Harry Wu, "Contro rivoluzionario: I miei anni nei gulag cinesi"

Seconda parte

Dal 1994 la Cina è stata protagonista di significativi cambiamenti – precisa Harry Wu -, così che la nazione più popolata nel mondo è diventata una delle principali potenze politico-economiche. I dati sui Laogai, però, sono disarmanti: in Cina oggi ci sono ancora 1045 Laogai perfettamente funzionanti. Essi permettono allo Stato totalitario di raggiungere un duplice obiettivo: perpetuare la macchina dell’intimidazione e del terrore, con il lavaggio del cervello per gli oppositori politici (ottenuto mediante l’indottrinamento politico quotidiano sulle verità infallibili del comunismo e mediante l’autocritica), e fornire un’inesauribile forza lavoro a costo zero - fino a sedici ore di lavoro al giorno, sicurezza e igiene inesistente, nuda pietra come giaciglio, cibo inadeguato e insufficiente; pestaggi e torture, come scariche elettriche e la sospensione per le braccia, sono all’ordine del giorno.
Il Governo cinese ha recentemente comunicato l’esistenza di una proposta di legge per la riforma del sistema dei campi di lavoro, ma come spesso accade si tratta di modifiche “cosmetiche” volta alla ricostruzione della sola immagine del paese.
Nonostante tutto ciò, le autorità politiche ed economiche di tutto il mondo continuano imperterrite a collaborare con Pechino. Le immagini che arrivano all’Occidente sono di una Cina in prodigiosa crescita economica e in promettente progresso sociale. Ma il profitto derivato dal commercio, non sta migliorando affatto la situazione dei diritti umani, né il benessere del popolo cinese. I dati ufficiali sono espliciti e parlano di un aumento di repressioni, abusi, morti e arresti, ma anche di rivolte popolari. In quest’ottica, anche i rapporti commerciali con la dittatura cinese, non solo sono immorali, ma anche deleteri da un punto di vista economico.

In definitiva, sono queste, secondo Harry Wu, le misure necessarie che ogni paese dovrebbe adottare:

- intraprendere una grande campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’impatto e i danni del “boom economico cinese”;
- approvare in ogni paese, così come hanno fatto il Congresso Americano e il Parlamento Tedesco, una risoluzione che condanni i Laogai e la violazione sistematica dei diritti umani in Cina;
- approvare leggi che impediscano l’importazione di mercanzie e prodotti che nascano parzialmente o totalmente dal lavoro forzato, attraverso un sistema di certificazione obbligatoria e di etichettaura che permetta di identificare i prodotti;
- pretendere l’applicazione universale delle “clausole sociali” e delle “clausole ambientali”, in modo che i prodotti cinesi soddisfino gli stessi parametri e garanzie di igiene e di sicurezza richiesti ai produttori europei;
- contingentare le quote di importazione e imporre dazi molto alti sulle importazioni dalla Cina, arrivando, se necessario, all’embargo.

Tutto questo perchè “non possiamo dimenticare i milioni di vittime dei laogai ed i milioni di persone che vi soffrono oggi. Dobbiamo tenere alta l’attenzione sui laogai affinchè i loro orrori non continuino in Cina e non si ripetano mai più in altri luoghi.”

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