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Intervista a Elisabetta Bucciarelli

L'interessante "chiaccherata" con l'autrice di "Femmina De Luxe"

Lidia - Quando e come nasce questo “interesse” per il tema del cibo e, in particolare, il cibo come ossessione, con i suoi eccessi, anoressia e bulimia?

Elisabetta Bucciarelli - Femmina de Luxe è un libro sulla nostra incapacità di accettarci per quello che siamo. Per questo cerchiamo in tutti i modi di adattarci e rispondere alle aspettative altrui, come se il nostro prossimo fosse lo specchio deformato entro cui rifletterci. Il nostro corpo, ostentato come superficie, è il modo più veloce per aderire a modelli esterni o ambizioni illusorie e attraverso ciò che ingeriamo, il cibo come le parole, passa il tentativo di trasformarci in quello che non siamo o di raggiungere la nostra vera essenza. La presenza di peso e l’assenza di fisicità, che la bulimia e l’anoressia possono conferirci, non sono che due facce dello stesso problema: lenire il dolore per la nostra profonda inadeguatezza, sia essa dovuta a mancanza cronica d’amore o a ferite narcisistiche mai sanate. Per questo le due donne del romanzo, Olga, morbida e imperfetta e Marta, bella ma insicura per un unico microscopico difetto, anelano a qualcosa di estraneo alla loro natura. Entrambe proveranno a trasformarsi in femmine di lusso, a oggettivarsi per trovare una presunta e agognata felicità cercata erroneamente fuori da sé.

In definitiva, il tuo è libro che vuole denunciare questi estremi raggiunti dalla società moderna?

In realtà con Femmina ho voluto solo raccontare una storia, che si è trasformata in una specie di mondo simbolico che pare ritrarre una tendenza contemporanea. L’estetica a tutti i costi, la superficie staccata dalla profondità, l’inutile e il vanesio come valori acclamati e, alla fine, scelti un po’ da tutti. La mia attenzione in questo momento è volta soprattutto verso il corpo delle donne. Lo stato di fatto e i timori futuri. Le sue trasformazioni volute o necessarie. La donna fidanzata, amante, moglie e, nel prossimo libro, anche madre. È l’archetipo della madre (madre reale, agognata o impossibile) e la realtà che le madri devono affrontare, a muovere le mie rabbie di questo momento.

Che “evoluzione” hai voluto per la tua investigatrice, Maria Dolores Vergani?

Maria Dolores Vergani, il mio personaggio seriale, cresce e si modifica nel corso dei romanzi e dei racconti che ho scritto. Se in Happy Hour era totalmente incapace di avvicinarsi a sentimenti e passioni, in Dalla parte del torto riesce (finalmente) ad avere un inizio di storia. In Femmina de Luxe ciò che conta per l’ ispettore Vergani è cercare di capire cosa una donna sia disposta a fare per uomo, fino a che limite sia in grado di spingersi. La Vergani sta riflettendo e metabolizzando per poi arrivare, nel prossimo romanzo, a uno sviluppo, forse un’evoluzione o forse no, della sua vita affettiva e di coppia che è ancora in fieri, ma che ha le sue premesse nel Poliziotto Nocs incontrato in Dalla parte del torto. In Femmina, invece, ritrova un uomo che l’ha desiderata ma che lei non ha mai preso in considerazione, per troppa rigidità o per disattenzione.
Come capita a tutte nella vita, almeno una volta.

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