A prima vista Stanno uccidendo i notai potrebbe sembrare un libro scritto per vendetta.
Se così fosse, l’attacco, com’è evidente, sarebbe rivolto ad una categoria di professionisti che, a torto o a ragione, è oggetto di sentimenti piuttosto ambivalenti da parte dei loro clienti, i quali, spesso, non hanno neppure le idee chiare sulla reale utilità e funzione del notaio.
La situazione è questa: a Torino, uno spietato serial killer sta uccidendo, uno dopo l’altro, i più stimati notai della città. La morte viene loro inflitta in modi diversi, ma sempre con riferimenti precisi all’attività stessa delle vittime, e sancita con un documento simile ad un vero e proprio atto notarile, “una sorta di autentica, apparentemente collegata all’assassino”.
Tutti gli indizi portano a Lorenzo Capasso, il notaio che, da qualche tempo, in compagnia di Valentina, una Praticante piuttosto sui generis, si occupa di formalizzare l’attività del cosiddetto “consorzio della notte”, in modo che gli accordi criminali, oltre ad ogni passaggio essenziale della progettazione e/o attuazione delinquenziale dei malfattori del consorzio stesso, possano assumere la forma di un contratto con tutti i crismi.
Pensavo ad una vendetta, dunque, o una qualche forma di rivalsa, consumata, magari, da un cliente scontento a causa di una parcella considerata troppo salata, o insddisfatto per una compravendita non andata a buon fine.
Ma una supposizione di questo genere ha perso ogni consistenza nel momento stesso in cui, sul risvolto della copertina, ho letto la breve biografia dell’autore, Remo Bassetti: “napoletano, giornalista e scrittore, ideatore e direttore del mensile Giudizio Universale e autore di libri che spaziano dal tema della giustizia alle storie di sport, è notaio a Torino”.
Un notaio scrittore, e che scrive pure di notai, ci mancava proprio!
E badate, non c’è alcuna nota polemica o ironica in questa affermazione: dopo medici, avvocati, attori e starlette, calciatori, magistrati, ben venga, davvero, un notaio.
Soprattutto quando dimostra originalità, una buona dose di ironia e di autoironia, grande padronanza dell’argomento e innegabili capacità affabulatorie che si concretizzano, innazitutto, nell’organizzazione di una trama piuttosto articolata ma sempre godibilissima, e, in secondo luogo, nell’utilizzo di diversi registri espressivi, scelti, di volta in volta, a seconda delle situazioni descritte – dagli esilaranti e sguaiati litigi in napoletano fra marito e moglie, alle colte digressioni sull’arte e sulla letteratura dedicate, nel corso della storia, ai notai; dal linguaggio erudito e formale usato durante la stipula di un atto o le trattative preliminari, alle espressioni tipiche dell’ambiente investigativo o criminale, solo per fare qualche esempio.
Ecco allora che Stanno uccidendo i notai non può essere semplicemente definito un giallo: sempre in bilico fra un ironico distacco ed una partecipe attenzione al comune sentire, fra un serio disincanto e l’obiettiva difesa di alcune categorie umane, Remo Bassetti riesce a comporre un affresco impietoso, a tratti surreale, ma sempre molto divertente, della nostra società, della sua innegabile decadenza di valori, dei suoi vizi e incomprensioni, debolezze e imbrogli.
E’ così che il mondo descritto con leggerezza, ma senza rinunciare alla coerenza, dal protagonista fornisce al lettore più di una lezione.
Una per tutte (o, almeno, quella che mi è sembrato di poter cogliere e che io preferisco): “dove non si può arrivare con la virtù, ci si accontenti perlomeno di sfuggire il vizio”.
Remo Bassetti
Stanno uccidendo i notai
Cairo Editore
Pagine 336, 16,00 euro

Lidia








