"La rilegatrice di libri proibiti"

"Un libro è un insieme di fogli stampati o manoscritti delle stesse dimensioni cuciti insieme in un certo ordine e racchiusi da una copertina" Wikipedia

Un libro, riflettiamo, prima ancora di essere un oggetto nella mani del lettore, è stato un sogno nella mente dello scrittore (è vero anche che alcuni libri avrebbero potuto benissimo rimanere nella testa dei loro autori senza che nessuno ne sentisse la mancanza – ma questa è un’altra storia).
Un libro, dunque, non è semplicemente un insieme di fogli di carta e, prima di arrivare al prodotto finito, deve essere sottoposto a vari passaggi, non ultima, la rilegatura. Tutti i procedimenti necessari, prima dell’avvento delle macchine che oggi sono in grado di rilegare interi documenti in pochi secondi e senza il bisogno di personale esperto, erano effettuati a mano. Ciò conferiva al libro quell’aurea di preziosità che i nostri moderni volumi, dalle pagine troppo presto ingiallite, sembrano aver perso - se mai l’hanno posseduta.

Quali e quante sono le parti di un libro?
Quanto è importante una copertina azzeccata, la scelta dei materiali e dei colori, il gusto personale del rilegatore, la sua capacità di condensare in un’immagine, in una decorazione, il contenuto del libro stesso?

Di tutto questo, ma anche di molto, molto altro, ci racconta La rilegatrice di libri proibiti.

Il titolo è intrigante.
La trama è avvincente.
Lo stile è vivace.
Questo libro, insomma, sembra essere frutto di quel piacere del narrare cui risponde sempre il piacere del leggere.

E allora, mentre leggo, cominciano a frullarmi per la testa le domande che vorrei porre all’autrice, Belinda Starling - è la prima volta che la sento e non ho neppure letto le note biografiche sul risvolto!

Da dove nasce questo amore per i libri “da costruire”, prima ancora che da leggere?
Perché ha scelto un romanzo storico come prima prova narrativa?
Dove si è documentata in modo così approfondito sia, in particolare, sul lavoro svolto in una legatoria e, più in generale, sulla vita nella Londra della seconda metà del XIX secolo?
Che cosa l’ha colpita maggiormente del periodo storico durante il quale ha ambientato il suo romanzo?
Qual è l’elemento, fra i molti, che cosa rende così moderna Dora Damage?
È stata mai ossessionata, come la protagonista, da una passione?
Anche il problema razziale sembra starle particolarmente a cuore…
Alla luce delle considerazioni di Dora sui libri e, soprattutto, sulle foto che avrebbe dovuto rilegare, il suo romanzo sembra affermare che poco o niente, da allora, è cambiato in tema di voyeurismo, pornografia, pedofilia, e che l’emancipazione sessuale, così come veniva intesa da alcuni, avrebbe volentieri potuto fare a meno di molti “uomini illuminati”. È d’accordo?

Questo, e tanto altro, vorrei chiedere a Belinda Starling.

Vorrei.
Vorrei, ma non posso.

Continua…

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