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Vampiretta

Una vampira si aggira nel mondo editoriale: gli scrittori sono le sue prede preferite

L’altro giorno sono stata ad una presentazione del libro di Paolo Giordano a Novara. Nella sala del Conservatorio dove si svolgeva l’incontro non era rimasto alcuno posto libero. Alla fine dell’intervista, tutti in fila per la firma del romanzo. Io sono rimasta fra gli ultimi ed ho avvertito fortemente quella tristezza che avvolge il lettore nel momento del distacco dal suo beniamino: non si capisce come mai ci lasci andare via così, come mai non senta che noi siamo speciali, che noi gli siamo profondamente vicine, che abbiamo compreso più di chiunque altro il suo messaggio (e non ci venga a dire che non c’è nessun messaggio!).
E’ stato allora che mi è apparsa l’immagine dell’autore, prima in compagnia di una delle tante ragazze entusiaste del suo romanzo, e poi … morto!
Be’, non me ne voglia Paolo Giordano, non ho niente contro di lui, è solo che avevo appena finito di leggere Vampiretta (Fazi Editore) e devo dire che un poco mi ha condizionata.

Il titolo, pur indirizzando il lettore verso il genere horror, lascia libera più di un’interpretazione, ma la sostanza della storia è che il mondo editoriale è scosso dalle performance di una groupie letteraria che non divora solo i romanzi, ma anche – e qui la metafora finisce - gli scrittori (ricordo il significato di groupie, termine col quale si designavano le fan, spesso molto giovani, di gruppi musicali che seguivano gli artisti nei loro concerti, diventandone così non solo le sostenitrici ma anche, a volte, le amiche “intime” - non a caso queste fan avevano un aspetto più curato e spesso molto sexy rispetto alle altre).
La nostra vampira comincia, quasi inconsapevolmente, con Niccolò Ammanniti, per poi passare a Giuseppe Culicchia, Sandro Veronesi, Aldo Nove, Giuseppe Genna, Enrico Brizzi e tanti altri ancora (con una capatina all’estero per “provare” un autore straniero), in un crescendo di appetito che la porta a soddisfare la propria sete di sangue e di conoscenza carnale, estrema, dell’autore.
Il rituale è sempre lo stesso, almeno per le sue prime vittime: la sua partecipazione ad un incontro letterario, i contatti diretti con lo scrittore favoriti dal suo aspetto seducente, il rapporto sessuale più o meno cercato da entrambi e la morte di lui avvenuta per dissanguamento da evirazione.
Insomma, non è proprio il tradizionale morso sul collo, ma sempre di vampiri si tratta!
Ma cominciamo dal principio.

Lara è una ragazza come tante, solo che legge tantissimo, va alle presentazioni, alle colazioni con l’autore e ai reading. Sta per laurearsi in lettere e vorrebbe lavorare nel mondo editoriale; una sua poesia è stata pubblicata sulla franzine “Tina” e ogni tanto manda commenti ad sito letterario Nazione Indiana. Per mantenersi fa la commessa in un negozio di abbigliamento; ha un’amica del cuore, Matilde e un innamorato non corrisposto, Leopoldo, il barista che lavora nel locale di fronte al suo negozio.

Di Niccolò Ammanniti, il primo, dice:

“Mi piace come scrive e mi piace anche lui. Tiro sceme le mie amiche da secoli. Roba che so disegnare le sue sopracciglia sui tovagliolini dei bar. Che per colpa sua so pezzi di cose sui pesci a memoria. Che ho frasi scritte da lui che non se ne vanno più dal mio cervello. Nel senso che conosco i nei e la sua faccia a menadito. Il modo in cui usa le virgole. Gli aggettivi suoi preferiti. E pure i verbi del cazzo. Ecco che insomma l’altra sera vedo Niccolòammaniti. Eccolo! E l’unica cosa che penso prima di andare lì è che non ho molta voglia di fare la groupie con lui. Perché non mi piace farmi piacere quelli che sono fidanzati o innamorati. E’ propri da stronze. Però è tipo una malattia. Come quando mangio le caramelline gommose al cinema e penso che non le devo mangiare e intanto mastico di brutto. […] Be’, insomma fatto sta che l’altra sera vado alla presentazione del libro e alla fine lo aspetto per farmi fare l’autografo. Una fila che due palle così. Mi sono ascoltata tipo mezzo Ipod. Gli dico guarda che cosa ho sottolineato qui. Lui mi sorride e dice solo bene. Bene?, penso io. Bene? Ci ho riflettuto mesi su quella frase e tu dici solo bene?”

Poi succede quello che succede ed io non voglio togliervi il piacere di leggere ciò che sta nel mezzo, ma da questo momento in poi comincia la dura presa di coscienza di una situazione che non lascia scampo: Lara è una vampira, proprio come sua madre (una figura piuttosto assente, ma capace anche di grandi slanci di affetto), sua nonna prima e come altri personaggi più o meno insospettabili.
Il suo destino è segnato fin dall’inizio, ma saprà trovare un equilibrio?

Il ritratto ironico e divertente del mondo editoriale è raccontato con una scrittura “giovane” e immediata (quante volte ho cercato di estirpare, senza alcun successo, la parola “tipo” dal linguaggio di mia figlia quindicenne!) cui si contrappone la condizione esistenziale della protagonista, il suo lento precipitare verso la solitudine e l’isolamento, il suo sentirsi braccata e, nello stesso tempo, irrimediabilmente spinta all’azione. Proprio come all’attualità della situazione descritta (non a caso si trovano citati i nomi di persone reali che lavorano nelle case editrici) si contrappone una lunga riflessione sul “chi eravamo” riferito naturalmente alle vampire, con annesse implicazioni storico/esistenziali tipo (oddio, ho usato anch’io questa parola!) le persecuzioni, la caccia alle streghe, la paura dell’estinzione, il ritrovarsi tutte insieme, le poche rimaste, per un nuovo inizio e, infine, la difficile scelta di chi, ormai stanca di secoli e secoli di vita e di ogni ulteriore sopportazione, decide di andarsene per sempre.

Come leggere, allora, questo romanzo?

Un livello forse più “superficiale” ci porterebbe a considerare questa storia come una simpatica invenzione per intrappolare scrittori reali e di successo in una trama surreale; ma volendo andare più a fondo della questione, io ci vedrei anche una specie di rivincita su una categoria, quella degli scrittori, fra i quali molti (non tutti per fortuna!), arrivati ad un certo livello di notorietà, tendono a concentrare le proprie attività ad una serie di incontri che, proprio come il moltiplicarsi di siti internet, blog, post, raccolte di immagini e di video, hanno come protagonisti più gli autori stessi, che non la loro opera, ed hanno, paradossalmente, limitato i contatti veri e sinceri con i lettori, ai quali non resta che il ruolo di passivo spettatore.
Certo, anche il lettore, quando è superficiale e più interessato all’immagine che alla sostanza, ha le sue colpe, ed il merito di Lara/Vampiretta è proprio quello di suscitare una riflessione su come vada ripensato questo rapporto, oltre che sul mondo editoriale in genere, che si presenta spesso chiuso in se stesso ed in balia di logiche di mercato apparentemente incomprensibili.
In gioco non c’è solo la sopravvivenza degli scrittori, ma dello stesso piacere della lettura.

P.S. Avrei voluto parlarvi anche dell’autore, ma per delle ragioni che possiamo solo immaginare, preferisce rimanere anonimo, firmando il romanzo con la misteriosa sigla IB.

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