Intervista a Chelsea Cain

[Seconda parte]

Mi sembra comunque che lei abbia concentrato tutto il “peggio” possibile sia nella figura del carnefice, una donna crudele e priva di scrupoli (di solito i serial killer sono uomini), sia nella figura delle vittime, ragazzine giovani e innocenti. Lo ha fatto per sconvolgere il lettore?

Le ragazze sono in realtà assassinate non dalla donna, che è in carcere, ma da un altro serial killer. Però ho cercato di creare una serie di crimini perpetrati con tale violenza e con tale lucidità da competere con quelli di Gretchen che ora non può più commetterli - Gretchen che a mio avviso è una personalità molto interessante, molto carismatica e talmente spietata da far sì che questi crimini coinvolgessero il lettore fortemente, al punto da desiderare che l’assassino fosse consegnato alla giustizia.
Quando ero alle scuole superiori, nel paese in cui vivevo, una ragazza più o meno mia coetanea uscì di casa per portare a spasso il cane e sparì: il cane tornò a casa, lei invece non tornò mai. Dopo qualche tempo, venne ritrovato il corpo, stuprato e senza vita, di questa ragazza, abbandonato nel letto di un torrente. Fu, naturalmente, un evento molto scioccante per una piccola comunità come la nostra. Quando poi venne una troupe televisiva per fare un servizio sull’accaduto, chiesero a me, sostanzialmente, di recitare il ruolo di Mandy, questa ragazza, perché le somigliavo molto. Per cui dovetti andare a casa sua, incontrare la madre, prendere il cane e portarlo a spasso, con la telecamera che mi seguiva, fino al torrente. Questa esperienza ha lasciato una forte traccia dentro di me e quando ho cominciato a scrivere il mio romanzo, ho cercato di trasmettere questa sensazione, dando però una soluzione diversa: l’assassino di Mandy non fu mai trovato, mentre nella mia vicenda io posso trovare l’assassino e consegnarlo alla giustizia.

Con la soluzione positiva della vicenda vuole allora consegnare al lettore un messaggio positivo e tranquillizzante?

In realtà, con i miei romanzi non voglio lanciare messaggi. Voglio solo creare una storia molto coinvolgente, emozionante, che si risolva per certi punti di vista, ma che lasci aperte delle porte
Comunque chiunque scrive thriller, deve, secondo me, arrivare ad un certo punto ad una soluzione: se avessi lasciato lo strangolatore libero, non sarebbe stato un bel gesto nei confronti dei lettori. Il mio romanzo lascia comunque qualche cosa in sospeso. Mi riferisco soprattutto all’analisi del rapporto fra i due protagonisti, il detective Archie Sheridan e la serial killer, Gretchen Lowell. Sapevo benissimo, dal momento che ho cominciato a scrivere questo romanzo, che c’era molto da raccontare e che un libro solo non sarebbe bastato: non l’ho fatto per far arrabbiare i lettori, ma perché voglio dare loro di più!

Ma crede che questo rapporto fra il serial killer e il detective, fra carnefice e vittima, possa esistere veramente nella vita reale?

Non ha importanza: ha importanza che esista nell’universo che ho creato, nel mio romanzo. I poliziotti che si trovano alle prese con un caso per molto tempo, sono un po’come i medici che lavorano in un centro di primo soccorso, che hanno a che fare costantemente con la vita e con la morte. C’è una scelta molto chiara, che devono fare, fra il lavoro e la vita familiare. Non a caso, i poliziotti sono le categorie che ha il più alto tasso di separazioni e di divorzi in assoluto. Per me è stato come sbucciare una cipolla strato dopo strato, giungere a un punto in cui c’è una separazione, che però diventa un continuo fra lavoro e amore. Naturalmente ho estremizzato le cose a scopo narrativo.

Visto che si è parlato di “trilogia”, può anticipare qualche cosa sulla trama dei prossimi romanzi?

Sicuramente ci saranno tre libri, magari anche di più, certo si concluderà in qualche modo, non sarà un puzzle ad anelli infinito. Quello che posso dire è che ci saranno gli stessi protagonisti, che analizzerò il rapporto fra Archie e Gretchen, che i lettori troveranno altri omicidi e più violenza…

Per concludere, una curiosità personale: so che lei ha scritto una parodia dei gialli di Nancy Drew, che sono stati una delle mie prime letture giovanili preferite. Mi ha, per caso, distrutto un mito?!

Tranquilla! In realtà si tratta di un omaggio: ero anch’io una sua grande fan, ero quasi ossessionata dalle sue avventure. Mi sono immaginata Nancy Drew vecchietta, che ricorda il suo passato, compresi i suoi amori, più o meno segreti; ci sono anche delle belle illustrazioni che ricordano quelle originali.

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