Fatemeh ha quindici anni, e negli occhi e nel cuore si porta il ricordo della zia, uccisa sulla pubblica piazza. La sua colpa? Aver fatto l’amore con lo zio materno di Fatemeh quando era stata già promessa in sposa a un altro, un mullah. Adulterio, quindi, pur senza essere sposata. “La muta”: così veniva chiamata questa zia tanto bella quanto silenziosa, che aveva scelto il silenzio come “arte di vivere”, perché “tacere significava forse non tradire la verità”, fatta di traumi troppo dolorosi da dire. E adesso tocca a Fatemeh, la nipote fedele. Sposata a quello stesso mullah cui era stata promessa in sposa la muta, costretta a subire la violenza sessuale di un uomo che non ama e le angherie delle sue altre mogli, ha ucciso il marito e il frutto di quell’amore violento - una bambina che avrebbe a sua volta subito il destino delle donne iraniane. In carcere, dunque, mentre attende la pena atroce che ha già portato via la muta, Fatemeh scrive il racconto della sua vicenda e rievoca quella della zia. Donne sole, impotenti, ma accomunate dalla volontà di opporsi al fondamentalismo islamico.
Chahdortt Djavann è nata in Iran nel 1967. E’ una dei tanti figli del Pascià Khan, un signore che lo Shah Khomeini ha fatto imprigionare durante la rivoluzione del 1979. Costretta a lasciare Teheran dal regime islamico, esule, si rifugia in Francia, dove inizialmente ha molti problemi a inserirsi (deve anche imparare la lingua). Vive tuttora a Parigi, dove lavora all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales.
Chahdortt Djavann
La muta
Bompiani
Pag. 120, 12,oo euro

Lidia








