Molti ritratti, biografie e studi critici hanno cristallizzato in un’icona austera quel grande scienziato dalle straordinarie intuizioni che fu Charles Darwin, ed hanno ritenuto la sua teoria dell’evoluzione della specie attraverso il meccanismo di selezione naturale responsabile delle peggiori applicazioni della “legge del più forte”, ovvero del razzismo, del colonialismo brutale, della dominazione schiavista, del sessismo…
Ora, se la sua immagine di gentiluomo di campagna, affettuoso con la moglie e pieno di humour con i figli è stata messa in evidenza da testi che ne hanno svelato la sfera più intima e personale, risulta ancora “necessario far sapere che il pensiero di Darwin sull’uomo, sulla civilizzazione e sulle società umane è l’antitesi esatta della presentazione che ne è stata data per molto tempo e che prevale ancora nel discorso corrente”.
L’errore comune, afferma Patrick Tort, uno dei più noti studiosi di Darwin a livello internazionale, nella premessa del suo Effetto Darwin. Selezione naturale e nascita della civiltà (Angelo Colla Editore, pagine 208, 21,00 euro), è quello di ignorare, o di dimenticare, che lo studioso non solo si è opposto in vita ad ognuno di questi comportamenti aberranti, ma anche che la sua opera presenta le migliori argomentazioni teoriche per combatterli.
Su queste premesse si basa l’impianto complessivo di un saggio organico e coerente che porta il lettore a comprendere come la teoria di Darwin sia, al contrario, reale fondamento dell’altruismo, e come la civiltà, nata dalla selezione naturale degli istinti sociali e dell’intelligenza, promuova la protezione dei deboli.
Fino al 24 febbraio 1871, data di pubblicazione de L’origine dell’uomo, Darwin non aveva ancora divulgato alcuna proposta sull’uomo come essere espressamente coinvolto in un processo evolutivo per eliminazione selettiva dei meno adatti, ma, nonostante la delicatezza della questione antropologica, dopo L’origine della specie e La variazione, un intervento che ricongiungesse l’uomo alla serie animale non poteva più essere rimandato.
Ripercorrendo e analizzando le parti principali di questo lavoro Tort approfondisce temi quali “Animale/umano: la filiazione”, “L’effetto reversivo dell’evoluzione”, “Selezione sessuale: bellezza, scelta d’oggetto, simbolismo e rischio di morte”, “L’origine della morale”, “Darwin e la filosofia”, che danno il titolo ad altrettanti capitoli, ricchi di riferimenti storici e culturali e di citazioni tratte dall’opera dello scienziato britannico, così come di altri pensatori che hanno in qualche modo condizionato il suo pensiero o che ne sono stati a loro volta influenzati.
Il rapporto fra selezione naturale e nascita della civiltà si può allora riassumere in questi termini: grazie all’azione lenta e prolungata della selezione naturale, una categoria di istinti che presenta dei vantaggi adattivi – quella degli «istinti sociali» - produce, insieme all’intelligenza razionale, uno stato dell’organizzazione sociale chiamato «civilizzazione», dove dominano la simpatia (ossia il riconoscimento dell’altro come simile) e l’istituzionalizzazione dell’altruismo. Questi istinti dunque si oppongono agli istinti più strettamente individuali, legati alla conservazione e alla crescita della felicità personale.
Come se all’interno stesso dell’istinto esistesse già una sua forma – l’istinto sociale – capace, in certe condizioni, di capovolgere le sue caratteristiche dominanti, fino a invertire il senso delle sue manifestazioni.
Del resto, Darwin, per tutta la vita, difese e praticò l’aiuto ai deboli, e lo fece in accordo con la sua teoria.
Visita il sito di una mostra dedicata a questa ricorrenza: Darwin 1809/2009

Lidia









Gaetano Barbella
14 Feb 2010 - 19:03 - #1È come sorta da sempre la questione fra concezione “creazionistica” ed “evoluzionistica”: potremmo farla risalire alla cacciata edenica e al bando, da parte del Signore, del Serpente della tentazione che ne fu la causa, questo secondo il testo della Genesi biblica.
C’è da chiedersi, ma perché tanta ostilità per un processo evolutivo come quello affermato da Darwin, oggi sostenuto a spada tratta da eminenti scienziati? Non può essere che non ci sia invece un modo per conciliare le due concezioni? E guarda caso sembra che proprio dalla Scienza ci venga un interessante input che fa tanto pensare…
Si tratta della «biomatematica» di Vito Volterra. Vedi qui
La «biomatematica, ovvero le probabilità di preda e predatori» del fisico matematico Vito Volterra, in particolare gli «studi analitici su habitat, animali e attività umane» per la «messa a punto per calcolare il punto di equilibrio fra specie diverse, ma legate fra loro dalla catena alimentare», mi hanno portato ad ipotizzare l’idea espressa di seguito. Il fatto saliente di riferimento alla suddetta biomatematica, che si rifà alla relativa, cosiddetta, «legge di perturbazione delle medie» portata agli estremi, fa concludere che si presenta «la possibilità di un equilibrio con l’esaurimento della specie predatrice: la popolazione predatrice si esaurirebbe grazie alla pesca, mentre le prede raggiungerebbero un equilibrio». Qui si esaurisce il fatto scientifico, ma riflettendo sul “fattore” umano della «pesca», moderatore del supposto rapporto fra prede e predatori animali, con un sobbalzo, sono stato portato a trascenderne la funzione, intravedendovi la dimensione umana, anch’essa divisa fra “prede” e “predatori”. Da qui un altro sobbalzo, molto più significativo, mi ha lasciato intravedere la profondità ed importanza inimmaginata della missione del Cristo evangelico che si dispone a “trasformare” i suoi apostoli in «pescatori d’uomini» dopo il suo battesimo nelle acque del Giordano ad opera di Giovanni Battista, così come riportato, con estrema chiarezza, nei Vangeli di Matteo e Marco (Mt 4,19 e Mc 1,17).
Cordialità,
Gaetano