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Femmina de luxe

“Le femmine hanno valore solo se di lusso, vuoti a perdere, quando disattendono le aspettative”

Capita spesso, soprattutto agli scrittori di gialli, thriller o noir, di inventarsi realtà fittizie dimenticandosi le realtà vere: al fine di soddisfare la voglia di suspense e di avventura del lettore, si fanno acrobazie letterarie che, alla fine, lasciano solo un senso di delusione e di “déjà vu”.
Meglio, allora, certi autori di casa nostra che, con tutte le carte in regola, non hanno bisogno di trame artificiose per regalarci una lettura non solo piacevole, ma anche intelligente e capace di farci riflettere.
Per questo credo meriti una particolare attenzione Femmina de luxe (Perdisa Editore), l’ultimo romanzo di Elisabetta Bucciarelli, milanese, già autrice di saggi sulla scrittura e sulla comunicazione e di due romanzi gialli, Happy Hour e Dalla parte del torto.
La storia, in sintesi, è quella di due donne, esteticamente molto diverse, ma ugualmente insicure e fragili.
La prima, Olga, è alla ricerca dell’uomo che possa apprezzarla, nonostante il suo peso: “ Olga non voleva dimagrire. Per lei il peso era un’identità. La sua gaudente identità. A dispetto delle mode e delle convenienze. E forse anche della salute.”
Vuole un appuntamento, vuole sapere che cosa vuol dire fare sesso e avere un uomo, ma troverà solo chi, ancora una volta, la deriderà, approfittando di lei della sua semplice e ingenua generosità.
Marta, invece, è una vittima sacrificata al dio della perfezione estetica. Considerata da tutti una brava ragazza, apprezzata, desiderata e dalla la figura piacevole, nasconde un profondo disagio che nessuno sa cogliere. E’ magra oltre ogni possibilità, ma si sa, “è il come ci immaginiamo a valere più di come siamo” e il tentativo di eliminare quell’unico, piccolo difetto che la divide dal suo ideale, la porterà inesorabilmente alla perdizione.
A cercare di trovare il bandolo della matassa non solo di un caso cittadino piuttosto insolito e di un delitto, ma anche di certe questioni personali è, ancora una volta l’ispettore Maria Dolores Vergani, coadiuvata da Achille Maria Funi, personaggi seriali, già protagonisti dei due precedenti lavori, che ritroviamo, con un po’ di sorpresa mista a curiosità, proprio come si incontra un amico dopo qualche tempo trascorso senza contatti.
Fra i risultati ottenuti da Elisabetta Bucciarelli con questo romanzo breve, spiccano la rappresentazione del un mondo metropolitano milanese, descritto attraverso forme di violenza che vengono spesso sottovalutate o, addirittura negate, perché scomode, ed i personaggi, fra i quali nessuno è comprimario. Tutti, infatti, rimangono impressi nella coscienza del lettore come un simbolo, sia esso della crudeltà, della meschinità, dell’anormalità che viene crudelmente emarginata , o del disagio esistenziale causato da l voler a tutti i costi raggiungere modelli che rimangono inaccessibili ai più.

Leggi l’intervista all’autrice, Elisabetta Bucciarelli

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