La storia che Paola Calvetti ci racconta nel suo ultimo Noi due come un romanzo, ha come protagonisti l’amore, i libri e l’amore per i libri.
Alla storia della letteratura, che, in fondo, altro non è che “un interrotto fiume d’amore”, si aggiunge dunque questo romanzo “sull’amore”, ma guai a relegarlo dietro la riduttiva etichetta di “rosa”.
Anche se la stessa Paola Calvetti, ha affermato che i nomi dei protagonisti, Emma e Federico, sono in realtà quelli di due bambini, figli di due amiche, ci piace ricordare almeno, fra le eroine di carta, la Emma di Jane Austen, protagonista dell’omonimo romanzo, o un’altra Emma, appassionata lettrice. Si tratta di quella famosa Madame Bovary, la cui più grande disgrazia fu non essere mai sfuggita ai romanzi d’amore che le prefiguravano, in qualche modo, sentimenti di cui avrebbe sentito la mancanza nella sua vita.
L’intenso desiderio di felicità scatenato dalla lettura dei romanzi le viene infatti negato dalla realtà.
Mamma Bovary punzecchiava suo figlio Charles riguardo la bramosia di lettura di Emma:
“Occupata a far cosa? A leggere romanzi, cattivi libri, opere contro la religione, nelle quali ci si burla dei preti con idee prese da Volatire”.
Ma Emma Bovary non leggeva Voltaire, leggeva romanzi “rosa”, e alla fine, quando tutto è perduto, si avvelena, proprio come le eroine dei suoi romanzi.
La lettura, come vediamo, può nuocere alla salute e diventare addirittura letale!
Anche la nostra, più moderna, Emma Valentini, legge romanzi, anzi, li vende in una libreria nel cuore di Milano, specializzata in amore, dal nome davvero eloquente: Sogni&Bisogni. Lì, fra gli amori di carta, sistemati in vetrine a tema e in scaffali dedicati a “Missioni impossibili”, “Cuori infranti”, ”Matrimoni” e “Così fan tutte”, Emma ha ritrovato se stessa:
“Leggo perché ho l’ansia di dover fare e, quando non so come fare o cosa decidere, prendo in mano un romanzo. Lo apro a caso e dimentico, l’affanno si stempera nelle pagine e sono grata al libro se riesce a strapparmi di dosso quest’angustia che si è sistemata ad altezza dello stomaco come un cibo indigesto. Seduta qui, quello che mi appassiona nel corpo a corpo con le parole sono i luoghi e gli odori che le circondano, i lacci che le impigliano e che mi piace dipanare, perché sto bene in loro compagnia. In fondo sono loro ad avermi curata da ogni male, sono loro a lasciarsi abitare, manipolare, abusare dai miei sentimenti. Rendo loro giustizia vendendole a degli sconosciuti. E mi dimentico del resto”.
Abbiamo detto che Emma, nella sua libreria ha ritrovato se stessa, ma fra le pagine di un raro volume, Ballade d’amour à Paris, ha trovato anche una bandierina giallo fosforescente, un segno che qualcuno ha lasciato con un nome e un numero di telefono. Quel nome. Possibile? Possibile.
Sì, perché anche la nostra storia ha un protagonista maschile.
Si chiama Federico.
E’ riemerso nella vita di Emma direttamente dai banchi del liceo: era stato “sepolto” con fretta irresponsabile dopo essere sparito precipitosamente trentun anni prima…

Lidia








