Christian de Bartillat, "Il sorriso"

Un appassionante viaggio alla scoperta dei sorrisi: "Sorrisi di dei, sorrisi di uomini" (Angelo Colla editore)

Quando la conoscenza di un determinato argomento, e la consuetudine con esso, si sono fatte, nel corso degli anni, sempre più profonde e complesse, vaste e insieme particolareggiate, lo studioso può abbandonare per un momento le vesti di critico specialista e accompagnare i lettori con toni narrativi, e quindi assai godibili, negli aspetti meno noti e più originali della propria materia.
E’ quello che è riuscito a fare Christian de Bertillat, editore francese e amico di molti scrittori e intellettuali, nel suo recente Il sorriso. I sorrisi di dei, sorrisi di uomini (Angelo Colla Editore).

Si tratta di un volume che segna la realizzazione del progetto che più stava a cuore all’autore, iniziato ben quarantacinque anni fa:

“ Non pensavo che mi avrebbe procurato un piacere tanto intenso da desiderare che no finisse mai. Mi ha regalato tante notti tranquille e tanti risvegli radiosi da farmi affrontare con gioia le molte giornate trascorse nelle lunghe visite ai musei, nelle interminabili ricerche e nelle conversazioni senza fine con gli amici del sorriso – per non parlare delle migliaia di sorrisi che sono andato a raccogliere per le strade. Sarei davvero felice se il mio lavoro, portato a termine con soddisfazione, riuscisse ad esercitare sui miei lettori una sorta di benefico incantesimo.”

Un progetto, inoltre, dalla duplice natura: artistica, poetica e psicologica la prima, ‘terapeutica’ la seconda, che giovi alla salute dei lettori aiutandoli a recuperare l’immagine e la pratica quotidiana del sorriso.
Gli argomenti trattati nel volume, dei quali sarà possibile dare solo un parziale ragguaglio, sono molti.
L’evoluzione del sorriso divino viene ripercorsa attraverso le principali tappe della storia delle arti visive, pittura e scultura.
Le prime statuette arcaiche di divinità femminili raffiguranti la ‘grande madre’ non hanno occhi, o occhi esorbitanti, ma ventri prominenti; nella Bibbia, Yahvè ordina al suo popolo di non avere alcun idolo o immagine di Dio, una prescrizione che si ripercuote anche nel mondo islamico, dove l’arabesco sarà chiamato a rappresentare “le sublimi metamorfosi dell’infinito”.
Il sorriso appare dunque solo nelle civiltà classiche, dove esplode, ad esempio, nel riso sadico dei ‘mostruosi’ bassorilievi assiri ed affiora nel crepuscolo del vecchio Egitto e nella gaiezza degli affreschi di Cnosso. Il sorriso è presente nelle tre grandi civiltà classiche della Cina, dell’India e della Grecia, alle quali sono dedicate pagine sul sorriso del Tao, del Budda e di Apollo.
Nessun sorriso è testimoniato dall’arte romanica, per tornare invece fra gli uomini con le cattedrali gotiche. Nel Rinascimento, con il sorriso di Leonardo; nel Seicento, con il sorriso legato alla dolcezza del vivere; nel Settecento, secolo delle rotondità femminili, meravigliose e solari; nel periodo dell’Illuminismo, espressione del sarcasmo, e, infine, nell’Ottocento, quando, prima che i pittori impressionisti si impadronissero della luce come nuova passione dell’esistere, si impone il ‘realismo’, durante il quale gli uomini vengono ritratti nelle vesti di eroi o di dannati. Con il cubismo, poi, che scompone gli oggetti, il surrealismo che penetra i meandri della mente, il futurismo che fa esplodere l’avvenire, l’espressionismo e il dadaismo, si aprono nuove prospettive e il sorriso non è più necessario.
Sarà allora la fotografia, sorella minore della pittura, a detenerne quasi esclusivamente il primato.
Tutti questi capitoli, come quelli della seconda parte, sono corredati da un nutrito ed esaustivo apparato iconografico.

Segue… i “Sorrisi di uomini”

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