Cominciare un libro di Serge Quadruppani è come cominciare un viaggio, ogni volta diverso, con qualcuno che non conosci e senza sapere dove ti porterà, ma con la garanzia che non te lo dimenticherai tanto facilmente.
Personaggio straordinario, impegnato in molteplici attività – scrittore, editore, traduttore e scopritore di talenti, sono solo le principali – Quadruppani non si ripete mai, eppure ogni romanzo porta una specie di marchio di fabbrica. Sarà l’ambientazione (la vivacità della capitale, piuttosto che il pigro e soleggiato paesaggio delle regioni del sud della Francia: non si può fare a meno di apprezzare la capacità descrittiva dell’autore); sarà la scelta di punti di vista diversi, il ritmo incalzante, l’originalità dei personaggi che prendono letteralmente vita pagina dopo pagina e le rocambolesche avventure in cui vengono coinvolti…
E non dimentichiamo il titolo di questo romanzo uscito in Italia per Marsilio, Y: non solo è in assoluto il più corto che in cui mi sia mai imbattuta, ma contiene anche buon a parte della soluzione del mistero che si svilupperà in un’intricata trama dove il doppio gioco – ma anche il triplo – è sempre dietro l’angolo e dove nulla e nessuno è quello che sembra.
Tutto comincia con una strana lettera che il ricco e potente banchiere Alexandre Varga lascia al figlio Claude prima di scomparire con una valigia dal misterioso contenuto e in compagnia dell’amante, l’affascinante e disponibile Annie.
La lettera, che si conclude con un “PS. La lettera rubata” è di non facile comprensione: si tratta forse di una sottile allusione a Edgard Allan Poe? Il principio della novella che aveva quel titolo, La lettera rubata, è che quel che cerchiamo è posto talmente in evidenza che non lo si vede.
Quel che è certo è che da questo momento la vita di Claude, lo “Spilungone”, che deve già fare i conti con problemi di droga e che con il padre ha sempre avuto rapporti piuttosto ambivalenti e difficili, si complica ulteriormente a causa di una serie di imprevedibili conseguenze: il giovane si trova infatti alle calcagna agenti segreti francesi e italiani, un poliziotto corrotto, dei malviventi, trafficanti di droga, terroristi, la mafia e Adèle, una giornalista che, come si scoprirà è la sorella di Annie, ed Emile K. Krachevski, un ex poliziotto appassionato di musica.
In Francia, come altrove, il potere – politico ed economico – può avere qualche scheletro nell’armadio dovuto, ad esempio al contrabbando di armi, ad un affare particolarmente lucroso, al traffico di una nuova droga…
E dove circola molto denaro sporco, si muovono anche prostitute, funzionari di polizia dalle attività non proprio trasparenti, sette di ecologisti estremisti, assassini senza scrupoli dalle sofisticate tecniche persuasive, ovvero di tortura.
Nonostante tutto, però, c’è posto anche per l’amore - forse vissuto fuori dal tempo, in un “sentimento di perfezione dell’istante immobile” che noi, persone comuni, conosceremo mai, ma certamente Amore.
Questo, e molto altro, ci dice il romanzo di Serge Quadruppani, attraverso una trama dal ritmo serrato, con tre diversi punti di vista (quello del narratore, al passato, e quello di Claude e di Adèle al tempo presente) e quindi con una scrittura che padroneggia diversi registri linguistici tutti magistralmente orchestrati dall’autore.
Senza contare non poche illuminazioni visionarie che diventano quasi forme di preveggenza, visto che Y è uscito in Francia nel 1991, e le ricorrenti immagini simboliche ed oniriche, a testimoniare l’importanza assegnata al potere dell’inconscio e della mente.
Un talento, quello di Quadruppani, che lo ha da tempo consacrato fra più grandi scrittori del “polar” francese.
Intervista a Serge Quadruppani

Lidia








