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Victor Malka, "Piccole scintille di saggezza ebraica" (prima parte)

Dall'importanza attribuita dalla religione ebraica alla lettura ed allo studio approfondito dei Testi sacri, la ricerca non solo di tutti i significati possibili, ma anche di vere e proprie indicazioni di vita

Commentare il testo biblico è una delle più antiche e tenaci fra le tradizioni del popolo ebraico: di generazione in generazione, con distinzioni storiche e geografiche, i versetti della Torah sono stati scandagliati in tutti i modi possibili. Ci sono state scuole diverse, ed ogni scuola ha avuto i propri metodi e i propri maestri, con preferenze e inclinazioni particolari, ognuna delle quali esprime una personale visione del mondo, una filosofia, un sistema educativo.
In questo processo di approfondimento, il singolo versetto biblico ha dato adito a contestazioni, a discussioni o a interpretazioni a volte contraddittorie, ma le domande di partenza sono sempre le stesse: “Che cosa ci dice? Che cosa vuole insegnarci? Perché ci dice ciò e perché in questo modo? Quale conclusione si può o si deve trarre?”
Nel dare le risposte a questi quesiti, vi è sempre stato un doppio livello di lettura e di interpretazione: il primo (peshat) cerca l’accezione ovvia e immediata, il secondo (derash) indaga, si dedica alla ricerca.

E’ stato così fin da quello che può essere considerato il primo commentatore della Bibbia, Filone di Alessandria (30 a. C.), e poi per i leviti, i servitori del tempio e per gli stessi maestri del Talmud che, pur nella loro diversità, ebbero come unica preoccupazione quella di mantenere viva la tradizione orale.
Occorrerà però attendere la seconda metà dell’XI secolo perché l’arte del commento biblico trovi in Francia, a Troyes, il suo maestro indiscusso in Rashi. Da grande erudito, infatti, egli non ha eguali nella spiegazione delle parole difficili, ambigue, provenienti da altri luoghi o relative a problemi di medicina, economia o matematica. Spetterà al nipote, Rashbam per la tradizione ebraica, portare a compimento il commento del nonno, diretto volontariamente a tutti, eruditi e non.
Non è questo il caso del poeta spagnolo Abraham Ibn Ezra (1090-1164), che si rivolge ad un’esigua minoranza con testi lapidari, brevi, precisi, ma a volte quasi incomprensibili.

Spetterà al commentatore noto come Radak (1160-1235) operare una sintesi, inserendo nel suo lavoro il metodo dei saggi francesi e di quelli spagnoli: non a caso nacque e visse in Provenza, una regione allora crocevia culturale aperto a diverse correnti intellettuali.
Un altro grande maestro, noto come Nachmanide (1194-1270), proveniente dalla Catalogna, orienta la propria visione in una direzione ancora differente. Medico di professione, ma anche psicologo, è il primo ad introdurre quella che viene chiamata “saggezza interiore”.
Tre secoli dopo, è ancora uno spagnolo a diventare famoso per il suo commento: si tratta di Don Isaak Abravanel (1237-1508), esperto in materia di finanze e diplomatico. La questione principale che intende affrontare prima di iniziare la sua analisi è quella relativa all’identità dei vari redattori dei libri della Bibbia e giunge a citare opere cristiane e termini della mitologia greca.
A partire dal XVIII secolo non è più la Spagna a dare importanti contributi nel commento biblico, poiché è dalla fine del XV secolo che questo è un paese senza ebrei. E’ dalla Germania, allora, con Moses Mendelssohn (1729-1786) che prende il via un nuovo corso nella critica dei testi, ma è Samuel David Luzzatto (1800-1865), il filosofo nato a Padova, ad essere considerato il primo commentatore moderno della Bibbia. Lo contraddistingue una grande apertura alla cultura generale, allo spirito del secolo e all’atmosfera intellettuale del suo tempo.
Nel rapido e sommario elenco dei commentatori biblici più importanti è necessario ricordare anche il tedesco Samson Raphael Hirsch , dal temperamento ottimista, e quello che viene chiamato col nome di Malbim (1809-1879), che si esprime in aperto contrasto con i rabbini “riformati”.

Fra i commentatori contemporanei è però una donna, Nechama Leibowitz (1905-1997) che si è imposta in un settore intellettuale controllato normalmente da uomini. Influenzata dal fratello, uno dei migliori esperti del pensiero ebraico, filoso e professore universitario, fortemente critico verso la dirigenza politica del paese, Nechama ha pubblicato per decenni i suoi commenti al testo biblico della settimana. Il suo approccio si traduce in un linguaggio moderno, che mette al centro della questione la domanda, più che la risposta.

Una tradizione, quella brevemente tracciata, che sta alla base di Piccole scintille di saggezza ebraica, di Victor Malka (San Paolo Editori).

Continua…

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