La giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore non rappresenta solo un momento di attenzione al libro, ma intende essere uno strumento di promozione, su base planetaria, della lettura, dell’attività editoriale e di una corretta protezione della opere intellettuali.
Da una statistica pubblicata sull’Economist è emerso che i Paesi in cui si legge di più sono anche i Paesi all’avanguardia nell’innovazione, nello sviluppo economico, sociale e culturale e dove è poco significativa la corruzione.
Mentre in Svezia la percentuale dei cittadini che legge almeno un libro all’anno è del 72%, in Italia si abbassa fino al 42%. Pertanto i vari misuratori di competitività economica e innovazione vanno di pari passo con gli indici di lettura: in entrambe le classifiche a farla da padrone sono i Paesi del Nord Europa, mentre l’ Italia è malinconicamente arroccata agli ultimi posti.
Ritengo che in Italia il problema della scarsa propensione alla lettura sia estremamente preoccupante anche per un altro dato: l’elevato tasso dell’analfabetismo di ritorno, riscontrabile soprattutto tra gli insegnanti. Dopo gli studi universitari, gran parte di loro non prende più in mano un libro e viene così a mancare lo stimolo alla lettura negli studenti proprio da parte di chi dovrebbe indurlo: infatti solo chi legge può trasmettere agli altri il piacere per la lettura.
Mauro

Lidia








