Non so come sono riuscito nell’ improba impresa d portare a termine la lettura di due libri del neo premio Nobel Herta Muller, In viaggio su una gamba sola e Il paese delle prugne verdi, davvero deludenti: trama inconsistente e improbabile, scrittura artificiosa…
Tale disavventura letteraria mi riporta alla mente l’ altrettanto spiacevole e per niente soddisfacente lettura dei libri della scrittrice austriaca Elfriede Jelinek, La pianista e La voglia, insignita del Nobel nel 2004.
Nei due libri traspare un malcelato senso di frustrazione sessuale, abbinato ad un’ aria da moralista che le si addice come l’ abito talare a un ladro di elemosine.
L’ assenza totale di dialoghi pare un puro esercizio stilistico o forse denota proprio la totale assenza di volontà di comunicare emozioni e sensazioni, aspetto che dovrebbe rappresentare la peculiarità sovrana di uno scritto che assurge a romanzo.
Gli accademici svedesi hanno dimostrato di seguire criteri non prettamente artistici e letterari: basti pensare all’ edizione del 1953 quando il premio fu assegnato ad un certo Winston Leonard Spencer Churchill.
Spesso le ragioni socio politiche hanno prevalso e così dopo Pinter, premiato forse per le sue posizioni anti Bush, nel recente passato si è voluto far cadere l’attenzione sulla questione turca con il premio a Pamuk.
Mauro

Lidia








