
Cara Lidia,
Penso che il tuo ruolo di guida letteraria dovrebbe essere gratificato dal riconoscimento di chi ti segue.
Pertanto forse ti darà qualche soddisfazione sapere che il tuo suggerimento per la lettura de La figlia del dottore è stato molto apprezzato.
Il libro, che potrebbe forse incontrare prevalentemente le simpatie del pubblico femminile, mi ha sorpreso per la delicatezza della scrittura e il coinvolgente alternarsi dei flashback.
Sorta di romanzo nel romanzo, con la protagonista editor alle prese con scrittori esordienti che forse non riesce a discernere la realtà della sua vita dalla finzione del romanzo cui fa da madrina.
E’ più reale la trama del romanzo, o è la sua vita ad essere come un romanzo d’immaginazione?
La protagonista, Alice, ha sofferto da giovane di un tic che la portava a strizzare ripetutamente gli occhi: forse per non voler vedere l’ amara realtà che spesso rattrista la quotidianità.
Tra le righe vengono affrontati vari temi, come il rapporto degi adulti con i genitori e poi con i propri figli, le frustrazioni di chi, arrivato all’ età di mezzo, forse insoddisfatto del percorso fatto fino a quel momento, vorrebbe riversare le proprie frustrazioni sui figli, la ribellione giovanile che fa da contraltare alla demenza senile, la non sempre semplice vita di chi opera nel mondo editoriale, le nevrosi della moderna società newyorchese, brillantemente messe alla berlina da Woody Allen, e che nel libro sfociano in ripetuti colloqui di psicoterapia.
Già, la terapia: nel libro è assimilata al romanzo, entrambi considerati lenti e graduali processi di costruzione, trama e soggetto distinti eppure intrecciati.
Infatti chi vive nel mondo della narrativa, sia da protagonista, scrivendola, sia da comprimario, leggendola, come un terapeuta si insinua nella vita degli altri, entra nell’altrui psiche, vive le esperienze degli altri.
Scrivere, allora può diventare come dormire o respirare, come tutte le cose fatte in modo naturale.
I genitori di Alice ricoprono due ruoli apparentemente lontani ma in realtà complementari: il padre, chirurgo, cura il corpo, la madre, poetessa, l’anima.
La medicina permette di vivere, la poesia suggerisce come vivere.
E, infine, le frasi che mi hanno particolarmente colpito:
“Le relazioni sono una stupida lotta di potere perchè c’è sempre uno che deve prevalere sull’ altro, a letto e nel mondo? Perchè sembra impossibile stare semplicemente distesi, uno accanto all’ altro, in pace? prima che sia la morte a costringerci a farlo?”
“Quando mi chiamava pareva che stesse sempre sotto le coperte, insonnolita e calda, anche quando telefonava dalla scrivania del suo ufficio”
“Era pericoloso mostrarsi così vistosamente felici e compiaciute in un mondo miserabile come il nostro, un po’ come sfoggiare un rotolo di banconote in un quartiere malfamato “
“Ricetta per vivere sereni: assumere un’abbondante dose di felicità tutti i giorni”
“L’editing è molto simile alla medicina, con i suoi metodici processi di diagnosi, prognosi e trattamento”
“Tutti quelli che stanno qui un tempo sono stati qualcuno” ( dove “qui” sta per camposanto)
Mauro
[Questo, invece, è il punto di vista della guida]

Lidia








