I due libri hanno molto in comune.
In entrambi, rivive, sotto forma di diario e di racconto, la tragica esperienza della deportazione, vissuta da ebreo, il primo, da prete cattolico, il secondo. Su entrambe le copertine, campeggia un numero: il numero assegnato ai due protagonisti, come a tutti i deportati, ridotti, nel lento processo di perdita della loro umanità, a qualche cifra tatuata sul braccio e cucita sulla casacca, come pure il triangolo - giallo per Nedo, rosso per Jean.
In mezzo a tanta sofferenza, morte e distruzione (entrambi persero la madre durante il periodo di detenzione), brillarono momenti di solidarietà e di amicizia ed entrambe le vicende ebbero un “lieto fine” - se così si può chiamare la sopravvivenza ad esperienze atroci e inenarrabili.
Il coraggio di vivere di Nedo Fiano
Pfarrerblock 25487, Un prete a Dachau, 1941-1942 di Jean Brenard

Lidia








