Olive Kitteridge

Il premio Pulitzer 2009 commentato dall'amico Mauro

Non mi ero mai imbattuto in un “romanzo in racconti”: così la lettura di “Olive Kitteridge”, di Elizabeth Strout, è stata davvero una piacevole sorpresa.
La tecnica di introdurre un filo conduttore nei tredici racconti (e l’indice?) che formano il vincitore del Premio Pulitzer 2009, la Olive del titolo, un’insegnante di matematica settantenne, è perfetta nella descrizione della provincia americana, in questo romanzo una cittadina del Maine, lo stato ai confini col Canada, il più settentrionale della costa est. Per certi versi mi ricorda “Le correzioni” di Jonathan Franzen, non a caso anche lui vincitore del Pulitzer.

Come Hitchcock, che in ogni suo film si concede un personale cameo, così la protagonista compare, seppur di sfuggita in alcuni, in tutti i racconti.
Nel primo sembra che il protagonista sia il marito di Olive, che in seguito gradualmente prende il sopravvento, e con il suo disincantato modo di affrontare la vita, spesso in maniera ostica e anche ruvida, ci offre una descrizione realista dello spaccato della nostra società, dal difficile rapporto con i figli,(e con la nuora) alle prime avvisaglie della depressione, alla dura realtà della malattia, per giungere alla fine, nell’ ultimo racconto alquanto sorprendente, che disorienta il lettore, sconvolgendo l’ immagine che di lei ci si era fatta.

Mauro

Elizabeth Strout
Olive Kitteridge
Fazi Editore, 2009
18,50 euro, Pagine 383

Commenti dei lettori

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  • Riccardo Belotti

    07 Sep 2009 - 23:02 - #1
    0 punti
    Up Down

    Non ho ancora finito di leggere il libro, però mi sembra diverso da Franzen e dalle sue Correzioni. Lo stile della Strout non è ‘indimenticabile’, lo è invece il personaggio che ha disegnato, le situazioni che ha inventato, i palcoscenici su cui si muove Olive. Lo ’spaccato’ come dice Mauro, della nostra società, raccontato da Elizabeth Strout, è tratteggiato con pennellate rapide ma incisive. Siamo pieni di difetti, insomma, però quanta bellezza, quanta umanità in quella scena dove Olive prende fra le braccia la ragazza anoressica e si scioglie in pianto. Certo non c’è lieto fine, almeno sin dove sono giunto io.

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