napoleonica dell’Egitto, poi finita nelle mani dei britannici. Fu acquistata da un magnate americano - uno dei primi mecenati del Museo, che morì per una tragica ironia della sorte appena due giorni prima della grande inaugurazione del 1872 –, per essere riassemblata nel sotterraneo.
Ma Senef fece parlare di sé anche a causa di una serie di sensazioni, di presentimenti percepiti entrando nella tomba, cui si aggiunsero nausea, mancanza di fiato, sudori, palpitazioni, disordini nervosi. Tutti questi fatti, uniti alle tradizionali maledizioni contro chiunque avesse violato la tomba e, probabilmente, qualche incidente più grave, visto che un intero fascicolo di documenti si trova ora in un area di sicurezza, convinse gli allora responsabili del Museo a murare la tomba e a dimenticarla per anni, almeno fino all’insperato nuovo finanziamento.
Mentre i lavori per l’allestimento della mostra proseguono a ritmo serrato, ma non senza una serie di morti dovute ad una strana forma di follia, qualcuno sta organizzando la fuga dell’agente Pendergast, sulla cui colpevolezza nascono molti dubbi. Lo stesso capitano della Omicidi, Laura Hayward, comincia a credere non solo che il vero responsabile degli omicidi descritti nella seconda parte della trilogia sia il fratello, Diogenes, ma anche che quest’ultimo stia progettando un piano criminoso ancora più vasto, inteso a coinvolgere un numero altissimo di vittime e che, in qualche modo, possa riprodurre il trauma che ha subito da bambino.
Ed è proprio durante l’imponente festa inaugurale - in un ambiente claustrofobico dove archeologia ed esoterismo si mescolano alla migliore tradizione poliziesca -, che si svolge il primo atto di questa infinita lotta fra il bene e il male, incarnati dai due fratelli. Dopo aver cercato nel passato della propria famiglia ed aver rivissuto l’esperienza traumatica che ha condizionato in modo indelebile l’equilibrio di Diogenes, Aloysius comprende quale può essere la sua diabolica macchinazione e tenta di sventarla. L’atto finale, però, che vedrà sopravvivere solo uno dei due, si svolgerà altrove, in luoghi piuttosto familiari a noi italiani e che gli autori dimostrano di conoscere (e forse amare) in modo particolare.

 
 Douglas Preston & Lincoln Child
Il libro dei morti 
Sonzogno, 2007
Pagine 504, euro 18,00

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