Noi due come un romanzo

Seconda parte

“Le donne sanno ancora innamorarsi se qualcuno scrive loro una bella lettera. L’amore vive delle parole e, per toccarci veramente il cuore, spesso chiede di essere scritto in lettere maiuscole”, si legge nel prezioso volume Le donne che leggono sono pericolose.

Nella nostra storia, l’amore assume anche la forma di parole vergate a mano su carte colorate, con inchiostro all’olio di gelsomino, in sottofondo il rumore del pennino sulla carta.
Parole che alimentano il rapporto - epistolare per almeno 51 settimane all’anno -, fra Emma e Federico. Parole che diventano anche una specie di ultimo baluardo contro le moderne tecnologie della comunicazione - sms incomprensibili e e-mail intrise di abbreviazioni che feriscono il rispetto per l’ortografia…

“… sono troppo affezionata all’emozione che provo ogni volta che entro nell’Ufficio Postale per controllare se è arrivata una lettera, e persino alla delusione che provo quando non ne trovo di nuove. Ho un’amica, Cinzia, che ha una relazione con un manager della sua banca, un amore da sportello, tra un estratto conto e l’altro. Sono entrambi sposati. Prima di tornare a casa, lei cancella dal telefonino gli sms, l’elenco delle chiamate ricevute ed effettuate e dal computer le e-mail del suo bancario. Ci rinuncia per sempre, capisci? E quando le trasferisce sul pc, per poterle rileggere senza farsi scoprire, deve usare una password e se per caso la dimentica… l’amore svanisce. Non potrei mai avere una relazione conun bancario, né scaricare lettere con il terrore di non trovarle più.
La nostra casella postale è un rifugio a prova di intruso. Non perdiamolo”

E più in là:

“La bellezza del nostro incontro per corrispondenza sta in questo: niente obblighi, niente scadenze, niente promesse, nessun esame finale. […] Se ci pensi bene la lontananza è un vantaggio: ci lascia liberi di guardare i nostri tramonti senza smettere di credere che siano veri”.

Ma dopo undici mesi di lettere che hanno ricomposto alcuni tasselli mancanti nella tela strappata della memoria, nasce il desiderio di rivedersi: cinque giorni insieme su un’incantevole isola della Bretagna dove sono passati Gustave Flaubert, Colette, Jacques Prevert, e dove Dumas ha immaginato la morte del moschettiere Portos.
Un’isola, cinque giorni, due amanti…

La libreria è cresciuta, diventando prima caffè letterario e poi locanda per scrittori di passaggio. Con essa è cresciuta la storia dell’amore contemporaneo, ma dal gusto un po’ retro’, fra Emma e Federico, una storia che ha dovuto superare prove dolorose, e che si è mantenuta in un difficile equilibrio, fra Milano, New York e un’isola della Bretagna.

Il finale, che rimane aperto, ci suggerisce di immaginare Emma in un’ultima visione romantica - lei stessa si vede come la protagonista delle ultime pagine di un romanzo d’amore -, su un prato, tra le siepi di rosmarino selvatico, cardi e biancospino, proprio davanti all’oceano, stretta fra le braccia dell’uomo che ama.

Scriveva però una certa Jane Austen che “L’immaginazione delle donne è molto rapida: balza in un attimo dall’ammirazione all’amore, dall’amore al matrimonio”.

Chissà…

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