Christian de Bartillat, "Il sorriso"

"Il sorriso è un dono, l'arte di dare senza ricevere niente in cambio" - Guy de Larigaudie

Se per conoscere il sorriso divino l’autore ha compiuto un viaggio nel tempo attraverso le arti figurative, per il sorriso degli uomini è stato necessario intraprendere un viaggio nello spazio, attraverso gli scritti di quegli alchimisti del sorriso, capaci di far vibrare l’anima, che sono i poeti.
“Un sorriso può essere convenzionale, trasognato, assente, meschino, nostalgico, sarcastico, dissimulato, ironico e spiritoso, magnanimo o ebete, sereno o beffardo, impersonale o spirituale, pieno d’amore o di disprezzo, feroce o caustico, lascivo o diabolico. Insomma esistono tanti sorrisi quanti sono gli aggettivi nei dizionari, e vien di fatto di chiedersi, davanti ad una materia così varia e inafferrabile, se non sia il caso di abbandonare questo soggetto dalle infinite e impalpabili sfumature. In realtà basta addentrarsi di qualche passo nella casa del sorriso per riuscire a raggiungere un certo livello di chiarezza.”
E’ così che l’autore individua tre livelli: il sorriso dall’alto di cui fanno parte il sorriso degli angeli, le dee del sorriso e il sorriso paterno, che manifesta, in diversi gradi, l’eroismo, la fierezza e la vittoria.
Un gradino più in basso troviamo un’altra tipologia di sorriso, il sorriso di fronte, ovvero quello che per manifestarsi ha bisogno di due esseri: è il sorriso d’amicizia, dal quale passiamo a tutti i sorrisi di cortesia; è il sorriso conviviale, quello che il buongustaio manifesta attorno ad una tavola imbandita; è il sorriso a se stessi, quello delle donne davanti ad uno specchio mentre si confrontano con ciò che sono e ciò che vorrebbero essere.
A livello terra, o del sottosuolo, ci imbattiamo nel sorriso dal basso: il sorriso malvagio o sorriso dei malvagi, il cui emblema è il sorriso del diavolo, di Satana multiforme, di Belzebù, di Dracula, e di tutti i loro surrogati e il loro sorriso lascivo o vendicativo. C’è anche il sorriso-pianto, il sorriso che può celare le lacrime, perché sovente alla gioia si sposa la tristezza e il sorriso della morte, che si manifesta nell’inquietudine, nelle rappresentazioni morbose e sfrenate e nei riti di passaggio.
Al di là o al di qua di questi tre livelli di sorriso, c’è una natura che sorride attraverso i suoi elementi, e il sorriso burlesco degli artisti, degli attori, dei clown, dei buffoni e dei folli. Il lungo viaggio di Christian de Bertillat si conclude infine con la ricerca del sorriso in ogni parte del pianeta e con il sorriso di alcuni personaggi celebri dei quali l’autore conserva un personale ricordo.
Al di là di qualsiasi elenco più o meno dettagliato, mi preme sottolineare le peculiarità che caratterizzano i vari capitoli: l’evocazione delle emozioni che hanno suscitato i sorrisi raffigurati o descritti; la vivacità dei ritratti dei personaggi analizzati; la chiarezza e la fluidità di lettura, grazie alle quali vengono superati i problemi relativi alla classificazione sistematica di una materia così varia; il fascino delle ricostruzioni storico-sociali.
In definitiva, con questo interessante volume, unico nel suo genere, de Bertillat ha, nello stesso tempo, raccolto una sfida e lasciato una non facile eredità: “Il mio è soltanto un esperimento. Trattandosi del primo studio sul sorriso in mezzo a tanti libri sul riso già pubblicati, mi piacerebbe che aprisse una strada e una lunga serie di opere analoghe e, perché no, a una grande mostra retrospettiva.” Ma l’importante, per l’autore, è che questo libro, nato dal cuore, contribuisca a rivalutare e far rifiorire il sorriso: “è una grazia per l’uomo, e può salvare l’umanità”.

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