Harold Bloom nel suo Il Genio, Il senso dell’eccellenza attraverso le vite di cento individui non comuni (Rizzoli), dedicato alle cento vite esemplari nelle quali riconoscere, appunto, il Genio, sostiene: “Nella nostra realtà sempre più virtuale, tre autori sembrano immuni dal declino della vera lettura: Shakespeare, la Austen e Dickens”.
La Austen rimane infatti una delle più capaci, amate ed enigmatiche figure letterarie dell’Ottocento. Ben poco si sa della sua vita e non si conoscono episodi degni di particolare nota: come ha potuto una donna che non si è mai sposata, raccontare in modo così straordinario di trame amorose e di intrighi matrimoniali?
Qual era il suo vero carattere, la sua personalità?
Da dove scaturì l’ironia con la quale seppe creare personaggi che sono “miracoli della personalità”, protagoniste femminili che restano fra gli esempi più alti e rari di libertà interiore?
Certo è che Jane Austen continua suscitare l’interesse dei lettori moderni.
Interesse che si manifesta, periodicamente, anche attraverso la pubblicazione di testi di critica e di narrativa che, in qualche modo, con la Austen hanno a che fare. Ricordo, tempo fa, un bel romanzo che ruotava intorno ad un’istituzione tipicamente anglosassone, il book club, il circolo privato di lettura nel quale amici e appassionati si danno appuntamento per condividere – e discutere - le impressioni, le emozioni, ma anche le eventuali perplessità, suscitate da un libro scelto in precedenza e appena letto.
Da questo romanzo, edito da Neri Pozza, Jane Austen Book Club, della californiana Karen Joy Fowler, nel quale cinque donne e un uomo fondano un club per parlare della scrittrice e dei suoi libri che faranno da “specchio” ai vari personaggi, è stato tratto un film dallo stesso titolo – quasi ad emulare le tante trasposizioni cinematografiche delle opere della Austen.
Spesso però, per tornare alla vita dell’autrice, i luoghi finiscono per identificarsi con chi li racconta.
Questo è successo ad esempio a Bath, dove si trasferì la famiglia Austen nel 1801, la città che Jane diceva di odiare e dove il padre morì improvvisamente nel 1805.
Bath, è nota forse più per la descrizione che la Austen fece dell’ambiente provinciale nel suo L’abbazia di Northanger e, in parte anche in Persuasione, che non per le sue terme romane, le uniche naturali in tutto il regno britannico, per lo stile georgiano e per i molti monumenti in stile neoclassico. Proprio questa città, che ha mantenuto le caratteristiche dell’epoca in cui la scrittrice vi abitò, le ha dedicato il Jane Austen Centre al numero 40 di Gray Street. Oltre ad avere un “giftshop” molto fornito, per la vendita di souvenir che Jane, forse, non avrebbe molto apprezzato (oltre ai libri, strofinacci, saponette, profumabiancheria, cartoline, borse, portachiavi
), il Centro offre la possibilità di seguire un itinerario, a piedi - dei “walking tour” della durata di un’ora e mezza: una guida accompagnerà i turisti per le vie della cittadina alla scoperta dei luoghi che la Austen ha frequentato o descritto nei suoi due romanzi.

Lidia








