"Rivoluzione" di Jack London

Jack London è certamente ricordato per almeno due romanzi entrati di diritto nella grande letteratura per ragazzi: Il richiamo della foresta e Zanna Bianca. Essi fanno parte di una ben più vasta produzione: London pubblicò infatti cinquanta volumi e cinquecento scritti di vario genere, fra articoli, racconti e saggi (non tutti, però, incontrarono i favori della critica), ed il libro che forse amava maggiormente era "Martin Eden"...

Ricche di riferimenti sull’amore che l’autore provava per la natura e per gli esseri selvaggi, in queste pagine dallo stile mosso e originale si scorge anche l’eco della sua vita “irrequieta” – fu pirata, hobo vagabondo sui treni del Nord America, cacciatore di foche nell’Antartico e cercatore d’oro nel Grande Nord -, e la sua aspra polemica sociale.

Oltre a studiare modi per praticare l’agricoltura sostenibile nel suo ranch a Glenn Ellen, in California, e a svolgere attività quali corrispondente di guerra, reporter, fotografo e conferenziere, egli fu infatti un “rivoluzionario socialista lucido e poi disilluso” e come tale non abbandonò mai la speranza in un riscatto. Si inserisce in questo contesto la raccolta di tredici scritti che nel 1909 Jack London pubblica con il titolo di Revolution and Other Essays.
Rivoluzione.
Una rivoluzione unica e colossale, quella profetizzata e sostenuta da Jack London.
Unica perché si tratta della prima rivoluzione a livello mondiale, non è sporadica o casuale: non è la fiammata dello scontento popolare che un giorno si leva e quello dopo svanisce.
“È una rivoluzione più vecchia della generazione che la rappresenta e ha una storia con le sue tradizioni, con un elenco di martiri che solo quello della cristianità supera. Ha anche una propria letteratura che è milioni di volte più scientifica, imponente ed accurata della letteratura di qualsiasi rivoluzione precedente”.
A sostenere un tale movimento ci sono ben sette milioni di rivoluzionari che intendono prendere le redini del potere, distruggere la società capitalistica, portare il benessere nel mondo, rovesciando completamente l’ordine della società che conosciamo: entro l’anno duemila, il capitalismo sarebbe caduto.

Jack London morì nel 1916. L’anno duemila è ormai passato e il capitalismo è ancora una realtà ben salda, che non dimostra segni di cedimento.
Fu solo un povero visionario illuso?
Tutt’altro.
In una situazione che vedeva più intensi i conflitti sociali ed una classe dirigente in una posizione di gelosa difesa e di chiusura di fronte ad evidenti trasformazioni, la sua fu una voce forte ed onesta.
La sua lucida analisi mette in evidenza tutte le contraddizioni che la gestione fallimentare della società da parte dei capitalisti ha portato e ancora si trascina con sè.

Rivoluzione non dev’essere considerata un’occasione perduta, piuttosto una nuova opportunità che, a distanza di anni, ci viene consegnata da uno scrittore che ha vissuto fino in fondo il suo tempo e che ha sempre creduto nella nobiltà e nell’eccellenza dell’uomo - nonostante tutto, nonostante tutti.

Completano l’opera, pubblicata per la prima volta in Italia da Mattioli 1885 e curata da Davide Sapienza, racconti di fantapolitica come Goliah, le riflessioni di grande attualità e varietà, come ne Gli altri animali o Il pericolo giallo, e il personalissimo brano che chiude la raccolta dal titolo Che cos’è per me la vita.

La riproduzione di alcuni documenti testimoniano inoltre come Jack London sia stato oggetto di “interesse”, come rivoluzionario, del Federal Bureau of Investigation.
Di lui, all’epoca già deceduto, si legge:

“Jack London (1876-1916): Famoso autore americano militante nel movimento operaio. Socialista. Combatté con la sua penna contro l’ordine prestabilito”.

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