
Il primo incontro, un paio di anni fa. Ne Il nemico, avevamo infatti conosciuto Padre Elia, un anziano frate carmelitano, proprio nel momento in cui dal monastero dove conduceva un’esistenza solitaria era stato convocato in Vaticano dove il Santo Padre e il Cardinale segretario di Stato gli avevano affidato una missione a prima vista impossibile: avvicinare uno dei capi politici mondiali più influenti e in vista, il presidente dell’Unione Europea, scoprire se è lui ad incarnare il grande Nemico della Cristianità, e cercare di convertirlo prima che si trasformi definitivamente nell’Anticristo che porterà l’umanità, già provata e smarrita, verso la completa distruzione.
Sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti, divenuto uomo politico del governo israeliano, Padre Elia è uscito così dall’oscurità di una clausura volontaria per diventare il protagonista di un vero e proprio thriller apocalittico, appassionante proprio per il fatto che, svolgendosi in uno scenario di assoluta attualità e normalità, diventa così credibile da insinuare più di un dubbio nella mente del lettore.
Del passato di Padre Elia, però, ci sono stati svelati solo alcuni particolari legati a dolorosi eventi personali: dopo aver abbandonato una brillante brillante carriera politica in Israele, la conversione alla fede cattolica ed una vita dedicata allo studio ed alla preghiera.
Ma, quali misteri nasconde il suo passato? Quali incontri sono stati per lui tanto determinanti da condizionare la sua intera esistenza?
Il libraio, l’ultima pubblicazione italiana dell’eclettico canadese Michael O’ Brien, noto per la sua attività di pittore dedito soprattutto a soggetti sacri, rappresenta la risposta a queste domande. Ed il “prequel” de Il nemico, l’antefatto, permette allo scrittore di esplorare, ancora una volta, il significato profondo dell’amore, del sacrificio e dell’identità religiosa.
Il lettore viene trasportato a Varsavia nel 1942. La seconda guerra mondiale è ormai una violenta realtà e la vita degli ebrei, relegati nel ghetto, è in costante pericolo. Pawel Tarnowski (“non era uomo dall’intelligenza eccezionale, né era dotato di qualche talento straordinario, sebbene molti ritenessero che possedesse entrambe le cose, supposizione causata dal suo temperamento riflessivo e taciturno e dal suo lavoro di libraio”), non ha avuto un’infanzia serena, e la sua giovinezza è trascorsa lontano da casa, nel vano tentativo di imporsi come pittore: nonostante alcuni rari momenti in cui ha potuto sperimentare l’umana misericordia, la vita gli sembra appartenere ai forti.
Ad aspettarlo, in patria, la notizia di aver avuto in eredità la libreria dello zio Tadeusz, un vero e proprio “personaggio”, uno delle migliaia di negozianti idiosincratici e democratici amatoriali che definivano Varsavia il centro del mondo. Trascorreva tutto il giorno seduto in poltrona accanto alla porta d’ingresso da dove stendeva il suo bastone davanti alle caviglie di chiunque volesse varcare la soglia. Prima di entrare, un rapido controllo delle mani e l’invito, nel caso fossero sporche, a lavarsele nell’apposita bacinella. Alla libreria nella città vecchia, nulla sembra cambiato: la polvere, gli scaffali vuoti, il disordine…, persino il bastone da passeggio è rimasto ancora nell’ombrelliera accanto alla porta, ed una delle prima azioni di Pawel in qualità di proprietario è rimuovere la scritta Casa della Sapienza con qualche cosa di più discreto: per sapienza decide di usare la parola greca sofia.
Lentamente il negozio riprende ad animarsi, a dare qualche profitto. Una vita solitaria, quella di Pawel, sempre alle prese con le vicende del passato, i dubbi, i rimorsi, il disprezzo per se stesso: nessuna sposa, nessun amico, solo una famiglia che non lo aveva mai capito, nessuna gioia, nessun legame indistruttibile, nessun amore meraviglioso, nessun dolcissimo abbraccio.
Almeno fino al giorno in cui, inseguito dai tedeschi, un ragazzo si nasconde nell’ombra della porta della libreria. David Schäfer, questo è il suo nome, il futuro Padre Elia, è un ebreo fuggito dal ghetto dove avrebbe incontrato una morte sicura: averlo nascosto nella soffitta mette in pericolo la sua stessa vita, ma Pawel sente che è l’unica cosa giusta da fare. Per tutto il lungo inverno a cavallo fra il 1942 e 1943, i due vivono uno accanto all’altro, imparando a conoscersi e a capirsi; discutendo di letteratura e di filosofia, sul significato del bene e del male, del peccato e della redenzione, delle parole e del silenzio; confrontandosi sulle posizioni delle rispettive religioni.
Un’esperienza, questa, che si rivelerà di fondamentale importanza per entrambi i protagonisti non solo nella ricerca del significato profondo della propria esistenza, ma anche nella presa di coscienza di come anche le scelte apparentemente meno significative possano determinare grandi cambiamenti.
Ma non va dimenticato che, accanto a Pawel e a David, si muovono personaggi “secondari” come il corrotto conte Smokrev o come il tedesco Doktor Haftmann, ex professore di letteratura, frequentatori abituali della libreria o, ancora, come l’amata Kahlia, che attraversa il romanzo da quasi incorporea presenza.
Merito dell’autore l’aver saputo orchestrare con equilibrio i vari piani narrativi: da una parte la dettagliata rappresentazione dell’ambiente teatro di guerra, dall’altra i pensieri, le emozioni e gli stati d’animo dei protagonisti: di Pawel, che si trova a dover sostenere, suo malgrado, un ruolo attivo in una vicenda, che lo porterà a chiudere i conti con il passato e a trovare la redenzione finale, e di David che porta già in sè i tratti di una personalità forte e riflessiva.
Per la sua struttura e per i suoi contenuti, Il libraio è molto più di un trattato religioso sotto forma di avventura. Prende piuttosto la forma di un vero e proprio romanzo di idee, espressione di un più vasto dramma umano e di denuncia di una generalizzata crisi di significato del linguaggio.
“Il vero parlare è vedere come se si fosse una cosa sola: l’unione del silenzio e l’unione delle parole vere che da questo scaturiscono. Tale unione espande lo sguardo. […] Il linguaggio può darci preghiera e poesia, urla e maledizioni. Eppure non è lui ad essere la sorgente della preghiera, della poesia, delle urla e delle maledizioni. C’è una voce dell’anima che viene prima delle parole che si pronunciano”.
Michael D. O’Brien
Il libraio
San Paolo Edizioni
Pagine 492, 19,50 euro

Lidia








