Catastrofi

"La catastrofe serve sempre a strutturare la memoria del tempo e dello spazio, a riaffermare un certo ordine sociale e morale, e a richiamare i valori essenziali del destino fragile ed effimero dell'umanità"

Davanti ad eventi terribili come il terremoto di Haiti, con l’altissimo numero di vittime che ha provocato, insieme ai danni materiali, anche l’uomo più forte vacilla: nonostante il ricorso a fede, ragione o scienza, rimane assai complesso trovare una giustificazione ad un accadimento come questo.

Flagelli, calamità, cataclismi, disastri…: da sempre l’uomo si è dato una rappresentazione ed una spiegazione delle catastrofi, e lo ha fatto secondo un complesso percorso che viene ricostruito da François Walter, professore di Storia all’Università di Ginevra, in un volume dal titolo estremamente evocativo: Catastrofi – Una storia culturale (Angelo Colla Editore).

Il libro si divide in tre parti. La prima, come lo stesso autore ci spiega nell’introduzione, tratta della cosiddetta società ‘tradizionale’ dei secoli XVI-XVIII e della sua gestione simbolica delle calamità, Un periodo, questo, in cui lo schema esplicativo fa riferimento all’intervento della divina Provvidenza per ammonire, punire o correggere gli uomini colpevoli di aver trasgredito. Pur sottolineando le grandi differenze di sensibilità tra la cultura cattolica e quella protestante e il fatto che il ricorso all’intervento divino non sfugge alla strumentalizzazione politica, è così che si spiega, ad esempio, il passaggio di una cometa, un cattivo raccolto, un’epidemia o un’inondazione, tanto più che la plausibilità di una punizione divina è ulteriormente rafforzata dall’individuazione di fenomeni premonitori eccezionali.

La seconda parte si apre con la catastrofe di Lisbona del 1755, che inaugura un periodo nuovo nella percezione dei rischi. Sposta infatti verso l’uomo la ricerca della spiegazione del male, qualunque esso sia, mettendo contemporaneamente in evidenza le strette interazioni fra natura e società: non è più Dio che punisce, sono invece gli interventi umani sul mondo a diventare contro-produttivi, quando minacciano gli equilibri naturali. Ecco allora la necessità di ricordare il bisogno di uno sforzo preventivo e del rispetto delle norme sociali. Tuttavia, la spiegazione razionale non elude il fatto di dover continuare a convivere con le minacce. Ecco che al sopraggiungere di una nuova catastrofe, vengono riscoperte le pratiche superstiziose, come il massacro dei gatti, e le manifestazioni di devozione religiosa.

La terza parte, infine, spiega come la nostra società moderna occidentale si sia potuta spingere ancora oltre, con la Shoah e con Hiroshima: “Per poter dare un nome all’infinita barbarie degli uomini, il genocidio del popolo ebraico ha dovuto prendere in prestito dal registro biblico una parola che in origine designava una catastrofe naturale. Solo degli aforismi teologici possono infatti esprimere il terrore della «notte» e dell’«eclisse di Dio», per usare le parole di Elie Wiesel, premio Nobel per la pace del 1986. Dio, dunque, avrebbe abbandonato il mondo e si sarebbe eclissato dalla storia, il cui svolgimento sarebbe perciò diventato del tutto imperscrutabile. Con la bomba atomica abbiamo sperimentato per la prima volta in maniera inaudita e in diretta la capacità di autodistruzione dell’umanità.”

Continua…

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