Catastrofi

Seconda parte

Paradossalmente, più la tecnologia avanza e invade i modi di vivere, più si accrescono la vulnerabilità e l’incertezza.
Alla vigilia degli anni Settanta la parola ‘rischio’ si impone in tutti i campi e in tutti i livelli, dall’economia alla medicina, dal singolo individuo alla collettività, dalla natura alla società nel suo complesso. E l’oggetto che provoca la paura spesso non è neppure ben identificabile: siamo ormai entrati nella società del rischio. La presa di coscienza dei cambiamenti climatici, come la fobia di nuove e incontrollabili epidemie alimentano oggi le paure contemporanee – prova ne siano anche i numerosissimi titoli, in letteratura, come nel cinema, ispirati al genere cosiddetto catastrofico: diverse espressioni artistiche – dalla finzione letteraria e cinematografica alla pittura – che hanno sempre saputo rendere in maniera straordinaria il sentimento di angoscia e di disperazione avvertito dinnanzi alle molteplici forme della catastrofe che hanno spezzato la vita di molte generazioni. Senza contare poi il proliferare di siti web che diffondono annunci della fine dei tempi ad opera di varie sette..
Gli avvenimenti recenti, l’11 settembre, lo tsunami nel Sud-Est asiatico e il terremoto di Haiti – che l’autore non poteva certo prevedere – non hanno fatto altro che concretizzare in diretta e in tempo reale, con grande stupore degli spettatori televisivi, quanto si credeva potesse essere solo finzione.

Ma è sul concetto di ‘rischio’ che l’autore intende porre l’accento, e sulla differente considerazione del rischio come dato di fatto o come qualcosa di costruito. Nel primo caso, i rischi sono presenti indipendentemente dalla nostra percezione (ed hanno una probabilità più o meno alta di verificarsi), mentre nel secondo caso il rischio è in misura molto maggiore il risultato di un processo di valutazione, che non dipende unicamente dalla realtà esistente e in quanto tale va al di là della nostra percezione. Come mai allora la sensibilità ai rischi le esigenze di sicurezza sono andate aumentando nella Storia? Corriamo forse oggi più rischi oggi che in passato?
La risposta, che merita una nostra riflessione, propende per un aumento di vulnerabilità sociale, provocata dall’incertezza crescente del futuro e il restringimento del campo dell’esperienza acquisita dal singolo individuo in ragione della cieca fiducia verso gli esperti. Ai valori ed alle valutazioni personali, in breve, al ruolo dell’esperienza individuale, si è sostituita la prospettiva di un guadagno economico o l’imposizione di una soluzione tecnica.

Catastrofi annunciate, gestione del rischio e dell’emergenza, prevenzione, crisi globale… sono termini sempre più ricorrenti: li abbiamo sentiti, di recente, non solo in occasione dei terremoti, in Italia, come all’estero, ma anche per la mancata epidemia provocata dal virus H1N1.
Eppure l’opinione pubblica è più soggetta ad alcune paure piuttosto che ad altre: perché, ad esempio, siamo per lo più insensibili alla catastrofe climatica e non ci facciamo scrupolo nel consumare senza limiti le risorse energetiche, preoccupati come siamo di conservare il nostro stile di vita? Forse che le le disillusioni e la mancanza di prospettive deresponsabilizzano e rendono apatici di fronte alle minacce? Non si potrebbe trattare, forse, di una conseguenza del surplus di informazioni, spesso contraddittorie, spesso dettate più da interessi economici che dal bisogno di salvaguardare la sicurezza generale, che vanifica ogni tentativo di metterci in guardia contro possibili minacce? E ancora, come mai ancora al giorno d’oggi, dopo una catastrofe si può osservare come il religioso conservi il proprio pubblico nella gestione psicologica dei rischi e delle conseguenze?

Queste, insieme a molte altre, sono tutte questioni che riguardano la storia dell’uomo, il suo passato, il presente, ma soprattutto il suo futuro.
Comprendere le dinamiche che sono alla base di certi comportamenti, anche grazie alla lettura del saggio di François Walter, non può che essere utile per gestire il rischio, prevenire i danni, non cedere al catastrofismo e vincere la paura di future apocalissi.

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